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Un progetto di vicinato attivo per favorire l’integrazione sociale tra gli abitanti

Un gruppo di residenti dell’antico rione dei Mirasoli a Bologna vuole riattivare i legami sociali attraverso iniziative di interesse comune. Oggi un incontro per parlare della vita nel rione durante la Seconda Guerra Mondiale con la testimonianza di Franco Varini, partigiano sopravvissuto ai campi di concentramento

18 marzo 2016

BOLOGNA - “Siamo in centro, ma siamo quasi peggio di una periferia. Il rione dei Mirasoli non lo conosce nessuno eppure ha una storia antica”. A parlare è Giacomo Matti, animatore del gruppo di residenti “I Mirasoli – cittadini insieme”, che, da circa un anno, riunisce chi abita nell’area del centro compresa tra via D’Azeglio, via Savenella, via Tovaglie e Mura di Porta Castiglione in un progetto di vicinato attivo per favorire una maggiore interazione sociale tra gli abitanti, riattivare i legami sociali, creare solidarietà e portare avanti progetti collettivi di interesse comnue ma anche per far conoscere una zona di Bologna di grande interesse culturale e storico. Sono 13 i residenti attivi nel gruppo, ma circa una quarantina le persone che lo seguono.

Il rione si chiama “I Mirasoli” perché prima oltre a via Mirasole c’erano via Mirasole Grande, oggi via Solferino, e via Mirasole di Sopra, oggi vicolo del Falcone. “Era una zona di orti gestiti dai Benedettini del Convento di San Procolo che poi hanno ceduto i terreni perché venissero costruite case in muratura – racconta Matti -. Ma oggi ci sono problemi di integrazione sociale e incuria nonostante il valore storico e urbanistico e la vicinanza con il centro della città”. L’esperienza del progetto Costruire Community e Networking in zona Mirasole dell’associazione Diversa/mente con il Quartiere Santo Stefano ha fatto emergere l’esigenza e la volontà di impegno in molte persone ora riunite nel gruppo I Mirasoli per facilitare la promozione di collaborazione e senso civico tra gli abitanti. “Uno dei problemi principali è la mancanza di spazi di incontro con la conseguenza che i minori rimangono in strada e gli anzian sono confinati in casa da quando hanno chiuso il centro sociale Dall’Olio di via Paglietta”.

Il gruppo “I Mirasoli – cittadini insieme” porta avanti iniziative da circa un anno. Nel 2015, da aprile a novembre, ha organizzato una merenda una volta al mese sulla scalinata in fondo a via Miramonte “ma la situazione era molto disagevole”. Per questo il gruppo ha coinvolto un architetto e un ingegnere che vivono nella zona per elaborare un progetto per sottrarre l’area al degrado: “L’abbiamo chiamato ‘Due panchine, la fontanella e un lampione” e l’obiettivo è definire quell’area come pedonale rendendola idonea all’incontro tra i residenti, anche con lo spostamento dei cassonetti dell’immondizia – spiega Matti – Vogliamo avere uno spazio per fare attività e tessere legami sociali, ne potrebbero beneficiare tutti, i residenti, le associazioni e anche le attività artigianali di via Solferino che non sono molto valorizzate”. A questo proposito, una delle iniziative promosse l’anno scorso è stato il tour tra i restauratori che hanno sede nel rione per far conoscere la loro attività.

Per far conoscere la storia del rione antico dei Mirasoli, il gruppo ha organizzato un’iniziativa per questa sera, alle 20.30 alla Sala Casa dell’Angelo di via San Mamolo 24. Lo spunto è stato offerto dalla realizzazione del film intervista “Sono il figlio della Nina” girato dalla documentarista Antonella Restelli che, attraverso l’intervista a Franco Varini, partigiano sopravvissuto ai campi di concentramento, ripercorre alcuni momenti salienti della storia di Bologna durante la Seconda Guerra Mondiale. Alla proiezione seguirà un incontro con lo stesso Varini, moderato dalla giornalista paola Rubbi, a cui parteciperà Giovanni Berti Arnoaldi Veli, avvocato la cui famiglia risiede nel rione da generazioni. “Sarà un confronto per individuare differenze e tratti in comune della vita nel rione attraverso gli ultimi 70 anni”, conclude Matti. (lp)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: periferie, Bologna

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