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31/05/2016

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Invalido licenziato per malattia professionale. “E’ illegittimo, lotterò”

La denuncia di T., assunto 20 anni fa: “avevo denunciato a Inail la malattia che l’azienda si rifiutava di riconoscere come professionale. E dopo essere stato demansionato, sono stato rimandato a casa. Non si può licenziare un disabile così”

26 marzo 2016

ROMA – E’ stato assunto come categoria protetta 20 anni fa e licenziato, pochi giorni fa, dopo che l’Inail gli ha riconosciuto, l’anno scorso, la malattia professionale. “Ho un’ipoacusia. A me non interessa la rendita, rivoglio il mio lavoro”. La denuncia arriva da Battipaglia: T. ha 45 anni e da 20 lavora come litografo presso la multinazionale S. “Pur essendo stato assunto come categoria protetta in quanto invalido civile, ho fatto sempre del mio meglio per essere ‘superabile’, visto che le mie condizioni di salute mi consentivano di essere sempre presente al lavoro e di prestare la mia opera con diligenza e passione”, ci racconta. E tanti riconoscimenti gli sono arrivati dall’azienda: un rapporto di fiducia e stima reciproca, insomma.

Fin quando T. non ha preteso il riconoscimento della malattia professionale: un problema di udito, sopraggiunto nel corso degli anni, non collegato alla sua invalidità e dovuto, evidentemente, ai forti rumori presenti in fabbrica. “Qualche anno fa ho sottoposto al medico aziendale il mio problema di udito, ma l’azienda si è sempre rifiutata di riconoscere un collegamento tra questo disturbo e l’ambiente di lavoro. Così, dopo anni di sopportazione e cure ricevute da strutture pubbliche della zona, ho presentato domanda all'Inail”. T. è stato quindi visitato dalla commissione, che subito ha riconosciuto il danno permanente come malattia professionale: “Ho fatto io personalmente quello che l’azienda avrebbe avuto il dovere di fare: denunciare all’Inail anche solo il sospetto di una correlazione tra la patologia insorta e l’ambiente lavorativo”.

A quel punto, denuncia T., sono iniziati i problemi. “L’azienda mi ha cambiato mansioni, dequalificandomi ad addetto ai sevizi generali (pulizia bagni, cortile, vetri ecc..). Ovviamente ho impugnato non solo il giudizio del medico che mi assegnava alla nuova mansione, ma il procedimento stesso, in quanto esiste una tutela per gli operai appartenenti a categoria protetta, che prevede che i cambi di mansione possano essere effettuati solo davanti alla Commissione”. Allora “l’azienda mi ha convocato, il 26 gennaio scorso, davanti a un’altra commissione presso il centro medico legale Inps di Salerno, che ha confermato la mia idoneità a proseguire il lavoro di litografo: "Il disabile può essere adibito a mansioni impiegatizie, di litografo o di geometra - si legge nella relazione della commissione - Evitare lavori in ambienti eccessivamente polverosi o inquinati da sostanze allergizzante ed irritanti per le vie respiratorie. Evitare esposizioni a rumori intensi. Evitare attività lavorative che richiedono la percezione di fini particolari e l'esposizione prolungata a VDT. Evitare lavoro notturno".

Pochi giorni dopo la visita presso la commissione, T. ha ricevuto la lettera di licenziamento: ."Alla luce di tale valutazione della Commissione medica - si legge nelle motivazioni del licenziamento - non essenso possibile assegnarle nessuna mansione compatibile con gli esiti della suddetta relazione, la società si vede costretta a procedere alla risoluzione del rapporto di lavoro, risultando non evitabile il Suo licenziamento". Per T., una vera e propria "vendetta", basata peraltro su motivazioni false: "E' palesemente falso che non ci siano mansioni compatibili con gli esiti della relazione – assicura –. Io ho subito un licenziamento illegittimo – afferma -Un disabile non può essere licenziato se non per gravi motivi. Inoltre, un lavoratore che ha subito un danno permanente per cause di servizio non può essere poi licenziato, come se il fatto non riguardasse più l'azienda che ha causato il danno. Io sono padre di una bimba di tre anni e  voglio lavorare: sono in gradi di farlo e ho il diritto di farlo. Sono deciso a combattere la mia battaglia a difesa dei miei diritta, ma anche  a difesa  di tutti coloro che lavorano pur essendo invalidi”. Per questo, T. ha già presentato ricorso contro la decisione dell’azienda. E ora spera che “compia un decisivo e giusto passo indietro”. (cl) 

© Copyright Redattore Sociale

Tag: malattie professionali, Licenziamento, Lavoratori disabili, Inail

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