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31/05/2016

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"Non aver paura": così si spiegano gli attentati di Bruxelles ai bambini

Nessuna interruzione per le scuole belghe, ma sono state rafforzate le misure di sicurezza, già molto alte presso gli istituti. Dal ministero una circolare con le indicazioni per la sorveglianza. Per le famiglie una circolare che insegna come parlare con i propri figli. E un’edizione speciale del tg ragazzi

23 marzo 2016

- ROMA - Le scuole, questa volta, non sono state chiuse. I bambini belgi sono tornati subito dietro i banchi. Rinforzate le misure di sicurezza, sospese le gite, limitate al massimo le uscite dall’aula. Ma anche diffusi materiali “didattici”, perché i bambini sappiano, conoscano, comprendano, ma nel modo più adeguato alla loro età. Così il Belgio affronta l’emergenza sicurezza con i suoi bambini. Nell’area fiamminga del paese – di cui meno si parla in queste ore, ma che pura sta affrontando la paura diffusa dalla vicina Bruxelles - ieri sera è andata in onda un’edizione speciale del Tg ragazziKarrewiet”, in cui si è raccontato, discusso con gli ospiti in studio e in parte mostrato con le immagini più adeguate quanto era avvenuto la mattina. “All’inizio e alla fine ci sono i loro ‘idoli’ che ne parlano”, ci spiega Katleen Callewaert, che vive vicino Anversa e ha due bambini di 10 e 6 anni, oggi regolarmente a scuola. “I temi affrontati dall’edizione speciale del tg sono: ‘non aver paura’, ‘la vita deve continuare’, ‘i musulmani sono persone amiche, IS è un’altra cosa!’ Dalla scuola abbiamo invece ricevuto una circolare di due pagine: una con le misure di sicurezza, una con i consigli su come affrontare la questione con i bambini, nelle diverse fasce d'età".

Il ministero dell’Istruzione ha infatti diffuso una circolare tra le famiglie, per annunciare le misure di sicurezza e vigilanza supplementari adottate nei pressi degli istituti scolastici e fonrendo una serie di indicazioni a insegnanti e polizia addetta alla sorveglianza: tra queste, tenere i bambini all’interno e rinviare tutte le attività extra-curriculari, essere vigili e segnalare la presenza di eventuali estranei sospetti, rivedere o elaborare un piano di emergenza, ma anche parlare con i bambini e i ragazzi, che “ hanno appreso la notizia da radio, televisione e social media. Le immagini da Bruxelles e i discorsi sulla crescente minaccia del terrorismo possono destare preoccupazione e dubbi nei giovani. Il consiglio è quello di dedicarsi a loro in questa direzione”, si legge nella circolare.

A questo scopo, sono stati diffusi materiali all’interno delle singole scuole, su come “informare in modo corretto” e “parlare con il giusto linguaggio”. Tra i materiali forniti ai genitori, c’è un breve vademecum su come affrontare la questione con i bambini e i ragazzi, a seconda delle fasce d’età: il vademecum è tratto da una brochure, “I bambini e la guerra nei social media”, rivolta ai genitori, diffusa in occasione degli attentati di Parigi. Il consiglio generale è di “non ignorare le domande dei vostri figli”, ma al tempo stesso “controllare le proprie emozioni prima di parlare con loro, per non rivelare le proprie paure e le proprie ansie”. Occorre poi rassicurare il bambino che “Sebbene Bruxelles sia vicina a lui, sono state elevate le misure di sicurezza e tutto è sotto controllo”. Si consiglia poi di controllare e limitare l’accesso dei bambini ai notiziari televisivi, indirizzandoli possibilmente verso quelli a loro dedicati. Informare quindi è giusto e doveroso, ma la raccomandazione è anche di “non dare più informazioni del necessario”.

Per quanto riguarda le diverse età, fino ai 2 anni “i bambini non comprendono il significato della guerra o degli attacchi terroristici. Assicurarsi che non vedono nulla”. Dai 2 ai 4 anni, “limitare al massimo l’accesso alle immagini televisive e non dire più del necessario. Mantenere la routine soprattutto nel coricarsi a letto, perché i bambini capiscano che possono sentirsi al sicuro”.  Successivamente, dai 6 ai 10 anni, “i bambini che parlano tra loro a scuola possono tornare a casa con svere e proprie storie dell’orrore. Cercate di controllare le idee che si fanno. E ricordate che a 6-7 anni i bambini credono ancora in Babbo Natale. Vanno soprattutto rassicurati che questi attacchi non accadranno qui”. Con i più grandi invece, che “a Babbo Notale non credono più, si possono approfondire le informazioni”.

Per quanto riguarda i bambini di 10 anni, questi “possono davvero sentirsi in pericolo perché capiscono molto. Fanno domande e vogliono sapere, ad esempio, il significato del terrorismo. A questa età possono comprendere quali sono le conseguenze per i civili. E potranno anche fare domande circa il ruolo dell'Islam. Questi bambini hanno un grande bisogno di informazioni, su ciò che vedono e sentono. Ma è importante rassicurare perché si sentano protetti”. Gli adolescenti invece “possono reagire in modo molto diverso, fino a provare veramente ansia. Proprio quando un adolescente reagisce con violenza emotiva, è importante far sapere che è parte della famiglia e che i genitori saranno sempre lì per loro”. (cl)

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Tag: bruxelles, Bambini, Terrorismo

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