:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

Bruxelles, le associazioni: "No a islamofobia e predicatori d'odio"

Si chiede ai media e ai politici di non cadere in facili strumentalizzazioni dopo gli attentati. Carta di Roma: “Visione distorta della realtà favorisce gli argomenti degli estremisti”. Arci: “Terrorismo e razzismo sono alleati, troppo spazio ai predicatori d’odio”

23 marzo 2016

- ROMA - “No all’islamofobia”, “No ai discorsi dei predicatori d’odio”. Il giorno dopo i due attentati a Bruxelles, che hanno colpito al cuore l’Europa, le associazioni che si occupano di diritti, chiedono che il dibattito pubblico non cada in facili strumentalizzazioni e semplificazioni.  L’associazione Carta di Roma, nata per monitorare l’applicare del codice deontologico su giornalismo e immigrazione, denuncia i titoli di oggi di Libero e Il Giornale: “Se questi non sono bastardi”, “Cacciamo l’islam da casa nostra”, parlando di “due prime pagine, emblema di un tipo di informazione basata su generalizzazioni pericolose”.

L’associazione, che proprio due giorni fa, nella Giornata contro il razzismo, ha lanciato la campagna “Words we are weapons”, realizzata insieme a Arci e Cittalia, (nell’ambito del progetto europeo Prism- Preventing, Redressing and Inhibiting hate Speech in new Media), sottolinea che la “rassegna stampa di oggi, così come i servizi andati in onda in queste ore, sono ricchi di parole superficiali che forniscono una visione distorta della realtà e favoriscono gli argomenti degli estremisti, finendo per farne lo stesso gioco”. Uno scenario simile a quanto successo lo scorso novembre dopo i fatti di Parigi: “Bastardi islamici di Libero, contro il quale abbiamo inviato un esposto – scrive l’associazione – si può considerare la madre dei titoli che leggiamo oggi. In tale contesto richiamiamo le redazioni e i giornalisti all’applicazione dei principi deontologici contenuti nel Testo unico dei doveri del giornalista e nella Carta di Roma: un’informazione completa, chiara e corretta non ammette facili generalizzazioni. È essenziale, allo stesso modo, dare spazio a quelle voci in grado di fornire un contributo reale e significativo all’analisi e al dibattito – aggiungono -. Le affermazioni sensazionalistiche di numerosi personaggi di rilievo pubblico che rimbalzano da una pagina all’altra, da uno studio televisivo a un altro, hanno come unico effetto quello di seminare odio e fare propaganda politica: che le testate giornalistiche gestiscano i discorsi d’odio in modo responsabile e consapevole”.

Per Filippo Miraglia, vicepresidente di Arci nazionale, “il terrorismo e il razzismo sono concretamente alleati, a prescindere dalle loro intenzioni.  Il razzismo genera divisioni ed esclusione sociale e favorisce oggettivamente il terrorismo, alimentando frustrazioni e rabbia tra i gruppi oggetto di diffamazione e di parole d'odio. Il terrorismo produce paure e rabbia e favorisce sentimenti di intolleranza e di chiusura. – sottolinea - Un circolo vizioso che va fermato promuovendo la cultura dei diritti e dell'uguaglianza come alternativa alla cultura di morte, al terrore e al razzismo”. Miraglia punta il dito in particolare sui mezzi di informazione che continuano a dare ampio spazio ai “predicatori d'odio” promuovendone la popolarità e il consenso. “Lo spazio riservato ai rappresentanti delle organizzazioni sociali è invece pari quasi a zero.  Nessuno è interessato a far parlare i protagonisti (i rifugiati) o le organizzazioni di tutela, che hanno esperienza sul campo e competenza – aggiunge -. Meglio dare spazio ai soliti politici, e frequentatori di tali show, per evitare di annoiare il pubblico con discorsi seri e competenti. In particolare il servizio pubblico, la Rai, dovrebbe essere di tutti, soprattutto dei cittadini.  È il momento di chiedere verità è responsabilità. Lo spazio dato oggi a chi alimenta paure e usa parole d'odio è un favore al terrorismo e all'intolleranza.”

Durante la settimana di azione contro il razzismo (che si è svolta dal 14 al 21 marzo) il Cospe ha presentato la prima ricerca italiana su l’hate speech che dimostra come i media nostrani siano del tutto impreparati ad affrontare quello che è un fenomeno in continua crescita. Secondo l’Unar nel 2014 sono stati 347 i casi di espressioni discriminanti sui social, di cui 185 su Facebook e il restante su Twitter e Youtube. A queste si aggiungono 326 segnalazioni nei link che le rilanciano, per un totale di 700 episodi denunciati di intolleranza. Numeri in aumento anche nel 2015, in conseguenza agli attentati terroristici in Francia. Le testate italiane non hanno una policy chiara rispetto a questi temi e in molti casi considerano gravoso intervenire – spiega Alessia Giannoni, ricercatrice del Cospe -. Bisognerebbe, invece, rivedere il rapporto verticale testata-lettori come succede in altri paesi”. E’ il caso dell’Inghilterra, dove un quotidiano come il Guardian ha deciso di bloccare i commenti automatici agli articoli che trattano l’immigrazione e l’Islam. (ec)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: hate speech, bruxelles, islam, Terrorismo, Arci

Stampa Stampa