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Manrico, un disabile “politicamente scorretto”. Intervista a Morabito

Il regista di “Cos'è un Manrico” racconta la storia del suo documentario, da oggi in sala. “Manrico mi disse che aveva tante cose da dire. Gli ho proposto di mettersi davanti alla telecamera"

07 aprile 2016

Film documentario Manrico 2

ROMA -  Manrico ha 30 anni, una distrofia muscolare che si sta impadronendo inesorabilmente del suo corpo, ma che nulla può sulla sua lucidità, sulla vivacità della sua mente e sulla sua lingua lunga e irriverente. Era un vero “vulcano” e, davanti a una telecamera, ha avuto finalmente la possibilità di dire tutto ciò che aveva in mente. E così è nato il documentario di Antonio Morabito, “Cos'è un Manrico”, che sarà presentato in anteprima questa sera al cinema Adriano di Roma. Proprio a due passi da dove Manrico viveva: nel quartiere in cui sono girate la maggior parte delle scene del film e che fa da sfondo alle sue passeggiate estive. Le passeggiate insieme a Stefano, il suo operatore: è grazie a lui che il regista Antonio Morabito ha conosciuto Manrico, tre anni fa. E ha deciso di seguirlo per una settimana, armato di videocamera Minidv. 

Perché Manrico?
Il mio amico Stefano mi parlò di questo ragazzo, a cui stava facendo assistenza. Mi disse che avrei dovuto conoscerlo, perché era un vulcano. Così lo incontrai e capii subito che aveva ragione. Sono stato colpito immediatamente dalla sua capacità di alleggerire la sua situazione, ma anche di fare il contrario: scavare, tagliare con la lama le cose più superficiali. Mi disse che avrebbe voluto fare un film, che aveva tante cose da dire. Allora gli ho proposto: “Prova a dirle”. Ho acceso la telecamera e tutto è iniziato. Insieme, abbiamo deciso di tenere accanto a lui Stefano, l'operatore che più di tutti riusciva a tirar fuori lo spirito di Manrico, il suo sarcasmo e la sua profondità. Abbiamo girato per sette giorni: io li seguivo, stando addosso a loro a una distanza che piano piano, abbiamo capito quale dovesse essere.

Film documentario Manrico

Manrico e Stefano passeggiano e parlano, a volte si fermano e Manrico inizia delle vere e proprie dissertazioni: si passa dalla boutade a una disquisizione su malattia ed eutanasia. C'era un copione?
No, è tutto spontaneo. Gli argomenti che toccano, le battute che si scambiano, niente è stato scritto, è tutta vita vera. E anche questo passare dalla leggereza alla profondità, dall'ironia alla malinconia era tipico di Manrico. Lui era così. Una sera stavamo tornando da Sulmona e il pulmino si guastò: Manrico era attaccato al respiratore, che ha un'autonomia limitata. Ecco, lui era preoccupato allo stesso modo del rischio di asfissia e del costo del costo del carro attrezzi.

Manrico parla di sesso, dice che gli piacciono anche gli uomini, parla della propria cattiveria. Politicamente scorretto?
Gli stava a cuore scardinare i luoghi comuni sulla disabilità. Ma tengo a precisare che non volevamo fare un film sulla categoria dei disabili: questo è un film su Manrico, che tra le altre cose è anche disabile.

Dopo una serie di passeggiate, finalmente si entra nella casa di Manrico. E lì c'è la nonna anziana, che vive sola con lui...
Sì, l'avvicinamento alla casa di Manrico è graduale, perché non è un ambiente neutro, ma pesantemente caratterizzato dalla presenza della nonna, un torrente in piena. La conoscono molto bene gli operatori, che si sono trovati ad affrontarla anche nei suoi momenti peggiori. Io steso ho assistito a momenti buffi e drammatici al tempo stesso. C'è un cartello che sintetizza il carattere della nonna: “Le mutande di Manrico sporche vanno messe dentro il secchio. La nonna che si è rotta i c.....”: ecco, questa è una sintesi efficace di questo personaggio. 

Soprattutto quando entri dentro casa, mostri la disabilità nella sua carnalità, nella sua materia. Una scelta molto diversa da quella di Alberto Fasulo, che in “Genitori” ha parlato di disabilità senza mai mostrarla.
Io credo che la corporeità non debba essere un tabù, neanche nel caso della disabilità. Addolcendo la pillola, si contribuisce a creare un concetto di diversità e mostruosità. Il contrario di ciò che voleva Manrico. Davanti alla telecamera si è quindi mostrato in ogni fase della sua giornata, senza provare imbarazzo. E ci sono momenti lunghi, come quello della doccia in balcone: abbiamo lasciato che la telecamera stesse lì tutto il tempo che serviva, per restituire e rispettare questi tempi dilatati, che facevano parte della quotidianità di Manrico. 

Il film è stato girato nel 2012. perché esce oggi?
Grazie all'interessamento dell'Istituto Luce, che ha deciso di portarlo in sala. Poteva uscire già prima ell'estate scorsa, ma Manrico era in ospedale in quel momento e volevamo aspettare che guarisse. Purtroppo le cose non sono andate così...

Qual è il valore aggiunto dell'uscita in sala?
E' enorme: io stesso quando l'ho visto su grande schermo ho sentito il respiro della sala, i sussulti di fronte al passaggio dalla leggerezza all'aggressività

Quali sono i tuoi progetti futuri?
A settembre dovrebbero iniziare le riprese di “Rimetti a noi i nostri debiti”, prodotto da Pagani, con Santamanria e Scamarcio. Soggetto: l'ambiente del recupero crediti. (cl)

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Tag: Antonio Morabito, Assistenza, Film, Cinema, Barriere architettoniche

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