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Dal Friuli a Lampedusa in bici: l'impresa di Mila per la salute mentale

Mila Brollo, 59 anni, diabetica, è un’operatrice della riabilitazione. In due mesi percorrerà 2 mila chilometri per parlare di disagio psichiatrico, incontrando utenti e familiari. “Il mio viaggio non è niente in confronto a quello che affrontano le persone che arrivano a Lampedusa ”. Il 9 aprile sarà a Bologna, dal 26 al 28 a Roma

08 aprile 2016

BOLOGNA – “Passo e porto un’esperienza”. Mila Brollo risponde così quando le si chiede chi sta incontrando nelle tappe del suo viaggio attraverso l’Italia. Friulana, 59 anni, diabetica, Mila Brollo è partita da Gemona del Friuli, il suo paese, lo scorso primo aprile e punta ad arrivare entro due mesi a Lampedusa in sella alla sua bicicletta, una FuturE bike realizzata da tre imprenditori torinesi impegnati da anni nel settore delle energie alternative che hanno deciso di accompagnarla in questo viaggio. “Sono partita per un problema di salute, per rimettermi in sesto, perché pedalare aiuta – racconta – ma poi ho pensato di utilizzare questo viaggio per dare risonanza ad alcuni temi che mi stanno a cuore”. Così ha coinvolto i media e ha imparato a usare i social, “cosa non semplice alla mia età”, per raccontare questo viaggio. Mila di mestiere fa l’operatrice della salute mentale e ha pensato che questa era un’ottima occasione per sensibilizzare su un tema, “di cui si parla troppo poco”. Poi c’è il tema dell’ecosostenibilità, della bicicletta come riabilitazione. 

Dal Friuli a Lampedusa in bici 2

Lo ha scritto anche suo blog Biciterapia, “la bicicletta fa il mio stesso mestiere, riabilita”. E ancora l’idea di parlare di cose serie in modo positivo, trasversale, per colpire l’immaginario. Proprio come questo viaggio. “Viaggio da sola, con un piccolo bagaglio e una borsa con le attrezzature per fare i controlli sul diabete e mandare i dati alle due università che mi seguono per la loro ricerca”. Durante il viaggio, infatti, Mila sarà monitorata da uno staff medico dell’Università di Trieste e da un ricercatore dell’Università di Pisa. Nella sua ‘impresa’ è sostenuta da Fareassieme.fvg, associazione composta da utenti, familiari, operatori della salute mentale e fa parte del movimento nazionale di Parole ritrovate. Il viaggio è patrocinato dalla Fiab, la Federazione italiana amici della bicicletta,  In quattro giorni Mila ha percorso 330 chilometri, poco più di 80 al giorno, “ma dopo Bologna dovrò rallentare – dice – perché iniziano gli Appennini”.

Mila Brollo
Dal Friuli a Lampedusa in bici 1

Nei posti in cui si ferma Mila Brollo fa incontri con utenti dei servizi di salute mentale, i loro famigliari, gli operatori, “io passo e se c’è qualcuno che vuole parlare, mi può chiamare”. L’arrivo nel bolognese è previsto l’8 aprile, a Crevalcore, paese seriamente danneggiato dal terremoto del 2012, dove incontrerà il sindaco Claudio Broglia. “Quest’anno è il quarantennale del terremoto del Friuli, avvenuto il 6 maggio 1976 – racconta – La mia vita e quella del mio paese, che è stato raso al suolo, sono state sconvolte quel giorno. Per questo ho deciso di incontrare altre realtà terremotate, per portare la testimonianza che la ricostruzione si può fare, in Friuli c’è stata”. 

A Bologna Mila Brollo arriverà il 9 aprile grazie a Roberto Morgantini, di cui è amica e con cui ha collaborato per le Cucine popolari (i 603 mattoncini donati come bomboniera agli invitati al matrimonio di Morgantini sono stati realizzati da 40 ragazzi del centro di salute mentale di Gemona, in cui lavora Mila) e anche all’iniziativa dei Cartoneros. “Grazie a Roberto, il 9 a Bologna incontrerò il Comune, il dipartimento di salute mentale, le associazioni”. Gli appuntamenti successivi sono previsti a Prato l’11 aprile e a Roma dal 26 al 28. Il punto finale del viaggio è l’isola di Lampedusa, una scelta non casuale, dove è previsto un incontro con il mondo allargato della salute mentale, utenti, familiari, operatori, amici. “Nella salute mentale abbiamo lavorato tanto per aprire le porte da Basaglia in poi e adesso non siamo capaci di aprire altre porte – dice – e poi in psichiatria si dice che non basta aprire la porta ma bisogna andare incontro. Ecco io sto andando incontro”. L’idea di arrivare a Lampedusa è arrivata vedendo cosa accade in Friuli, realtà di transito dei rifugiati. “Non poteva stare lì senza fare niente – conclude – Il mio viaggio è niente in confronto a quello che hanno fatto queste persone, la mia fatica la dedico a loro”. (lp) 

© Copyright Redattore Sociale

Tag: psichiatria, Salute mentale

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