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Showdown: la palla sonora fa scoprire all’Italia il ping pong per non vedenti

Uno sport che sta dando buone soddisfazioni agli azzurri. Il suo punto di forza? Può essere praticato a tutte le età: non richiedendo grandi doti atletiche, anche gli over 40 possono ottenere ottimi risultati. E i prossimi campionati europei si svolgeranno in Italia

02 maggio 2016

ROMA - La notizia era nell’aria, ma ora c’è anche l’ufficialità. I prossimi campionati europei di showdown, una specie di ping pong misto a biliardino per non vedenti che sta dando buone soddisfazioni alla squadra azzurra sia in campo maschile sia femminile, si svolgeranno in Italia. L’Ibsa (International Blind Sports Federation) ha affidato infatti alla Federazione italiana sport paralimpici per ipovedenti e ciechi (Fispic) l’organizzazione del torneo continentale. Le date precise non sono ancora state fissate, ma probabilmente la competizione si terrà nel mese di agosto o al massimo in settembre. Ne dà notizia il numero di aprile della rivista Inail Superabile Magazine.
Intanto, agli ordini del responsabile tecnico Claudio Comerro, dell’allenatore Maurizio Regondi e del preparatore atletico Davide Silli, stanno lavorando sette atleti della Nazionale di showdown: Luigi Abate, Marco Ferrigno, Chiara Di Liddo, Graziana Mauro, Luca Liberali, Angela Zini e Jessica Buttiglione. Una bella gioia per il consiglio federale: “Siamo felicissimi per questa decisione  ha detto il presidente della Fispic Sandro Di Girolamo –: si tratta di una scelta che premia l’intero movimento e i grandi risultati ottenuti in campo nazionale e internazionale”. Marco Ferrigno, infatti, è stato medaglia d’argento ai Mondiali Ibsa 2015, mentre in campo femminile le azzurre hanno portato a casa un quarto posto. Da qui all’estate, intanto, tutta una serie di appuntamenti da non perdere: a fine maggio i campionati individuali a Tirrenia (in provincia di Pisa) e a giugno il campionato italiano a squadre.

Showdown

Chiara Di Liddo, classe 1987, pugliese doc, per tre anni consecutivi prima classificata nel ranking nazionale, si allena due ore al giorno per tre volte a settimana in vista di queste importanti date. Centralinista nel carcere “Turi” di Bari, ha scoperto lo showdown per caso. “Ho iniziato a giocare nel 2011 – racconta -: l’Asd Uic Bari (l’Associazione sportiva dell’Unione italiana ciechi locale, ndr) aveva comprato il tavolo già da un po’ di tempo, ma nessuno lo usava. Era come se fosse stato accantonato. Così l’ho provato, ho iniziato a leggere il regolamento e poi pian piano ho cominciato a partecipare alle prime competizioni. Da quel momento mi sono appassionata a questa disciplina e, dato che sono una persona parecchio determinata e non mi piace perdere, non ho più smesso”. Uno sport che regala molte soddisfazioni ma paga poco: tante coppe, medaglie e targhe ma, a parte gli Europei e i Mondiali, gli atleti devono sborsare di tasca loro la partecipazione ai vari tornei nazionali e internazionali.

Ma come si gioca a showdown? Gli incontri individuali si disputano tra due giocatori, su un tavolo rettangolare con angoli arrotondati e sponde laterali, con l’area di porta alle due estremità e con uno schermo trasparente al centro del tavolo. Si gioca con delle racchette/palette tipo quelle da ping pong e con una palla sonora. Lo scopo è quello di fare goal facendo passare la palla sotto lo schermo centrale e quindi tenendola attaccata al tavolo da gioco. Naturalmente l’avversario deve cercare di parare il tiro con la racchetta. Ogni rete vale due punti, un punto per l’avversario se la palla tocca il proprio corpo, se esce fuori dal tavolo o se si attua una difesa scorretta. La partita si vince al meglio dei tre set (2-1) o, nella fase ad eliminazione diretta nel corso dei campionati europei e mondiali, al meglio dei cinque (3-2). Per aggiudicarsi un set occorre raggiungere per primo gli undici punti con uno scarto di due. Gli incontri a squadre, invece, vengono disputati tra due team misti (maschi e femmine), composti ognuno da tre giocatori titolari e con un massimo di due riserve. Ogni giocatore serve per tre volte e poi tocca al suo compagno. Stessa cosa fa la squadra avversaria. Vince chi arriva a 31 punti. Un mascherina sugli occhi garantisce assoluta parità tra le varie forme di disabilità visiva.

“Nel nostro Paese lo showdown ha preso piede negli anni Novanta e conta circa 100 giocatori, tra amatoriali e professionisti, con società che vanno da Bolzano a Palermo”, commenta Di Girolamo. Il suo punto di forza è che “può essere praticato a tutte le età. Ed essendo uno sport più statico di altri, che non richiede grandi doti atletiche, anche gli over 40 possono ottenere ottimi risultati”. Per incentivare gli sport per ipovedenti e ciechi tra i giovani, ragazzi di età compresa tra i 13-14 anni (in base all’età minima stabilita dai singoli regolamenti tecnici) e i 22 anni che “spesso non hanno voglia di cimentarsi in queste attività un po’ per pigrizia e un po’ perché non le conoscono”, la Federazione ha messo a punto due progetti: uno per l’avviamento alla pratica delle discipline Fispic (calcio a cinque, goalball, judo, showdown, scacchi e torball), l’altro rivolto ai club che impiegheranno nelle manifestazioni federali i migliori giocatori under 22. Le società sportive riceveranno un incentivo economico tra i 150 e i 250 euro per ogni giovane atleta schierato. Non resta che provare, dunque.  (mt)

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