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Dalle favelas arriva la capoeira a "vocazione sociale". Che aiuta i bambini rom

Nove bambini rom, che vivono nell'ex fabbrica occupata di Tor Sapienza, hanno preso parte al “Terreiro” e sono stati “battezzati” all'arte marziale brasiliana. Serena (volontaria): "Si sono scoperti bravi in qualcosa: la maggiore difficoltà è stata lasciarsi andare"

16 maggio 2017

capoeira rom

ROMA – Sono stati “battezzati”, dopo aver partecipato a una “roda” per tutto il pomeriggio, insieme a una quarantina di bambini:  nove piccoli rom hanno coronato così il percorso di capoeira, l'arte marziale che, dalle strade del Brasile, sempre più sta prendendo piede anche in Europa. A Roma, è arrivata fin dentro il Metropoliz, una fabbrica dismessa di Tor Sapienza, occupata nel 2009 e in cui oggi vivono circa 200 persone provenienti da diverse regioni del mondo. Ed è lì che vivono anche Ionela, Monica, Daniela, Ionuz, Cristi, Cristina, Cristina, Florin e Marius.

- A far scoprire loro la capoeira ci hanno pensato due volontarie, Serena Diviggiano e Valentina Andreoli, entrambe appassionate praticanti di capoeira da molti anni. Ed è proprio Serena a raccontarci come e perché ha pensato, voluto e promosso questo incontro tra la capoeira e i piccoli rom. 27 anni, laurea in Lettere, “lavoro da tempo a contatto con il disagio e lo 'svantaggio' di vario tipo: insegno italiano agli stranieri e aiuto nell'integrazione scolastica bambini con problemi. La capoeira mi ha aiutato in molte occasioni ad avvicinare queste persone, a trovare un linguaggio comune: la capoeira è intercultura, libertà, spontaneità individuale e collettiva, espressione corale, rispetto per l'anzianità e per il più debole. E' nata nella strada, nella spontaneità, nel disagio, nell'ansia di libertà. Ecco perché ho pensato, insieme a Valentina, di farla scoprire anche ai bambini rom, con cui lei lavora insieme all'associazione Popica, all'interno del Metropoliz”.

capoeira rom 2

I bambini hanno imparato, chi più chi meno. Ma la cosa più importante, per Serena, è che “abbiano superato la percezione di se stessi come 'outsiders': si sono scoperti bravi in qualcosa: la maggiore difficoltà per loro è stata lasciarsi andare. Per questo abbiamo deciso di portarli al 'Terreiro', l'evento più importante della capoeira”: qui si celebra anche il batizado e si diventa, a tutti gli effetti, capoeiristi, ricevendo la “corda” e l' “apelido”, il nome “d'arte”. Così “abbiamo dato loro un obiettivo – spiega Serena - una motivazione in più, un finale in cui non erano più solo loro ad essere sotto i riflettori, ma anche tanti altri bimbi esattamente come loro. Non è stato facile portarli fuori dal Metropoliz: fondamentale è stata la mediazione di Valentina, che conosce bene le famiglie e ha la loro fiducia. E' stato il loro premio, la loro conquista. E l'emozione che noi abbiamo provato non ha prezzo. La capoeira ha svelato tutto il suo potere, la sua essenza, che è l'integrazione: la capoeira appartiene a tutti e non è di nessuno, è libertà e assenza di preconcetti, perché nella 'roda' (il circolo di persone al cui centro giocano due capoeristi a turno) tutti gli schemi vengono distrutti e ricostruiti, in un senso che non sarà mai convenzionale. La capoeira è la vita reale: ma quella vera, quella giusta, dove non perde il più debole ma vince chi sa osservare e rispettare chiunque”. 

capoeira rom 4

E' d'accordo Lennon Rogerio Santos de Almeida, in arte Aranha, maestro di Serena e responsabile del Centro São Salomão, organizzatore del Terreiro di sabato. “Da 19 anni il Centro de capoeira São Salomão di Recife porta avanti progetti sociali con ragazzini in situazioni svantaggiate di Recife (Projeto Caxinguelês) – ci racconta - sfruttando la capoeira per educare i piccoli ed allontanarli dalla droga e dalla criminalità, fortemente presenti nei quartieri più poveri della città. Il gioco della capoeira, in quanto simulazione di lotta, permette infatti lo sviluppo della fiducia in se stessi e della capacità di cavarsela in situazioni di pericolo. Allo stesso tempo, attraverso lo stato di 'trance' che si produce durante il gioco, si impara a dominare la paura, cosa molto importante nello sviluppo di una sana personalità. La pratica della capoeira – continua Aranha - essendo un insieme di simulazioni di situazioni di gioco e finte, aiuta a sviluppare la capacità mentale di credere nelle proprie capacità di superare i pericoli e le sfide del momento, liberandoci dai blocchi mentali, dalla paura, dalla timidezza, che vengono sostituiti da spontaneità, fiducia e allegria. E poi, la disciplina della capoeira implica il rispetto di molti valori e regole non scritte, l'obbedienza alle tradizioni e il valore del compagno di gioco, indispensabile per la crescita di un bambino dal carattere forte ed equilibrato”. (Chiara Ludovisi)

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