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OpenEurope, arriva l’unità mobile legale per assistere i respinti negli hotspot

L’iniziativa è di Oxfam, Borderline Sicilia e Diaconia Valdese. Secondo le stime sono già 4000 i migranti che hanno ricevuto un respingimento differito. L'iniziativa punta a fornire tutela legale per i ricorsi e le richieste di asilo, e accoglienza a chi resta fuori dal sistema

19 maggio 2016

ROMA – Un intervento di assistenza e tutela legale per i migranti respinti negli hotspot. E’ il progetto Open Europe, presentato oggi alla Camera da Oxfam, Borderline e Diaconia Valdese. Partendo dal rapporto di Oxfam sulle violazioni legali nei nuovi centri previsti dall’agenda Ue, le tre associazioni hanno ritenuto urgente intervenire per -contenere i rischi di chi, una volta respinto, resta fuori dal sistema di assistenza. Secondo le stime dei promotori dell’iniziativa sarebbero già oltre 4000 le persone che hanno ricevuto un respingimento differito, con l’obbligo di lasciare il paese entro 7 giorni, dopo essere entrati in uno degli hotspot attivi nel nostro paese. L’idea, quindi, è quella di creare un sistema integrato di supporto legale e sostegno materiale ai migranti, che va dal ricorso, alla possibilità di chiedere asilo fino all’accoglienza.

Come funziona? L’iniziativa è partita il 9 maggio scorso, ed è attiva in tutta la Sicilia. Un’unità mobile costituita da un operatore socio-legale e un mediatore linguistico-culturale ogni volta in cui viene segnalata la presenza di migranti respinti raggiunge il posto e si mette a disposizione per  fornire loro assistenza legale per presentare ricorso verso il decreto di respingimento e per avviare la procedura di richiesta di asilo, informarli sui loro diritti e orientarli verso strutture di accoglienza a disposizione del progetto e di altri enti. Il team mobile fornisce anche un sostegno materiale ai soggetti respinti intercettati per garantire uno standard minimo di sicurezza, distribuendo loro alcuni beni di prima necessità come un mini kit igienico-sanitario per uomini, il Dignity Kit per le donne, abiti, calzature, indumenti intimi, cibo confezionato, acqua, schede telefoniche locali ed internazionali. Ai soggetti più vulnerabili verranno inoltre offerti una degna accoglienza e servizi di orientamento e inclusione presso piccole strutture dedicate, dove potranno permanere per un periodo limitato di tempo durante il quale espletare le pratiche legali per permettere loro di essere accolti in strutture destinate ai richiedenti asilo. Verrà poi tenuto aggiornato e tradotto nelle lingue veicolari il blog Siciliamigranti, importante strumento di comunicazione realizzato da Borderline Sicilia per informare l’opinione pubblica a livello locale e nazionale rispetto a quanto sta avvenendo nel sistema Hotspots.

“Questa iniziativa si inserisce nel lavoro concreto che facciamo nel quotidiano – sottolinea Roberto Barbieri, presidente di Oxfam Italia -. Il sistema hotspot non sta funzionando: siamo fuori da qualsiasi quadro giuridico. Open europe va ad aiutare quei migranti esclusi, che sono quindi i più vulnerabili”. Anche per Alessandro Bechini, direttore dei programmi Oxfam Italia, “la situazione extralegale negli hotspot è preoccupante: le interviste sono fatte in maniera sommaria – sottolinea- ai migranti viene chiesto di rispondere sulla base di un foglio notizie. E poi rileviamo che in maniera altrettanto preoccupante, si sta vandando verso la prassi di rendere più coercitivo il fotosegnalamento contro la volontà persone”.

Tra le persone intercettate finora anche molti soggetti vulnerabili come le donne e i minori non accompagnati. “Molti di loro si ritrovano in mezzo a una strada – spiega Paola Ottaviani, avvocata di Borderline Sicilia -. I pochi fortunati che hanno incontrato le associazioni sono rientrati nel sistema accoglienza, ma molti altri sono finiti chissà dove. Inoltre, ci sono centinaia di minori trattenuti negli hotspot. Per irregolarità simili l’Italia è stata già condannata alla Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo, ndr)”. Ottaviani ha ricordato anche il caso dei minori trattenuti nell’hotspot di Pozzallo: “abbiamo fatto una denuncia pubblica ma per portare avanti un’azione legale avremmo bisogno delle procure dei singoli – spiega – finora però l’accesso all’hotspot ci  è impedito, e dopo il festival Sabir ai minori non è stato più concesso di uscire”.

Il progetto è finanziato anche dalla Diaconia Valdese con le risorse dell’8 X mille: “sono soldi degli italiani che abbiamo i compito di gestire- sottolinea Giovanni Comba della Diaconia Valdese -. oltre ai corridoi umanitari, abbiamo pensato fosse importante investire in iniziative come questa”. Massimo Gnone, responsabile immigrazione della Diaconi Valdese ha spiegato che parte dei migranti intercettati saranno accolti in un appartamento a Siracusa.

Alla presentazione del progetto hanno partecipato anche i deputati Pd, Luigi Laquaniti e Khalid Chaouki, insieme alla presidente della Commissione diritti umani alla Camera Pia Locatelli. “Su questo tema ho molta inquietudine da mesi e mi chiedo cosa possiamo fare? – sottolinea -  Chi è dentro l’istituzione deve rispettare le regole, che però vanno anche capite. L’Idea che Oxfam, Diaconia valdese e Borderline si siano messe insieme per affrontare il problema mi fa passare l’inquietudine. Ora sta a noi trovare insieme il modo per cambiare le regole”. (ec)

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