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Adesivi sulle vetrine dei negozi di Parigi che aiutano i senza dimora

Il progetto dell'associazione francese "Le Carillon" sta interessando alcuni negozi dell'undicesimo arrondissement: i simboli sulle vetrine indicano il servizio offerto gratis a chi vive in strada, dalla doccia alle medicazioni. L'immagine di sé è la terza preoccupazione per un homeless

28 maggio 2016

ROMA - Sempre più spesso ci capita di incontrarli: se ne stanno sdraiati su una panchina o seduti su un marciapiede a chiederci aiuto. A volte ci fermiamo, lasciamo qualche moneta e riprendiamo la nostra strada. Nella maggior parte dei casi facciamo finta di niente e tiriamo dritto. Molti tra loro sono invisibili, fanno lavori precari e poco qualificati durante la giornata e la notte la passano in una macchina, in un centro d'accoglienza quando trovano posto o in un riparo di fortuna per la strada. Nei grandi centri urbani come Parigi sono tantissimi: secondo uno studio realizzato dall'Insee (institut national de statistique et des etudes economiques) e dall'Apur (Atelier parisien d'urbanisme), i senza fissa dimora che vivevano nell'agglomerato parigino nel 2012 erano 28.800, il 50 per cento in più rispetto al 2001. Un terzo di queste persone ha un lavoro (spesso in nero) o riceve piccoli sussidi che non permettono di pagare un affitto. Ma cosa fare? Le Carillon, un'associazione fondata nel 2015 e attiva nell'undicesimo arrondissement parigino, ha escogitato un sistema capace di migliorare la vita delle persone senza casa utilizzando semplicemente degli adesivi.

Foto: Antonello Chindemi
Vetrine2

Da un po' di tempo, sulle vetrine di alcuni negozi dell'undicesimo arrondissement parigino appaiono strani simboli: un rubinetto da cui scorre dell'acqua, una tazza fumante, un forno a microonde, un cellulare, un orecchio. Ogni disegno esposto porta il logo dell'associazione Le Carillon e corrisponde a un servizio che il negoziante mette gratuitamente a disposizione dei senza fissa dimora del quartiere. Il rubinetto indica la possibilità di trovare dell'acqua, la tazza fumante quella di bere qualcosa di caldo, il forno a microonde quella di poter scaldare cibi o bevande, il cellulare quella di ricaricare apparecchiature elettriche, l'orecchio quella di incontrare qualcuno disposto all'ascolto e così via. Gli adesivi di Le Carillon si trovano incollati sulle vetrine di attività di ogni tipo: pescherie, bar, ristoranti, alimentari, negozi di abbigliamento.

Ogni esercente, a seconda della propria disponibilità, offre un servizio diverso. Un senza dimora che ha avuto un piccolo incidente può andare a medicarsi in una delle tre farmacie del quartiere su cui è esposto l'adesivo col kit di pronto soccorso, un altro che ha bisogno di fare una telefonata può raggiungere il tabaccaio, il bar o l'alimentari con la cornetta del telefono attaccata alla porta d'ingresso. I negozi in cui è possibile utilizzare il bagno sono più di dieci e in qualcuno è possibile anche fare la doccia. L'unica condizione per poter usufruire dei servizi messi a disposizione dai negozianti è quella di avere un comportamento adeguato senza intralciare l'attività del commerciante e disturbare la clientela.
In meno di un anno, l'associazione Le Carillon è riuscita a coinvolgere più di cinquanta attività commerciali del quartiere e a offrire una quindicina di servizi diversi. Lo scopo dell'iniziativa è quello di creare legami sociali chiari e trasparenti tra i commercianti di un quartiere e i senza fissa dimora che lo abitano.

Foto: Antonello Chindemi
Vetrine

È proprio in questa idea di relazione sociale che si trova il segreto del successo del progetto. Secondo uno studio realizzato dall'istituto di sondaggi Bva per Emmaus France, l'immagine di sé è la terza preoccupazione per una persona senza casa e l'83 per cento di essi dice di sentirsi rifiutato dalla gente, specie dai gestori di attività commerciali. Esporre sulla propria vetrina il simbolo del servizio che si è disposti a offrire equivale a dire "la mia porta è aperta, questo è quello che posso darti". Un modo semplice e diretto per eliminare l'ansia da rifiuto nella persona bisognosa e permettere al commerciante di essere chiaro fin dall'inizio. Come spiega Louis-Xavier Leca, il fondatore dell'associazione Le Carillon: «Ridare fiducia ai senza fissa dimora significa spingerli più lontano nel loro percorso di inserimento. Il potenziale di solidarietà per raggiungere questo obiettivo esiste, bisogna solo organizzarlo».   

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Senza dimora

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