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Rosarno. Emergency: “Situazione tranquilla, ragazzi provati dal dolore”

Nel racconto del coordinatore del Poliambulatorio della Ong a Polistena, nella piana di Gioia Tauro, le difficili condizioni di vita nella tendopoli dove è stato ucciso il giovane bracciante. “Sempre più casi di disagio psicologico. Sono giovani che vedono fallire il loro progetto migratorio”

08 giugno 2016

- ROMA – “Sono provati dal dolore, profondamente scossi, ma abbiamo trovato una situazione tranquilla perché di tristezza e di sgomento da parte dei ragazzi”. A parlare è Alessia Mancuso Prizzitano, coordinatore di progetto del Poliambulatorio di Emergency a Polistena, a pochi chilometri da Rosarno, dopo i fatti avvenuti nella tendopoli di San Ferdinando in cui ha perso la vita un giovane bracciante del Mali, ucciso da un colpo di pistola che sarebbe stato sparato da un militare intervenuto durante una lite scoppiata all’interno della tendopoli. Una vicenda su cui sono in corso gli accertamenti da parte delle forze dell’ordine. Un luogo conosciuto bene da parte degli operatori di Emergency da cui per tre volte al giorno parte una navetta verso il poliambulatorio. “È tutto tranquillo – racconta Mancuso -. Noi eravamo lì fino a poco fa. I ragazzi sono solo profondamente scossi. Siamo stati lì a condividere il dolore. Alcuni pregavano e ci siamo fermati a pregare con loro. Abbiamo visto ragazzi molto provati dal dolore: conoscevano la persona uccisa, sono profondamente scossi. Le forze dell’ordine sono presenti perché dopo i fatti di questo inverno continuano ad essere presenti e a maggior ragione dopo i fatti di oggi”.

Nella piana Emergency è presente dal 2011 con una prima clinica mobile. Poi dal 2013 con un ambulatorio fisso a Polistena aperto tutto l’anno, 5 giorni a settimana e dalle 9 alle 18 con orario continuato. Le condizioni di vita di chi vive negli accampamenti o nei casolari abbandonati sono critiche. “C’è una situazione di frustrazione e di depressione dovuta alle condizioni in cui vivono e di sfruttamento lavorativo – aggiunge Mancuso -. Stiamo vedendo sempre più casi di disagio psicologico. Sono ragazzi giovani che hanno tra i 20 e i 30 anni che vedono fallire un loro progetto migratorio che li ha spinti a partire. Vedono le condizioni in cui vivono e in cui lavorano. Vedono calpestata quotidianamente la loro dignità”. Ragazzi sani, spiega Mancuso, che si ammalano quando arrivano in Italia. Nella piana, poi, la raccolta degli agrumi si concentra nei mesi più freddi. “Se vivi senza infissi alle finestre e qui l’inverno è rigido e piovoso, se non hai servizi igienici, l’acqua e lavori 12 ore al giorno sollevando cassette di frutta è normale avere poi problemi di salute. È logico registrare il malessere. Se vedi come vivono, non puoi non notare la frustrazione che avrebbe chiunque in quelle condizioni”.

Intanto, tra insediamenti, casolari e tende i numeri sembrano aumentare. “Nel solo messe di maggio abbiamo registrato 300 accessi al poliambulatorio in più rispetto all’anno precedente – spiega Mancuso -. Sono i nostri dati e sono parziali, ma noi giriamo sempre sul territorio e abbiamo notato una presenza maggiore. Numeri alti, ma sono stati sempre in crescita”. La tendopoli di San Ferdinando, infatti, non è il solo ghetto sul territorio. “Le tende ministeriali sono una settantina – racconta Mancuso -, ma d’inverno i ragazzi costruiscono tende abusive con materiale di fortuna, plastica e a volte anche eternit. Ne sono circa 150 e d’inverno si superano le 1.300 presenze, ma solo in tendopoli. C’è poi un capannone abbandonato vicino alla tendopoli, uno scheletro di una fabbrica, dove in inverno ce ne sono circa 400, ma ci sono anche i casolari abbandonati nelle campagne e il campo container”. La stagione della raccolta degli agrumi, intanto, è finita ma non tutti sono andati via. “Molti partono per altri luoghi di raccolta, come la Puglia – spiega Mancuso -. Il periodo di maggiore affluenza è dicembre e gennaio. Tuttavia molti restano: si occupano della potatura, o restano per motivi legati al rinnovo del permesso di soggiorno, per salute o perché non hanno i soldi per andar via”.(ga)

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Tag: Caporalato, Emergency, Braccianti, Gioia Tauro, Rosarno

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