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"Gomitoli", l’officina sociale dove italiani e migranti si incontrano e si formano

Nasce a Napoli, in uno spazio di 600 metri quadri che ospitava un lanificio, il primo centro interculturale rivolto a giovani della città. Iniziativa della cooperativa Dedalus. Domani e sabato due giornate di spettacolo, arte, musica e testimonianze e la partecipazione di diversi testimonial

09 giugno 2016

NAPOLI - Nasce a Napoli in uno spazio di seicento metri quadri che ospitava un lanificio, oggi riqualificato e recuperato alla città, il primo centro interculturale rivolto a giovani italiani e migranti di seconda generazione. L’iniziativa, realizzata dalla cooperativa sociale Dedalus da oltre vent’anni impegnata in servizi, progetti e attività con le persone migranti, apre domani e sabato alla città con due giornate di spettacolo, arte, musica e testimonianze e la partecipazione di diversi testimonial, tra cui gli attori Cristina Donadio, Antonella Stefanucci e Patrizio Rispo, i registi Lisa Tormena e Gabriele Vacis, lo scrittore Maurizio Braucci, il filosofo Gennaro Carillo, la giornalista Benedetta Tobagi e gli artisti Jimmie Durham e Maria Thereza Alves. Gomitoli si pone come un’officina sociale e culturale finalizzata a promuovere opportunità sociali e personali degli adolescenti e dei giovani per la costruzione di competenze utili al loro futuro. Ma è anche un luogo dove chi opera nel settore dell’interculturalità o dei servizi dedicati ai migranti può trovare materiali informativi, momenti di formazione e aggiornamento, risorse e competenze aggiuntive, attività e servizi specifici a supporto delle sue attività quotidiane.

“Gomitoli vedrà interessati adolescenti, ragazzi che vivono il territorio e che man mano potranno essere coinvolti nelle iniziative che saranno presentate – spiega Andrea Morniroli, tra i responsabili della cooperativa Dedalus - per ospitare e creare occasioni di incontro con migranti, genitori di studenti di seconda generazione o genitori migranti con figli arrivati in Italia in giovane età, giovani italiani e stranieri, ma che nell’insieme guarda  a tutta la comunità locale. E il centro diventerà un posto dove i giovani potranno proporre anche le loro attività”.

All’interno dell’ex Lanificio Borbonico Sava di Porta Capuana a Napoli sarà avviata una Scuola di Alta Formazione per giovani artigiani con il coinvolgimento di artisti e designer internazionali, grazie a una collaborazione tra Dedalus e la Fondazione Made in Cloister. Le diverse attività sono organizzate in “officine”: delle relazioni, delle culture e delle differenze; dei diritti e della cittadinanza; della creatività tecnica, artistica e culturale con un laboratorio sui nuovi linguaggi e la comunicazione multimediale; della scuola e della comunità educante, con corsi per la licenza media e per l’alfabetizzazione; officina delle competenze, della formazione e del lavoro, con percorsi formativi e di tirocinio finalizzati all’inserimento lavorativo. “Vuole essere un luogo – spiega ancora Morniroli - dove per una volta l’incontro tra italiani e migranti si proponga alla città non come problema, ma come opportunità di sviluppo e benessere collettivo, a partire dal protagonismo delle ragazze e dei ragazzi che lo frequenteranno e che, più che ‘destinatari’, saranno attori primi della vita e delle attività del centro stesso e in tali attività potranno trovare anche occasioni di lavoro e di emancipazione”.

Dedalus ipotizza che, per tutta la durata del progetto saranno coinvolti circa 1600 adolescenti tra italiani e stranieri, oltre agli operatori e alle famiglie del territorio. L’iniziativa è sostenuta da diverse fondazioni ed enti (Fondazione Charlemagne, Fondazione con il Sud, Open Society Foundation e Pio Monte della Misericordia, oltre a Made in Cloister) che hanno erogato complessivamente circa 600 mila euro per un progetto di tre anni, per la maggior parte assorbiti dalla ristrutturazione degli spazi, dal forte interesse storico e artistico, e dall’arredo, affidato a un’associazione di giovani architetti artigiani del legno che hanno il laboratorio nello stesso complesso dell’ex lanificio. Presso Officine Gomitoli la cooperativa Dedalus ha stabilito anche  la sua nuova sede, dove lavorano 52 persone tra soci e collaboratori, di cui 12 stranieri e 40 donne. Dal maggio scorso, insieme alle attività della cooperativa, sono stati portati nei nuovi spazi anche laboratori dedicati ai ragazzi del territorio e agli studenti delle scuole nei dintorni, impegnati in pomeriggi dedicati all’arte, alla multimedialità, al sostegno scolastico. Ma Officine Gomitoli sarà anche il luogo per le discussioni, per “tessere idee” attraverso la presentazione di libri, tavoli tematici con ospiti della politica, dell’associazionismo, per la promozione culturale e cinematografica attraverso i circuiti Stella Film e Città della Scienza.

“In un Paese e in una città dove è sempre più difficile distinguere tra ‘noi’ e ‘loro’ – spiega la presidente di Dedalus, Elena De Filippo -  vogliamo proporre l’incontro tra italiani e migranti come spazio di bellezza e benessere per tutti.  L’abbiamo chiamato ‘Officine Gomitoli’ un po’ perché il nome è coerente con quello dello stabile in cui si colloca, ma soprattutto perché ci piace l’idea dell’intreccio del ‘gomitolo’ apparentemente indistricabile ma che invece, se usato con abilità e pazienza, sapendo guardare dentro non fermandosi alla superficie, permette la realizzazione di abiti e oggetti che nel nostro caso sono fili che lavorati e accompagnati producono ‘maglie’ ricreative, culturali, artistiche, educative e formative”.

© Copyright Redattore Sociale

Tag: officina sociale, Napoli, Seconde generazioni, giovani

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