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Pendolari, senza dimora, viglianti: il popolo che abita le stazioni

A loro è dedicato il numero di giugno del giornale. In copertina c’è Carolina, operatrice dell’Help Center: “In media vengono 15/20 persone al giorno, ci chiedono dove mangiare, un letto o solo due chiacchiere”

09 giugno 2016

BOLOGNA – Florin ha 25 anni e per vivere si è inventato un lavoro: il facchino fai da te in stazione per aiutare i passeggeri a caricare i bagagli sul treno. Enzo e Anna sono due - abitanti informali della stazione, dove hanno dormito diverse notti. M. in stazione ci ha lavorato, ha fatto il vigilante per tre anni. Sono alcune delle persone intervistate su “Fuori binario”, il numero di giugno di Piazza Grande dedicato alle stazioni ferroviarie e al popolo che le abita: passeggeri, pendolari, ferrovieri, vigilanti, senzatetto. In copertina c’è Carolina Poggianella, operatrice dell’Help Center della stazione di Bologna, punto di ascolto e accoglienza inserito nella rete dell’Osservatorio nazionale sul disagio e la solidarietà (Onds): “Ogni giorno in media vengono da noi 15/20 persone, salite a 30/35 durante il piano freddo – racconta – Le richieste sono molto diverse: alcuni chiedono un posto letto, altri vogliono sapere dove mangiare o dove andare a fare la doccia, altri ancora passano semplicemente a salutare e fare due chiacchiere”. Il giornale di giugno è già in strada.  

L’inchiesta si apre con la storia di Florin, di origine Rom e cittadino europeo proveniente da Ban, un villaggio di 100 abitanti nella campagna rumena. Per vivere aiuta i passeggeri a caricare i bagagli sul treno e chiedo una mancia. Ogni mattina accompagna sua moglie a prendere il treno per Forlì: Zorela ha 19 anni e lavora nel parcheggio di un centro commerciale, aiuta le persone a caricare la spesa in macchina. “Le danno 50 centesimi di mancia ma a volte le regalano il cibo del supermercato, così non spendiamo soldi per comprare la cena e possiamo dormire vicino alla stazione”, racconta. In estate forse faranno la stagione in campagna e poi sperano di tornare dai figli in Romania, con un po’ di soldi in tasca. 

Piazza Grande. Giugno

Enzo e Anna dormono in stazione, nella sala d’aspetto, nei sottopassaggi o sui treni fermi nei binari morti. “Ciò che si cerca di evitare di notte è l’isolamento – spiegano – La possibilità di stare in un luogo popolato, in cui scambiare due chiacchiere con chi è nella tua stessa situazione, rappresenta un’alternativa migliore alla solitudine”. Il rischio per chi dorme fuori è quello di essere aggrediti o derubati. Inoltre alcune delle persone che convergono in stazione hanno problemi di alcolismo o tossicodipendenza e ne alterano gli equilibri: “Devi dormire con un occhio aperto e stare sempre sul chi va là”. 

M. in stazione ci ha lavorato come vigilante. “Tra i vigilanti e le persone che dormono in stazione si finisce per conoscersi e instaurare una relazione – racconta – Capita che nei momenti più tranquilli ci si fermi a scambiare due chiacchiere, e così alcuni senzatetto ti raccontano la loro storia”. Oggi M. fa la guardia giurata per una cooperativa che si occupa di sicurezza. “La stazione è un luogo particolare, dove si incrociano migliaia di persone – dice – Tra quelli che ci dormono, gli unici che a volte creano problemi sono quelli che si fermano solo per qualche notte poi ripartono, chi invece e` fisso qui ha tutto l’interesse a mantenere un clima disteso”. 

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