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I lavoratori Sikh, storie di un nuovo caporalato agricolo in Italia

Il docu-musical "The Harvest" racconta la vita delle decine di migliaia di Sikh sparsi su un centinaio di chilometri nell’Agro Pontino. Braccianti sfruttati, costretti a fare uso di sostanze stupefacenti per sopportare i ritmi di lavoro. Un viaggio tra interviste, fiction e la musica del Punjab

30 giugno 2016

Alcune immagini tratte dal docu-musical
Caporalato. The Harvest 1

LATINA - “La cosa che mi spaventa di più è che, se non avessimo scavato, non li avremmo trovati. Gli unici momenti in cui si palesano agli occhi di tutti sono all’alba e al tramonto, quando vedi questi sciami di ragazzi in bicicletta che arrivano o se ne vanno dai campi”. Andrea Paco Mariani è a Latina con il suo team. Stanno ultimando le riprese di “The Harvest. Storie di un nuovo caporalato agricolo in Italia”, un docu-musical sulla vita della comunità Sikh nella zona dell’Agro Pontino e il suo rapporto con il mondo del lavoro. 

I membri della comunità Sikh sono principalmente impiegati come braccianti nell’agricoltura della zona: raccolta manuale di ortaggi, semina e piantumazione per 12 ore al giorno filate sotto il sole. Chiamano ‘padrone’ il datore di lavoro, subiscono vessazioni di ogni tipo. Caporalato, cottimo, violenza fisica e verbale: tantissimi gli episodi di sfruttamento rilevati. E poi, il salario: una media di 3,5 euro all’ora, perché c’è chi ne prende 4, ma anche chi arriva a malapena a 2. Lavorano 6 giorni e mezzo a settimana, anche la domenica mattina. I pagamenti possono ritardare mesi, capita anche non vengano mai erogati. Nessuna denuncia degli incidenti sul lavoro, “allontanamenti” facili per chi tenta di reagire. Dodici mesi all’anno, perché la stagionalità si è persa e il ciclo produttivo è continuo. E a fianco di tutti questi fenomeni è cresciuto in maniera esponenziale l’uso di sostanze dopanti per sostenere i ritmi di lavoro nelle serre: meta-anfetamine, oppiacei, antispastici. 

Caporalato. The Harvest 2

“Tutto questo avviene a meno di 100 chilometri dal Senato – continua Mariani –: mi sembra un dato sconvolgente. Perché poi, si tratta di Sikh con regolare permesso di soggiorno o con la cittadinanza italiana, che vivono in queste zone da anni, che hanno figli nati qui. E anche i loro contratti sono regolari: non stiamo parlando di braccianti e lavoro nero, ma di contratti autentici, che però non vengono mai rispettati.

Caporalato. The Harvest 4

Purtroppo, tutti questi paradossi sono inseriti in un processo produttivo a cui nessuno sembra più fare caso”. Parliamo di 30-35 mila persone sparse su un territorio di un centinaio di chilometri.  “The Harvest” incrocia tre stili narrativi diversi: interviste semi-strutturate che fungeranno da focus sui vari argomenti trattati; fiction per ricostruire, tutelando i veri protagonisti, le dinamiche di vita quotidiana e di sfruttamento sul luogo di lavoro; una sezione musicale attraverso la quale saranno affrontati alcuni nodi della sceneggiatura, in particolare gli aspetti legati all’utilizzo di sostanze dopanti da parte dei lavoratori. “Vorremmo raccontare i vari aspetti della comunità, come nostra abitudine: coniugare i 3 stili ci è sembrata la soluzione ideale. È la prima volta che lavoriamo con il genere musical, ma ci piace sperimentare”. Questa sezione sarà costruita attraverso un team coordinato di musicisti e soundesigner (4 elementi), una band (Slick Steve and the Gangsters), un coreografo (Mario Coccetti) e un gruppo di danzatori bhangra (Bhangra Vibes). “Il genere musicale bhangra, originario del Punjab, è stato identificato come il più adatto, sia per sonorità che per le tematiche trattate nei testi”, spiega il regista. 

Caporalato. The Harvest 3

La struttura narrativa del film si svilupperà lungo il filo narrativo di una giornata vissuta da tre personaggi: un uomo e una donna della comunità Sikh della zona e un giornalista, arrivato sul luogo per fare un’inchiesta sui lavoratori Sikh della zona. La figura del giornalista rappresenta quindi un escamotage narrativo per inserire nel film le interviste tipiche dei modelli di reportage. “Dobbiamo ringraziare Marco Omizzolo di In Migrazione onlus, tra le altre cose anche esperto della situazione dei Sikh nell’Agro Pontino: diciamo che è diventato il nostro consulente esterno”.

Uscita prevista di “The Harvest”, tra febbraio e settembre 2017: “Tra un paio di giorni finiremo le riprese, poi comincerà la post-produzione. Abbiamo scelto di costruire il film attraverso la coproduzione popolare e di rilasciarlo successivamente con licenza Creative Commons”. È possibile contribuire alla produzione del film attraverso una campagna di crowdfunding su Produzioni dal Basso. Già disponibili i primi due spoiler del film: “L’assemblea dei braccianti” e “Il blitz”. (Ambra Notari)

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