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Matrimoni, profumi e sport: il valore delle piccole cose nel campo profughi

Nel campo profughi giordano di Zaatari i siriani insegnano la bellezza della semplicità. Husam vende vestiti da sposa: 10 i matrimoni ogni settimana. Ahmad era muratore e ha aperto una profumeria. Il campo è uno dei più grandi al mondo: 100 mila i profughi, più degli attuali richiedenti asilo in Italia

25 luglio 2016

- ZAATARI (GIORDANIA) – Alla fine vince l’amore, oltre la guerra e la vendetta, lo strazio ed il dolore. Più potente dell’odio. “Perché l’amore è vita”. Questo mi dice Husam Assaf, nel suo negozio in lamiera nel campo profughi giordano di Zaatari. Vende vestiti da sposa. Paradossale, e invece no. Dieci matrimoni ogni settimana, dentro Zaatari. “Non avrei mai pensato che la gente potesse sposarsi in un campo profughi, e invece sono tantissime le coppie che mi chiedono vestiti per celebrare il matrimonio”. L’amore al tempo della guerra, che resiste laddove tutto è perduto. Hanno perso casa e patria, soldi e amici. Eppure vivono, tristemente felici, si adeguano alle guerre fameliche dei potenti. Negozi da sposa e saloni di bellezza, parrucchieri e centri estetici, profumerie e ristoranti. Anche questo è il campo profughi di Zaatari, dove sono nati quasi 6 mila bambini. L’amore sorgente di vita, nonostante tutto.

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E finisce che la gente ti sorride, dentro il campo profughi. Ti viene incontro e ti sorride. Pazzesco. L’ortolano siriano, tra polvere e alluminio, ti vende una banana e non vuole essere pagato, i profughi ti invitano nelle loro tende a bere il tè e non vogliono soldi. Soltanto compagnia, conoscenza reciproca. E poi “shukran”. Grazie, grazie, grazie. Lo ripetono all’infinito, una litania quasi imbarazzante per noi cronisti assetati di filmare lo strazio. Questo è un campo profughi, distese di baracche e tendoni che pulsano di vita comune, quasi un inferno rovesciato, disperazione sublimata in gioia di vivere. Uomini e donne. Cinquantamila bambini che sperano e giocano, rincorrono un pallone e sorridono verso di me, ingrugnito e stupito dietro una telecamera mentre li riprendo, mentre filmo la bellezza della semplicità, la felicità delle piccole cose, il sorriso penetrante di chi vive di niente.  (Jacopo Storni)

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Tag: Giordania, profughi, Siria

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