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Nel Salento 70 mila poveri, 1500 famiglie sostenute dagli empori solidali

I dati del dossier del Centro servizi per il volontariato di Lecce. Sono 180 mila i pasti serviti dalle 10 mense Caritas nel 2015. La presentazione in un convegno contro lo spreco alimentare e su una proposta di legge per semplificare le donazioni di cibo e farmaci

29 luglio 2016

- LECCE - Nella provincia di Lecce ci sono almeno 70.000 persone che vivono in condizioni di povertà, sia alimentare che sanitaria; oltre 1500 famiglie non riescono a soddisfare le esigenze quotidiane; ad essere colpiti sono soprattutto disoccupati, pensionati e woorking poors, cioè quelle persone che pur avendo un impiego e una famiglia alle spalle dispongono di un reddito troppo basso per andare avanti. I dati sono quelli del dossier realizzato dal Centro di servizio per il volontariato del Salento (Csv), presentati il 25 luglio scorso in occasione del convegno “Stop agli sprechi. Verso la legge per donare le eccedenze alimentari e farmaci”, organizzato dallo stesso Csv e dal Forum del terzo settore di Lecce.
Secondo l’analisi condotta dal Centro, nei 17 comuni che fanno parte degli ambiti territoriali di Lecce e Campi Salentina, nel 2015 sono state sostenute circa 5mila persone. Le 10 mense Caritas presenti sul territorio hanno servito oltre 180mila pasti, per una media di 500 al giorno. I due empori della solidarietà attivi a Lecce, invece, hanno accolto le richieste di 1532 famiglie.

Il convegno durante il quale è stato presentato il dossier, voleva anche approfondire la proposta di legge approvata dalla Camera dei Deputati a marzo contro gli sprechi alimentari, che intende semplificare le procedure di donazione e distribuzione delle eccedenze alimentari e di farmaci.
All’auditorium della Parrocchia San Giovanni Battista, dove si è svolto il convegno, sono intervenuti anche Maria Chiara Gadda, prima firmataria della proposta di legge, Teresa Bellanova, viceministra allo Sviluppo economico e Salvatore Capone, membro della XII Commissione affari sociali. 

Il 57% dello spreco avviene nella filiera commerciale, il 43% nei consumi. Questo è un presupposto importante nell'ambito dei percorsi da attuare per contrastare lo spreco – ha dichiarato la Gadda nel suo intervento. – Quel 43% ci dice che occorre investire nell'educazione, essere consapevoli del costo diretto per la collettività. Il 57% degli sprechi è nella filiera economica, l'ambito della ristorazione. La legge considera tutta la filiera, dalla grande distribuzione al piccolo ristoratore. Che risposta occorre dare in questo caso? Ovviamente la semplificazione burocratica, innanzitutto, e la legge tenta di fornire un quadro di regole semplici. La legge stessa – ha detto – è un elemento di semplificazione, offre una risposta chiara e individua le responsabilità. Nel testo – ha spiegato Gadda – si dice, ad esempio, che il pane può essere donato nell'arco delle 24 ore. Questa previsione non è banale, perché in questo modo è il legislatore ad assumersi la responsabilità”. Parlando di semplificazione burocratica, la deputata, inoltre, ha ricordato che nella proposta di legge si prevede non una dichiarazione preventiva della donazione di 5 giorni come avviene oggi, bensì “una comunicazione successiva se l'importo donato supera i 15mila euro, comunicazione comunque necessaria per la tracciabilità dei cibi e dunque per la sicurezza”. “Il messaggio della legge è chiaro: tutti sono responsabili nei confronti dello spreco e della collettività, - ha concluso – chi fa impresa, le istituzioni, la cittadinanza”.

La legge “è il frutto di un lavoro operoso del Governo che ha consentito di incassare il favore della maggior parte delle formazioni politiche. – ha detto Bellanova durante il convegno. - Non possiamo continuare ad essere una società ipocrita che continua a pensare che il conto di questa società consumistica verrà pagato da altri. Il tema della povertà – ha aggiunto – va affrontato in un'unica direzione, quello della costruzione di nuove opportunità. Per affrontare questa idea di stato sociale è necessario fronteggiare una fase intermedia e lo possiamo fare semplificando, chiamando alla responsabilità sociale della donazione, facendosi carico di questioni complesse come queste”.

Salvatore Capone, nel suo intervento, ha detto: “Questa cornice normativa ha bisogno di essere presa in carico dalle istituzioni locali, pubbliche e private, perché solo la convergenza di un lavoro congiunto e di impegni precisi può far concretizzare percorsi di inclusione e di contrasto alle povertà”.

"Questa legge è importante e utile, perché mira a trasformare un paese per certi versi irresponsabile in un paese che invece si assume le sue responsabilità e prende a cuore il benessere di tutta la comunità. – ha dichiarato Luigi Russo, presidente del Csv Salento – I poveri, infatti, non sono un fatto che riguarda i soliti volontari, ma riguarda tutti. E le politiche di contrasto alla povertà sono nella direzione dello sviluppo e della qualità della vita, non solo dell’assistenza".

L'evento è stato realizzato in collaborazione con: Emporio della Solidarietà, Caritas Diocesi di Lecce e Ugento, Consorzio Emmanuel, Coop Alleanza 3.0, Coldiretti Puglia, Confederazione Italiana Agricoltori, Banco delle Opere di Carità, Acli Regione Puglia, Pax Christi Sezione Salento, Gruppi di Volontariato Vincenziano Sezione Puglia.

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