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Violenza, casa-rifugio delle donne nella Marsica: tante le richieste

Aperto ad aprile il centro anti-violenza, gestito dalla cooperativa romana Be Free e affidato a 6 operatrici della zona, è al completo. E le richieste continuano ad arrivare: "A tante dobbiamo dire di no, vogliamo crescere"

03 agosto 2016

ROMA - E' il primo centro antiviolenza per le donne della Marsica, ha aperto da poco e già lavora a pieno regime. La casa rifugio è al completo, con 3 donne e 4 bambini ospitati, ma le richieste continuano ad arrivare. A raccontarci la nascita e il lavoro di questa nuova esperienza è Daniela Senese, la responsabile della Casa delle donne nella Marsica. “Il nostro centro fa riferimento alla cooperativa sociale BeFree di Roma, la cui presidente è originaria della Marsica e da anni sogna di realizzare un centro qui, in -questa zona in cui il problema della violenza sulle donne esiste, ma è particolarmente sommerso, come spesso accade nelle piccole realtà. E dove non esisteva, finora, alcuna risposta. Centro antiviolenza sono a L'Aquila, a Sulmona e a Pescara, ma qui nella Marsica non c'è nulla”.

La realizzazione del centro è stata possibile grazie a un finanziamento della Chiesa valdese. “C'è stato un corso di formazione per operatrici e siamo state selezionate in sei, tutte della zona - racconta Daniela – Io e altre tre siamo psicologhe, poi c'è un'assistente sociale e un'avvocata, per le donne che decidano di sporgere denuncia. Cosa che non sempre accade”. Il centro comprende una casa rifugio a indirizzo segreto e, distante da questa, sempre per motivi di sicurezza, un altro spazio con gli uffici e per i colloqui, dove vengono ascoltate e sostenute anche le donne che non siano ospiti della casa. “Oggi il rifugio ospita tre donne, una italiana e due straniere. Una di loro ha un figlio, un'altra ne ha 3. Non abbiamo altri posti, così dobbiamo rispondere di no ad altre che avrebbero bisogno di essere accolte”.

I contatti possono essere diretti o mediati: “In alcuni casi le donne chiamano direttamente il nostro cellulare, altre volte ci vengono segnalate da ospedali, carabinieri, polizia o servizi sociali. In questi mesi stiamo portando avanti un intenso lavoro di relazioni, per farci conoscere e soprattutto per costruire la rete in cui il nostro servizio vuole deve essere inserito – continua Daniela – Non è facile, anche perché in questo momento, sebbene le dimensioni del problema siano importanti, le strutture non vengono sostenute. Pensiamo a Roma, dove uno dei centri di BeFree, Sos Donna, è stato chiuso, per problemi di riassegnazione e rinnovo, e un altro è a rischio chiusura, dopo una proroga di alcuni mesi. Sempre nella capitale, Be Free ha anche uno sportello all'interno del San Camillo, ormai parte integrante del pronto soccorso. E i numeri sono impressionanti”.

Nel frattempo, la piccola casa rifugio della Marsica (il luogo resta anonimo, per ragioni di sicurezza), muove i suoi primi passi. “La terza donna è arrivata pochi giorni fa. Possono restare ospiti per 5-6 mesi, ma l'obiettivo che ci poniamo è di portare avanti un progetto di fuoriuscita dalla violenza vissuta, tramite la ricerca di una casa e di un lavoro, in zona o fuori, e di servizi per eventuali figli”. Ora, l'obiettivo è “crescere e rafforzarci, perché tante sono le donne che hanno bisogno di aiuto. E troppo poche quelle a cui oggi possiamo rispondere. A ottobre conosceremo l'esito di un bando: se vinceremo, potremo allargarci ma anche integrare il personale e quindi i servizi offerti. Il bisogno sicuramente esiste: speriamo di poter presto dare una risposta più ampia”. (cl)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: Befree, violenza di genere, Centri antiviolenza, Violenza sulle donne

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