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Doping di Stato, nessuna pietà: Russia esclusa dalle Paralimpiadi

Decisione durissima del Comitato internazionale paralimpico, che esclude tutti i 267 atleti russi che avrebbero dovuto gareggiare nel prossimo settembre: “Sistema completamente corrotto”. Presentato il ricorso, ma già si studia come riassegnare i posti rimasti vuoti

08 agosto 2016

- ROMA – Nessuna pietà: la Russia è fuori dalle Paralimpiadi, esclusa dal Comitato Paralimpico Internazionale (Ipc) dopo la dimostrazione che il sistema di doping promosso dallo Stato ha riguardato anche atleti paralimpici. E’ una decisione durissima quella dell’Ipc, che prende la decisione più drastica e severa, impedendo la partecipazione ai prossimi Giochi Paralimpici in programma dal 7 al 18 settembre a tutta la squadra russa, composta da 267 atleti. Russia che, come ovvio, ha presentato immediatamente ricorso contro il provvedimento, parlando di scelta politica: “La decisione di escludere tutta la squadra paralimpica russa colpisce per la sua viltà e disumanità, è un tradimento molto grave degli standard universali dei diritti umani che costituiscono la base del mondo moderno", ha detto Maria Zakharova a nome del ministero degli Esteri russo.
 
Certamente, la scelta dell’Ipc impallidisce, al confronto con quella assunta sugli stessi fatti dal Cio, il Comitato Olimpico Internazionale, che dopo infinite polemiche e ricorsi al Tas (il Tribunale arbitrale dello sport di Losanna) da parte degli atleti russi, ha di fatto dato mandato alle singole federazioni internazionali dei vari sport di vagliare la posizione dei singoli atleti russi, ammettendo ai Giochi Olimpici in svolgimento in questi giorni quelli che hanno dimostrato di essere “puliti”. Non così per il movimento paralimpico: per l’Ipc tutti gli atleti russi dovranno rimanere a casa. "Penso che il governo russo ha lasciato catastroficamente sprofondare i suoi sportivi paralimpici: le loro medaglie svuotate da ogni morale mi disgustano, la loro sete di gloria a tutti i costi ha gravemente danneggiato l'integrità e l'immagine di tutti gli sport”, le parole insolitamente nette del presidente dell’Ipc, il britannico Philip Craven. Parole che testimoniano anche la certezza delle prove raccolte, giudicate evidentemente inoppugnabili. “La corruzione completa del sistema anti-doping – dice ancora Craven - è contrario alle norme e colpisce al cuore stesso lo spirito dello sport paralimpico: esso costituisce un palese disprezzo per la salute e il benessere degli atleti e, molto semplicemente, non ha spazio nello sport paralimpico”. 
 
“Come organo di governo globale per il movimento paralimpico – ha spiegato ancora Craven - è nostra responsabilità garantire una concorrenza equa, in modo che gli atleti possono avere fiducia nel fatto che essi sono in competizione su un piano di parità: questo è di vitale importanza per l'integrità e la credibilità dello sport paralimpico ed è fondamentale che per raggiungere questo obiettivo ogni membro rispetti le regole”. La Russia non l’ha fatto, ed è “tragico” aver verificato – dice il presidente Ipc – che non si è trattato di tentativi di truffa da parte di singoli atleti ma di un vero sistema di Stato: “La cultura del doping che sta inquinando lo sport russo deriva dal governo russo ed è stato scoperto non da uno, ma da due relazioni indipendenti commissionate dalla World Anti-Doping Agency”, l'Agenzia Mondiale Antidoping (Wada).
 
Di fatto, secondo le accuse piovute in questi mesi su tutto lo sport russo, il sistema prevedeva un sistema di etichettatura dei campioni risultati positivi, in palese violazione della disciplina, con le provette che venivano anche sostituite con urina “pulita” proveniente dallo stesso atleta. Il rapporto McLaren, cioè il dossier della commissione indipendente guidata da Richard McLaren della Wada, pubblicato il 18 luglio scorso, ha identificato 35 campioni di urina legati ad atleti paralimpici, e altri 10 – relativi a nove atleti – sono stati identificati sabato 6 agosto. In totale, quindi, l’Ipc ha avuto a disposizione 45 campioni di 44 atleti, di cui 27 legati a sport a tutti gli effetti inseriti nel programma delle Paralimpiadi. Analisi che hanno riguardato cinque sport del programma estivo e tre di quello invernale. A proposito di sport invernali, l’Ipc è andata anche a ripescare 21 campioni di urina relativi ai controlli antidoping di sette atleti russi prelevati durante le Paralimpiadi invernali di Sochi 2014 inviandoli ad un laboratorio londinese per essere ri-esaminati: ne è venuta fuori la conferma che anche i campioni degli atleti paralimpici presentavano le stesse anomalie (come segni e graffi sui tappi) riscontrate in quelle degli atleti olimpici per i quali era stata evidenziata la manomissione in caso di positività a sostanze proibite. La conferma che anche gli atleti paralimpici sono stati inclusi nel più ampio sistema di doping di Stato in Russia ha così spinto l’Ipc a prendere la decisione dell’esclusione dell’intera squadra, e ad annunciare peraltro che nei prossimi mesi saranno nuovamente analizzate tutte le provette prelevate a ciascun atleta russo che ha gareggiato a Sochi 2014. Di fronte a tutto ciò, appare quasi dovuta la rassicurazione che “la Russia ha alcuni atleti di alta qualità in tutti gli sport e non vediamo l'ora che arrivi il giorno in cui saremo in grado di accogliere il ritorno del Comitato Paralimpico russo con la certezza che esso adempia a tutti gli obblighi, al fine di garantire parità di condizioni per tutti”.
 
A questo punto, occorrerà aspettare i tempi del ricorso, presentato dalla Russia, che oltre che in una improbabile marcia indietro dell’Ipc spera nella riammissione da parte del Tribunale arbitrale dello sport (Tas). Ma già il Comitato paralimpico internazionale guarda avanti, annunciando di star lavorando con le Federazioni internazionali per determinare come i 267 posti assegnati in 18 sport ad atleti russi possano essere almeno parzialmente ridistribuiti ad atleti di altre nazioni. (ska)

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Tag: Paralimpiadi Rio 2016

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