:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

I giovani e la voglia di lavorare in agricoltura, "nonostante gli ostacoli"

La storia di Nicoletta: laureata in Relazioni internazionali, oggi lavora a Barcellona ma vorrebbe tornare nella sua terra, a San Felice del Molise e intraprendere un progetto di agricoltura sostenibile. Finora però ha incontrato molte difficoltà

22 agosto 2016

- Roma  - In Italia cresce l’interesse dei giovani per l’agricoltura e si moltiplicano le iscrizioni ai corsi di agraria. Chi sono i ragazzi del cosiddetto ritorno alla terra? Diregiovani ha incontrato alcuni di loro.

"Cosa sei tornata a fare?" "L’agricoltura non funziona come pensi tu". "I progetti innovativi sono solo chiacchiere". Nicoletta Radatta, classe 1980, laurea in Relazioni internazionali a Forlì e una ricca esperienza di lavoro all’estero, sintetizza così le frasi ricorrenti che l’hanno scoraggiata dall’intraprendere la strada dell’agricoltura sostenibile in Italia. Oggi Nicoletta lavora in una grande città, a Barcellona, ma ha un desiderio forte di ritorno alla terra. Alla sua San Felice del Molise, in provincia di Campobasso.

"Sono cresciuta circondata dai vigneti, dagli uliveti e dai campi di grano. Un paesaggio che davo per scontato", racconta Nicoletta. Dopo un’esperienza di lavoro con un’associazione in uno dei quartieri più periferici di Medellin, dove vivevano per lo più sfollati e famiglie sotto la soglia di povertà, racconta Nicoletta, "ho scoperto di essere seduta su una miniera d’oro".

Segnata dall’incontro con i campesinos colombiani, al suo ritorno Nicoletta decide di organizzarsi per creare un progetto di filiera nelle terre della sua famiglia: "L’idea era di produrre e vendere direttamente i prodotti agroalimentari senza intermediari. Anche se il progetto nel complesso era piu’ ampio e prevedeva anche corsi di formazione a tema, soprattutto riguardo all’olio e al vino, sia riguardo alla produzione in se’ che alla sicurezza sul lavoro". Oltre all’assenza di sostegno da parte del territorio, i problemi pero’ sono stati legati anche alle difficolta’ economiche. Per Nicoletta, che ha provato ad accedere a un finanziamento pubblico, "la strada del bando regionale e’ un percorso ad ostacoli". Perche’? Perche’ per presentare il progetto "devi affidarti ad un agronomo, con la speranza che la tua e la sua idea di progetto produttivo coincidano; poi elaborare un piano finanziario e poi cercare una fideiussione bancaria. Una volta presentato il progetto bisogna aspettare i tempi biblici delle graduatorie con la speranza che il criterio di selezione sia quello della bonta’ del progetto e non un altro… Se sei riuscita ad arrivare fino a questo punto, scopri un’altra matrioska: gli incontri surreali alla Camera di Commercio i cui funzionari ti rimandano alla loro pagina web per qualsiasi dubbio o quesito in merito alla normativa. Riassumendo, mi sono sentita come un granello di sabbia che insieme a tanti altri puo’ diventare una duna, ma solo viene portato via dal vento". (DIRE) 

© Copyright Redattore Sociale

Tag: lavoro, Agricoltura, giovani

Stampa Stampa