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Da Ostia a Rio 2016, la straordinaria storia dello sport per disabili in Italia

Un film-documentario, un archivio online e una mostra fotografica raccontare le origini e lo sviluppo del movimento paralimpico attraverso le voci dei protagonisti. Appuntamento il 1 settembre a Roma (Auditorium dell’Inail)

30 agosto 2016

paralimpiadi, storie di vite straordinarie - evento memoria paralimpica

ROMA - Aveva 28 anni Aroldo Ruschioni quando sfilò sulla sua carrozzina negli impianti romani dell’Acqua Acetosa, dinanzi a una piccola folla di 5mila spettatori. Era il 18 settembre del 1960, le Olimpiadi si erano chiuse da appena una settimana e la città di Roma ospitava la prima edizione dei Giochi Paralimpici, riconosciuti come tali dal Cio soltanto 24 anni dopo, e all’epoca noti solo come la nona edizione dei Giochi Internazionali di Stoke Mandeville per paraplegici: un’iniziativa nata alla fine della seconda guerra mondiale in Inghilterra dove il neurochirurgo Ludwig Guttman aveva usato per la prima volta lo sport per riabilitare gli ex soldati feriti nel corpo e nello spirito. "Tornai a casa con un oro nel tennis tavolo, un argento nella scherma e un bronzo nel nuoto", racconta Ruschioni, che insieme ad altri 400 atleti provenienti da 21 Paesi diversi calcò gli stessi campi di gara che pochi giorni prima avevano ospitato i colleghi olimpionici.

- L’Italia partecipò alla prima edizione delle Paralimpiadi con una squadra composta interamente da atleti del Centro Paraplegici di Ostia, fondato nel 1957 dall’Inail e diretto dal dottor Antonio Maglio, l’uomo che può essere considerato a tutti gli effetti il padre del movimento paralimpico italiano. Come Aroldo Ruschioni, nato a Macerata 84 anni fa e arrivato nel Centro di Ostia all’età di 25 anni in seguito a una caduta nel pozzo, attraverso la sport-terapia Maglio riabilitò decine di giovanissimi infortunati sul lavoro provenienti da tutta Italia, tra cui alcune donne. Ai protagonisti di quella stagione e alla storia dello sport per disabili è ora dedicato il progetto “Memoria Paralimpica”, che comprende un film-documentario intitolato “E poi vincemmo l’oro”, un archivio online (www.memoria paralimpica.it) ricco di 25 interviste e oltre 900 foto d’epoca e una mostra fotografica. Inoltre una selezione dei materiali raccolti (foto e testi di interviste ad atleti vecchi e nuovi) si può trovare sul numero di agosto-settembre SuperAbile Inail, la rivista dell’Inail sui temi della disabilità, pubblicata per l’occasione in formato monografico.

Il progetto – che è stato promosso dal Comitato Italiano Paralimpico insieme all’Inail e alla Fondazione Italiana Paralimpica e realizzato dall’agenzia stampa Redattore Sociale con la collaborazione di Zoofactory film production e Kapusons web agency – sarà presentato giovedì 1 settembre a Roma (Auditorium dell’Inail, Piazzale Pastore 6) dalle ore 11.00 alle 13.00 (ingresso libero). Nel corso della mattinata sarà proiettato in anteprima anche il film documentario “E poi vincemmo l’oro” (56’), che racconta lo sviluppo del movimento paralimpico dalla fase pioneristica del dottor Maglio e il Centro Protesi di Ostia ai campioni di oggi in partenza per Rio. Alla presentazione interverranno il presidente del Cip, Luca Pancalli, il direttore generale dell’Inail, Giuseppe Lucibello, e alcuni dei primi atleti o dei loro familiari, tra cui Aroldo Ruschioni, Uber e Irene Monaco, Silvana Martino, Maria Stella Calà, che così ricorda suo marito Antonio Maglio, scomparso nel 1988: “Ha gettato un sasso grandissimo, enorme, più che sasso un masso per l’epoca. L’ultimo atto del percorso di riabilitazione per lui è stato sicuramente lo sport, che ridà i sogni, ridà la vita, mette in atto un processo di integrazione fortissimo".

E che la storia di quell’entusiasmante avventura che è l’agonismo paralimpico parta proprio dalla piccola Ostia, lo conferma anche Luca Pancalli, uno dei più medagliati atleti di tutti i tempi e oggi apprezzato presidente del Cip. Nella sua intervista, fruibile in formato integrale nella parte dell’archivio online dedicata agli atleti più nuovi e quelli in partenza per Rio, racconta il suo incontro con il neuropsichiatra di Ostia, dopo l’incidente avvenuto all’età di 17 anni durante una gara di equitazione: “Quando incontrai il professor Maglio la prima volta rimasi fulminato dal suo sguardo, perché ti guardava dritto negli occhi in modo penetrante. Mi disse: ‘Tu amavi far sport, eri un atleta? E perché non continui? Tu devi continuare e devi ricominciare’. Col tempo raccolsi quest’amo lanciato dal professore Maglio e mi presentai in piscina. Da lì poi è nato tutto”. (Antonella Patete)

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Tag: Paralimpiadi Rio 2016

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