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“Il cane guida? In albergo non può entrare": la denuncia di Patrizia

Il caso di discriminazione nei confronti di una persona non vedente accompagnata dal proprio cane guida in un hotel di Rimini. Ma la legge parla chiaro: "Il cieco con il cane guida può entrare in tutti i luoghi aperti al pubblico"

01 settembre 2016

- ROMA – “L'idea di trascorrere con l’intero mio nucleo familiare e con alcuni amici un breve periodo di vacanza a Rimini mi ha subito entusiasmato. Purtroppo tale slancio è durato il tempo di una prenotazione alberghiera”. Così Patrizia Rosito, non vedente pugliese, comincia a raccontare il rifiuto subìto da lei e dal suo cane guida. “Accompagnata anche dalla mia dolce Pepita, cane guida per non vedenti del Servizio Cani Guida dei Lions di Limbiate (MB) che da ormai un anno mi precede dappertutto come un’ombra, mi sono adoperata per la prenotazione di rito presso un hotel in quel di Rimini, precisamente l’Hotel St. Gregory Park sito in via Lucio Lando, struttura verso la quale un’altra famiglia di amici si era orientata per condividere con noi la vacanza”. Il primo approccio con l’addetto alle prenotazioni è stato all’insegna della cortesia e della disponibilità: “Il mio soggiorno previsto dal 28 al 31 agosto non avrebbe dovuto avere intoppi, c’era la disponibilità di due camere comunicanti giuste per poter accogliere il mio nucleo familiare composto da cinque persone”. Tutto si è “inspiegabilmente complicato” quando Patrizia ha fatto presente che sarebbe arrivata in compagnia del suo cane guida. 

“L’addetto alle prenotazioni, più volte contattato nel vano tentativo di spiegare che le leggi italiane riconoscono al privo della vista il diritto ad accedere agli esercizi aperti al pubblico con il proprio cane guida (comma aggiunto alla Legge n.37 del 14 febbraio 1974 dalla Legge n.376 del 25 agosto 1988 – diritto rimarcato in ultimo dalla Legge n.60 dell’8 febbraio 2006 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.52 del 3 marzo 2006) non ha ritenuto di dover accettare questa presenza canina”. Concetto ribadito dall’albergo in una mail, che per Patrizia e i suoi familiari ha “formalmente sancito la discriminazione rivolta nei confronti dei disabili sensoriali visivi”. Scrive l’addetto alle prenotazioni: “E’ politica aziendale l'impossibilità di accedere alla struttura con animali, né di piccola né di grande taglia, né da compagnia né da accompagnamento. Pertanto, purtroppo ci vediamo costretti a declinare la disponibilità di alloggio”. L’albergo segnala alla donna non vedente una soluzione alternativa, un albergo di categoria differente ma “con servizi adeguati e del tutto similari” che potrà accoglierla. Patrizia si sente “beffata”, e con il dispiacere di non poter condividere la vacanza con gli amici. “Debbo dare atto che tante altre strutture ricettive a Rimini accolgono gli amici a quattro zampe – tiene a precisare -, ma ritengo necessario portare all’attenzione questo comportamento, frutto di una scarsa informazione e della mancata osservanza di specifiche normative nazionali che purtroppo è dilagante, come amaramente sperimento ogni giorno”. 

Sulla vicenda interviene l’Unione ciechi e ipovedenti, che chiarisce: “Ancora una volta dobbiamo ricordare – dice Mario Barbuto, presidente nazionale dell’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti - che "il cieco con il cane guida può entrare in tutti i luoghi aperti al pubblico", così come recita l’articolo unico della Legge n. 37/1974 - aggiornata poi con la legge 60/2006. Il cane guida è un vero compagno di libertà, sempre disponibile e pronto ad assecondare le necessità di autonomia e di mobilità. Purtroppo però, ancora oggi, troppo spesso non viene permesso al non vedente accompagnato dal cane guida di soggiornare in un albergo, entrare in un ristorante, prendere un taxi o utilizzare mezzi di trasporto pubblico, nonostante l’esistenza della legge, e il buon senso. Ogni rifiuto di questa nostra libertà – continua Barbuto - costituisce una violazione dei nostri diritti umani basilari. A questi diritti non potremo mai rinunciare ed è nostro dovere difenderli in ogni sede e con ogni mezzo”. 

“Un cieco non è un cittadino con meno diritti di altri, la legge ci tutela e noi dobbiamo ricordare che essere ciechi non ci rende diversi dagli altri” dice Irene Balbo, referente nazionale della Commissione cani guida dell’Unione e consigliere regionale dell'Emilia Romagna. Balbo, a seguito della denuncia di Patrizia, ha contattato telefonicamente l’Hotel St. Gregory Park di Rimini “e mi sono sentita rispondere che il fatto che ci fosse una legge non li obbligava a rispettarla. Per rafforzare tale posizione è stata azzardata persino una similitudine dicendo che se un celiaco vuole albergare presso di loro, dove non ci sono alimenti senza glutine, sono  costretti a non accettarlo e indirizzarlo altrove, chiedendosi qual è la differenza con la situazione di cui parliamo. Quando ho fatto presente che noi, come qualsiasi altro cittadino, abbiamo il diritto di scegliere dove andare, mi è stato riferito che ci vuole buon senso e che non capivano perché avremmo dovuto soggiornare proprio da loro”. (ep) 

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