:::

Inserisci le tue credenziali per accedere ai servizi per gli abbonati

   
Ricordami

Password dimenticata?

Oppure scopri come abbonarti »

Stampa Stampa

In bici sull’Himalaya contro la tratta di esseri umani: impresa di 500 monache buddiste

Le "Kung fu nuns" appartengono all'ordine Drukpa e sono esperte di arti marziali. Dopo il terremoto del 2015, in Nepal è aumentato lo sfruttamento di donne e bambini. Per sollevare il problema hanno percorso quattromila chilometri, pedalando fino all'India. "Pregare non basta"

20 settembre 2016

Monache buddiste pedalano contro tratta di esseri umani
ROMA  – Cinquecento monache buddiste hanno pedalato per 4 mila chilometri sulla catena himalayana tra Nepal e India per richiamare l’attenzione sul traffico di esseri umani nella regione. Ne dà notiza l'agenzia del Pime AsiaNews. Jigme Konchok Lhamo, una monaca di 22 anni, spiega il motivo dell’iniziativa: “Mentre lo scorso anno prestavamo soccorso alle popolazioni terremotate del Nepal, abbiamo saputo di numerose ragazze povere vendute dai loro stessi genitori perché non sapevano più come mandare avanti la famiglia. Vogliamo fare qualcosa per cambiare la mentalità che considera la donna inferiore all’uomo. Questa escursione in montagna dimostra che le donne hanno la stessa potenza e forza degli uomini”.
Il viaggio è iniziato a Kathmandu e si è concluso nella città di Leh, nella parte settentrionale dell’India. Le monache appartengono al lignaggio Drukpa - una delle scuole "moderne" del buddismo tibetano - e sono esperte di arti marziali. La loro abilità gli ha procurato il soprannome di “Kung Fu nuns” e vivono in prevalenza in India, Nepal, Bhutan e Tibet.
 
- Per questa impresa hanno abbandonato l’abito monastico e indossato scarpe da ginnastica, casco protettivo e tuta sportiva. Le monache non sono nuove a questo tipo di esperienza: si tratta infatti della quarta pedalata. Durante il percorso hanno incontrato la popolazione locale, funzionari di governo, leader religiosi e con tutti hanno parlato di eguaglianza di genere, coesistenza pacifica e rispetto per l’ambiente.
Le monache hanno distribuito cibo ai poveri e cure mediche agli abitanti dei villaggi.
Insieme a loro ha pedalato anche il Gyalwang Drukpa, il dodicesimo capo dell’ordine. Jigme Pema Wangchen che ha il merito di aver riformato in senso progressista il movimento, promuovendo il riscatto delle monache e la parità di genere. Prima della riforma infatti esse erano destinate ai lavori più umili e subivano maltrattamenti e minacce da parte dei monaci maschi mentre ora possono aspirare anche a ruoli di leadership.
 
Le monache lottano concretamente per le donne che in Nepal vengono vendute come schiave del sesso da trafficanti senza scrupoli. Il terremoto del 25 aprile 2015 ha provocato circa 9mila vittime e ha lasciato quasi 40 mila bambini senza genitori. E anch’essi rischiano di cadere nelle mani di trafficanti, spesso travestiti da santoni e benefattori. La monaca Jigme Konchok Lhamo dichiara: “Le persone pensano che dobbiamo stare rinchiuse nel tempio e pregare tutto il tempo, dato che siamo monache. Ma la preghiera non basta. Il Gyalwang Drukpa ci insegna che dobbiamo uscire e mettere in pratica le parole con cui preghiamo. In fin dei conti, le azioni parlano più forte delle parole”.

© Copyright Redattore Sociale

Stampa Stampa