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Dipendenze, "donne più consapevoli": l'importanza di differenziare le terapie

Rispetto agli uomini tendono a colpevolizzarsi e a vivere problemi di droga e alcool con un senso di colpa maggiore. Sviluppano dipendenze più velocemente e molto spesso hanno un passato di abusi alle spalle. L'analisi di Vera Segraeus (Università Stoccolma)

23 settembre 2016

ROMA - La differenza di genere nei percorsi terapeutici e l’importanza di un percorso personalizzato per uscire dalla dipendenza. Sono questi alcuni degli argomenti affrontati da specialisti e docenti internazionali che hanno preso parte al XVI° Simposio Ewodor dal titolo “Il modello di Comunità terapeutica come strumento di empowerment”, organizzato a Roma da Dianova Italia, Dianova International e il Department of Special needs education (University of Ghent-Belgio). Un incontro di due giorni per discutere del ruolo delle comunità terapeutiche nel trattamento di tutte le forme di dipendenze.

-“Non si può non tenere conto della prospettiva di genere davanti a problemi di tossicodipendenza”, ha spiegato Vera Segraeus, professoressa all’università di Stoccolma. “Numerosi studi dimostrano che, mentre gli uomini tendono a negare i loro problemi, le donne sono più consapevoli dei loro disturbi ma si sentono in colpa e si vergognano di più. Sviluppano le loro forme di dipendenze più velocemente, soprattutto se ci sono stati dei casi di violenza in famiglia. Per questo è importante tenere sempre presente il background della donna nel trattamento di recupero”.

La famiglia di origine gioca un ruolo fondamentale. “Se non c’è il sostegno dei parenti, il percorso diventa più difficile”, ha continuato Segraeus. “Come per gli uomini, esistono delle barriere economiche per l’accesso alle cure. Ma per le donne ad incidere maggiormente sono le barriere psicologiche. Tendono a considerare le loro dipendenze come un fallimento morale. Inoltre, molto spesso i loro sintomi sono visti solo da una prospettiva psichiatrica e non come frutto della loro dipendenza”.
Per avere una efficacia maggiore, i percorsi terapeutici dovrebbero essere separati da quelli degli uomini: “Le donne che hanno anche subito abusi da parte di padri o compagni devono sentirsi al sicuro, protette. Necessitano di uno staff al femminile ed è indispensabile che sviluppino una certa continuità nel tempo con gli operatori”. (Gabriella Lanza)

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Tag: Dipendenze, Donne, Droghe

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