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L'Europa pensa a uno sport accessibile anche per anziani, migranti e disabili

La relazione dell’europarlamentare finlandese Hannu Takkula ha l’intento di orientare le politiche della Commissione in materia di attività sportive. Tra i concetti chiave inclusione delle categorie più vulnerabili e sostegno al programma Erasmus

05 ottobre 2016

- ROMA - Buona governance, trasparenza, inclusione e accessibilità. Sono queste le parole chiave della relazione che l’europarlamentare finlandese Hannu Takkula ha appena terminato di redigere per orientare le politiche sportive della Commissione Europea. La proposta di risoluzione del Parlamento europeo nasce a sette anni dal Trattato di Lisbona, che sancisce la competenza non vincolante della Une nell’ambito della politica dello sport. E parte dall’idea che lo sport debba essere davvero un patrimonio di tutti, compresi i gruppi socialmente più vulnerabili come gli anziani, i migranti e le persone con disabilità. La relazione analizza anche l’importanza dell’attività fisica a livello di politiche sociali, sanitarie e d’istruzione. E sottolinea la spinta economica costituita dallo sport, anche in termini di turismo, benessere, industria dei prodotti e servizi digitali. Sono oltre 7 milioni i cittadini europei lavorano nel settore dello sport – ricorda la relazione – per un giro di affari pari d’affari di quasi 300 miliardi.

La relazione chiede inoltre tolleranza zero per la corruzione nel settore sportivo e invita le organizzazione di qualsiasi livello a presentare proposte concrete per migliorare la governance entro il 2018. Il testo non dimentica, inoltre, di citare le grandi sfide che il mondo dello sport professionistico si trova ad affrontare, come la piaga del doping o il problema delle partite truccate e la proprietà di terzi, che invita ad affrontare in maniera efficace. E mette altresì in evidenza la necessità di garantire che i principali eventi sportivi producano effetti positivi e sostenibili anche per la coesione delle città e dei Paesi che ospitano le competizioni. Tra gli strumenti più efficaci della politica Ue in materia di sport, la relazione individua il programma Erasmus+, che deve essere però potenziato e utilizzato in modo più efficace, sia stanziando un maggior numero di fondi per lo sport all’interno del programma sia promuovendo la mobilità di volontari, allenatori, atleti e istruttori.

Molte, infine, le raccomandazioni contenute nella relazione, tra cui la necessità di garantire l’accesso a tutti gli impianti sportivi da parte delle persone con disabilità, l’appoggio alle strutture che promuovono la mobilità dei volontari nello sport, la tutela degli sportivi contro le pratiche abusive, la lotta contro la tratta di esseri umani, in particolare per quanto riguarda i bambini, il ruolo dello sport come strumento di integrazione dei rifugiati, dei migranti e dei richiedenti asilo e l’affermazione dell’importanza della pratica sportiva nella lotta contro la radicalizzazione. (ap)

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