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In piazza gli italiani senza cittadinanza: "Cambiateci la vita"

A Roma in piazza del Pantheon e contemporaneamente in altre città i ragazzi di seconda generazione nati e cresciuti nel nostro paese si sono vestiti da fantasmi per ribadire la loro invisibilità di fronte alla legge: "Il tempo della riforma era ieri. Noi non vogliamo più aspettare"

13 ottobre 2016

ROMA – “Il tempo della riforma era ieri. Noi non vogliamo più aspettare. Ora basta, cambiateci la vita". Lo hanno sottolineato gli "Italiani senza cittadinanza", i ragazzi di seconda generazione, nati o cresciuti nel nostro paese che aspettano da un anno la riforma della legge 91 del 1992. A Roma in piazza del Pantheon (e contemporaneamente in altre città) si sono vestiti da fantasmi, hanno cantanto e ballato, per ribadire la loro invisibilità di fronte alla legge. Con loro c'erano molte associazioni e politici tra cui Doris Lo Moro, relatrice della legge al Senato e Luigi Manconi, presidente della commissione Diritti umani.

Abbiamo deciso di alzare la voce, travestiti da fantasmi, perché così ci sentiamo in un paese che non ci riconosce come cittadini – sottolinea Arber Agalliu, uno dei portavoce del movimento Italiani senza cittadinanza. Nato in Albania, è arrivato in Italia all’età di 8 anni, oggi ne ha 28 ma sta ancora aspettando di poter prendere la cittadinanza italiana. “Sono vent’anni che vivo qui, ho fatto tutte le scuole qui, ma sono ancora considerato uno straniero. I tempi di attesa per il riconoscimento sonon lunghissimi, la riforma della legge serve, e serve ora”. Anche Paula Baudet Vivanco è arrivata in Italia all’età di 7 anni ma ha dovuto aspettare di averne 33 per essere riconosciuta cittadina italiana. “Nel frattempo andavo avanti rinnovando permessi di soggiorno, l’ho fatto per venticinque anni – sottolinea -. Non voglio che i bambini che oggi frequentano la scuola debbano vivere come ho fatto io. Il tempo per fare questa legge è già scaduto, era ieri. Non si può più rimandare oltre. Oggi abbiamo incontrato la presidente della Commissione Affari costituzionali in Senato, la senatrice Finocchiaro, che ci ha ribadito la volontà di voler aspettare il referendum, cioè il 4 dicembre, per calendarizzare la discussione sul ddl. Siamo preoccupati, per questi continui rinvii. I diritti delle persone non possono dipendere da ragioni di opportunità politica. Per noi c’è voluto molto coraggio a vivere con l’ansia del rinnovo del permesso di soggiorno, ora il Senato abbia lo stesso coraggio e vada avanti”. Per la scrittrice Igiaba Scego, “la situazione di questa riforma rispecchia l’immobilismo dell’Italia. Non avere la cittadinanza vuole dire essere straniero nella propria nazione- ha detto - vuol dire non vedersi riconosciuto un diritto fondamentale”.

In piazza coi manifestanti anche diversi politici, tra cui le due relatrici della legge alla Camera e al Senato, Marilena Fabbri e Doris Lo Moro. Quest’ultima, in particolare, si è detta solidale con quanti protestavano in piazza. “Questi ragazzi hanno ragione, non è concepibile questo continuo rinvio – ha detto Lo Moro -. Oggi si è parlato di rinviare la discussione dopo il 5 dicembre, ma per quella data anche la mia pazienza sarà esaurita. Non capisco quale problema ci sia ad andare davanti all’opinione pubblica a dire qualcosa di diverso da quello che dice Calderoli”. Alla senatrice i ragazzi hanno consegnato le cartoline della loro infanzia: “qui c’è tutta la nostra vita, ora chiediamo a voi di cambiarci la vita, facendoci finalmente diventare cittadini”.

Tra le associazioni in piazza Rete G2 e l’Italia sono anch’io. Anche il presidente della Commissione diritti umani al Senato, Luigi Manconi, era presente al sit-in. “Questi ragazzi sono nati qui, sono cresciuti qui, parlano italiano, tifano le nostre squadre di calcio – ha detto -. Ma per l’anagrafe sono stranieri. Questo è grave perché la cittadinanza deve fondarsi proprio su tutto quello che essi rappresentano : attaccamento ai valori di democrazia e di partecipazione”. (ec) 

© Copyright Redattore Sociale

Tag: migranti, cittadinanza

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