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Dopo l'incidente di nuovo in alta quota: la sfida di Eleonora

A circa un anno dalla caduta da una parete in Trentino, che l’ha privata dell’uso delle gambe, Eleonora Delnevo torna in vetta per inseguire la passione di sempre. "La mia vita è questa, con obiettivi e progetti da realizzare. È il mio modo di 'tirarsi fuori dalla buca'”

16 ottobre 2016

Eleonora Delnevo - Arrampicata 2 DA SUPERABILE

ROMA - Il termine appropriato è portaledge. Di per sé dice poco, ma significa qualcosa di straordinario anche solo a immaginarlo: una tenda smontabile concepita per i bivacchi in parete. Una struttura portatile, quindi, per consentire agli scalatori di fermarsi a trascorrere la notte perfino sospesi, interrompendo l’arrampicata. Dormirà in una di queste strutture anche Eleonora Delnevo, 35 anni, originaria di Treviglio, in provincia di Bergamo – alpinista per passione e non per professione –, che a ottobre rivivrà l’emozione di una scalata a circa un anno e mezzo di distanza dall’incidente che l’ha privata dell’uso delle gambe e messa sulla sedia a ruote. Così si racconta in un'intervista pubblicata nel numero di settembre del Magazine Superabile Inail.

Come nasce l’avventura dell’alpinismo? 
Nel tempo mi sono appassionata a questo sport, ma sempre a livello amatoriale, insieme a un gruppo di compagni di Bergamo. Nel marzo dello scorso anno eravamo in Trentino, in Val Daone; mentre salivamo, un blocco di roccia proprio sopra di noi si è staccato dalla parete e siamo precipitati nel canale sottostante. Il risultato per me è stato una lesione spinale completa. 
-Cosa ricorda di quei momenti? 
Ricordo che pur nel dramma avevo la consapevolezza che eravamo tutti vivi, io e i miei compagni. Non capivo niente del resto, anche perché ero sedata, ma ho subito avuto l’istinto della prontezza, della reazione, del pensare a riprendermi. Per me, almeno, è andata così... 
È vero che mentre si trovava ancora in ospedale un suo compagno di arrampicata le ha proposto di portarla di nuovo in salita scalando la vetta di El Capitan, nel parco di Yosemite in California, una delle pareti di roccia più famose al mondo? 
Sì, e io ho accettato perché non ho mai smesso di pensare alle cose da fare. Già in ospedale, durante la fisioterapia, ho ripreso a fare sport, e poi una volta uscita ho continuato con il paraclymbing e il kayak. Ora sto continuando a fare fisioterapia e ad allenarmi in palestra, poi in vista della partenza andrò con i miei compagni a prepararmi anche fuori dalla palestra. Partiremo in quattro. 
Come è cambiata la sua vita dopo l’infortunio? Ha avuto timore al pensiero di accettare questa sfida? 
Di fatto, posso dire che non è cambiata molto. Certamente le difficoltà sono aumentate, ma mi ha aiutato, soprattutto nei momenti più bui, anche il fatto di riprendere piuttosto rapidamente il lavoro. Sono libera professionista e mi occupo di consulenze aziendali in tema di ambiente, valutazioni per la sicurezza; gli studi dei miei clienti sono stati subito molto comprensivi, mi hanno stimolato ad andare avanti. La sfida di El Capitan fa parte della mia vita, e poi non sarà arrampicata vera e propria: userò le braccia. 
E i familiari accanto a lei? Riescono a sostenerla emotivamente nei suoi progetti? 
Assolutamente sì. La sostanza sta nel fatto che vedono me contenta e questo basta anche a loro. Inoltre vivo sola già da diversi anni, siamo vicini ma abitiamo in due paesi diversi; sono abituati alla mia autonomia, al fatto che ho sempre qualcosa di cui occuparmi tra sport, lavoro, fisioterapia, anche adesso che la quotidianità è più complessa. Ognuno vive come si sente di vivere, e io ho sempre avuto un obiettivo davanti a me, un progetto personale da realizzare, anche a lungo termine. Questo è molto importante in ogni caso, ma ora più che mai per me è fondamentale. Sono stata anche fortunata, perché ho avuto sempre aiuto e sprone dalla rete di persone intorno a me. 

Come avviene concretamente la preparazione al viaggio in California? 
Vorrei provare a bivaccare fuori una notte, per cercare di immedesimarmi in una situazione che sarà certamente particolare, con l’uso del portaledge per fermarsi in parete. Vado con amici; sarà un viaggio divertente, anche perché nessuno di noi è atleta professionista. Dal punto di vista tecnico non cambia nulla nelle attrezzature e nel materiale che useremo, cambia solo per me la modalità di approcciarmi ai soliti strumenti. Si tratterà di manovrare con carrucole autobloccanti, di lavorare con sospensioni, trazioni, per scaricare il peso delle gambe. Un’impresa che durerà tre o quattro giorni. 

Eleonora Delnevo - Arrampicata DA SUPERABILE

Ha anche il supporto di una campagna di crowdfunding
La campagna è stata aperta da mia sorella mentre ero ancora in ospedale, con l’obiettivo prioritario di aiutarmi a sostenere le spese che ho affrontato per le cure sanitarie, per l’adeguamento della macchina e del bagno di casa. Ora la raccolta fondi, che ha raggiunto oltre 60 mila euro grazie all’aiuto di un’associazione svizzera, di parenti, amici e cittadini sconosciuti, mi sta supportando anche per questa spedizione, e sarà chiusa al ritorno dal viaggio. 
Anche solo il volo in aereo per la California è già un’avventura... 
Sì, ho preso l’aereo recentemente per andare a trovare mia sorella a Londra, e qualche fastidio c’è stato. Certamente per la California la distanza è un’altra, per questo quando arriveremo a San Francisco avrò bisogno di qualche giorno di riposo e assestamento prima di spostarci al campo base e cominciare la scalata. 
Il segreto è non fermarsi mai? 
Avere sempre un obiettivo è il mio modo di “tirarsi fuori dalla buca”. Ho anche contattato una ragazza francese in carrozzina che arrampica. L’ho incontrata, mi ha fatto provare il suo imbrago e mi ha molto incoraggiato. La mia vita è questa. (Sara Mannocci)

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