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Case senza barriere, i suggerimenti di architetti e ingegneri

Promuovere l’accessibilità ambientale per persone disabili: gli esperti suggeriscono soluzioni per eliminare barriere architettoniche e percettive. Ma la parola d’ordine è formazione a tutto campo per i professionisti dell’edilizia

16 ottobre 2016

ROMA - In Italia "abbiamo una cultura dell’accessibilità parziale e incompleta. Fino a qualche anno fa la ricerca progettuale di soluzioni per l’accessibilità pubblica o privata si è riferita, più o meno consapevolmente, alle esigenze di due tipologie di disabilità molto specifiche: le para e tetraplegie e l’ipovisione. Oggi sappiamo che questi criteri non bastano: ogni persona presenta esigenze diverse, nelle varie fasi della sua vita". A chiarirlo nell'ultimo numero del Magazine Superabile Inail è l’architetto Michele Marchi, autore del volume Design for Duchenne. Linee guida per il progetto di costruzione o ristrutturazione di abitazioni per famiglie Duchenne, edito da Franco Angeli e rivolto sia alle persone con disabilità e ai loro familiari sia ai professionisti. Con preziose informazioni e linee guida per la costruzione e ristrutturazione di edifici residenziali accessibili a chi ha forme  di disabilità motoria: infatti "la normativa italiana relativa all’accessibilità di spazi e servizi non include le esigenze specifiche degli utenti -con queste problematiche", osserva Marchi, convinto che debba crescere la formazione al design for all: "Un metodo progettuale rivolto al soddisfacimento e all’inclusione della maggior quantità di utenti possibile". Infatti, mentre i manuali già pubblicati "si concentrano sugli spazi interni all’abitazione, la necessità e l’intenzione sarebbe quella di proseguire il lavoro su tematiche inerenti gli accessi, i trasferimenti orizzontali e verticali, le pertinenze, il garage, gli spazi comuni in condomini o palazzi".  Un’ulteriore area di indagine potrebbe essere quella di "ampliare le indicazioni fornite agli spazi pubblici e commerciali". Perché, aggiunge l’esperto, "il tema dell’accessibilità e dell’inclusione sociale è in rapido sviluppo e dovrebbe rappresentare un punto di riferimento per le future scelte politiche e istituzionali". 

Il volume è nato dalla collaborazione avviata nel 2009 tra il dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara e la onlus Parent Project, associazione di genitori di bambini e ragazzi con distrofia muscolare di Duchenne e Becker. Attraverso un protocollo di intesa siglato nel 2011, sono state istituite tre borse di studio per altrettanti dottorati di ricerca (compreso quello di Marchi), con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei pazienti Duchenne. In seguito la onlus Altro- Domani, che si batte contro le malattie neuromuscolari, ha voluto contribuire insieme all’azienda BTicino ai costi per la stampa di 1.000 copie distribuite gratuitamente alle famiglie delle due associazioni. È fondamentale, infatti, non partire da "regole prestabilite per progettare un’abitazione accessibile", rimarca l’architetto, consulente sull’abbattimento delle barriere architettoniche e l’accessibilità fisica, cognitiva e sociale per edifici privati e pubblici: "È sbagliato fornire indicazioni senza conoscere la singola persona con la quale stiamo progettando. Bisogna effettuare scelte ragionate in base alle reali necessità". E per farlo è necessario un dialogo costante con i fruitori degli immobili, per comprenderne le esigenze. 

"Il sistema di presa in carico per le persone disabili funziona per risposte standardizzate. Ma la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità va verso l’elaborazione di progetti personali. I tempi ora sono maturi per trasformare in fatti queste affermazioni di principio", afferma Giovanni Merlo, direttore di Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità) e docente del seminario sulla progettazione personalizzata svoltosi a maggio presso l'Università degli Studi Milano- Bicocca.

Invece quali sono i principali ostacoli che incontrano le persone con difficoltà visive nei loro spostamenti nell’ambiente urbano? Li illustra Lucia Baracco, architetto e ipovedente, che nel suo libro Barriere percettive e progettazione inclusiva. Accessibilità ambientale per persone con difficoltà visive (edito da Erickson) riassume i problemi che devono affrontare le persone che vedono poco, spesso a causa di banali errori di progettazione. E si permette di suggerire alcuni accorgimenti ai progettisti per eliminare non solo le barriere architettoniche, ma anche quelle percettive, che "determinano notevoli difficoltà nella mobilità e nell’orientamento, in particolare delle persone con disabilità visiva. Per riconoscerle e abbatterle non basta seguire alla lettera i regolamenti tecnici, ma occorre applicare una serie di accorgimenti pratici, mirati a risolvere i problemi che le persone con ipovisione si trovano ad affrontare. Accorgimenti che le norme oggettive magari non prescrivono, forse per la difficoltà di codificare qualcosa che va al di là dei numeri e delle misurazioni, e che hanno un’incidenza davvero marginale, a livello di costi, all’interno di progetti di ampia portata di arredo o riqualificazione urbana", fa notare l’architetto Baracco, che è presidente dell’Associazione lettura agevolata. 

Un esempio concreto? "Quello del marca-gradino, spesso concepito solo come espediente antiscivolo e che invece, se correttamente applicato, è elemento di risoluzione del problema di lettura visiva dei dislivelli di una scala.  Altri accorgimenti riguardano l’adozione, all’interno dei luoghi pubblici adibiti al trasporto, principalmente le stazioni, di mappe di orientamento dell’edificio e di mappe di contestualizzazione dell’edificio stesso rispetto alla città. Inoltre, sempre all’interno di ambienti complessi, è di fondamentale importanza l’adozione di un sistema di segnaletica intelligente, improntata a criteri di chiarezza, leggibilità, coerenza e universalità». 
L’architetto ci tiene a sottolineare – anche con una sua ricca documentazione fotografica, raccolta in anni di viaggi, esplorazioni e lavoro di documentazione – come "eliminare queste barriere non significa solo fare un piacere a chi vede poco. Infatti, succede spesso anche a tutti noi, pur se non ipovedenti, di dover fare i conti con situazioni di scarsa luminosità, elevata distanza, nebbia o foschia. A chi non è capitato in un ascensore poco illuminato, con i numeri dei piani piccoli e sbiaditi, di orientarsi col tatto tra i pulsanti, sperando di individuare quello giusto? Di solito i progettisti non comprendono il problema e le persone ipovedenti tendono ad attribuire a loro stesse e alla loro minorazione la causa di ogni difficoltà".   

E si può scommettere sull’edilizia accessibile pure per far ripartire il mercato immobiliare, da anni in stallo. Lo afferma la London School of Economics: in Inghilterra almeno 1,8 milioni di persone disabili hanno il denaro per comprare una casa ma non sanno come spenderlo, visto che la maggioranza degli alloggi ha barriere architettoniche. Quindi è stato lanciato un appello ai costruttori: tenere presente l’accessibilità non solo per i potenziali acquirenti disabili, ma per donne incinta, famiglie con figli piccoli e anziani. (Laura Badaracchi)

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