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Barricate anti-migranti nel Ferrarese, “episodio di ordinaria xenofobia"

A Gorino, frazione di Goro, allestite barricate per impedire l’arrivo, per decisione prefettizia, di un pullman che portava 12 donne migranti in un ostello. Arci: “Non vogliamo più assistere a questo spettacolo senza cuore e senza testa”. Cnca: “Respingimenti che lasciano esterrefatti"

25 ottobre 2016

- ROMA - Questa notte a Goro e Gorino, in Provincia di Ferrara, sono state allestite barricate per impedire l’arrivo, per decisione prefettizia, di un pullman che portava 12 donne migranti (una di queste incinta) in un ostello. “Donne traumatizzate da viaggi pericolosi e povertà assoluta condannate nuovamente ‘alla deriva’ – affermano in una nota l’Arci nazionale, Arci Ferrara e Arci Emilia Romagna,  -, nonostante l’impegno di volontari e militari impiegati nei soccorsi di cui si ha quotidianamente notizia. Donne costrette a vivere una notte in una caserma, dopo un viaggio e violenze terribili, bloccate da cittadini irrispettosi dell’interesse pubblico che ragionano solo secondo la difesa di interessi particolari per diffidenza pregiudiziale”.
Secondo l’associazione, “non può l’esasperazione dei cittadini trasformarsi in un gesto di simile intolleranza. L’accoglienza è un servizio pubblico, previsto per legge, che non può essere impedita. La decisione prefettizia non è la modalità che come Arci auspichiamo, ma nello stesso tempo non possiamo tollerare reazioni così tremende come quelle che si sono verificate questa notte. Serve un maggior ruolo di programmazione e regia che dovrebbe essere sempre guidato dagli enti locali nel loro complesso, con la fattiva collaborazione delle reti sociali sul territorio, il Terzo Settore in primis. Come Arci lo diciamo da sempre, in quanto solo con una valutazione dell’impatto sociale e la promozione della mediazione sociale di soggetti competenti nella comunità che accoglie è possibile non alimentare derive profondamente razziste”.

Conclude l’Arci: “C’è bisogno di uno sforzo da parte di tutti perché all’accoglienza materiale, imprescindibile per le persone, si accompagni una intensa, decisa e irrinunciabile azione di ripristino della cultura dell’accoglienza. C’è bisogno di dire con forza che a questo spettacolo senza cuore e senza testa, non vogliamo più assistere. Non possiamo essere soli a sostenere questo, ma al di là delle ripercussioni elettorali che questi temi alimentano, restiamo umani e chiediamo alla politica di ogni livello territoriale che si pronunci e si attivi per mantenere la rete sociale dove ancora esiste e ricostruirla dove appare distrutta”.

Cnca: “Episodio di ordinaria xenofobia”. “I ‘respingimenti’ di Gorino e Goro lasciano esterrefatti - dichiara don Armando Zappolini, presidente del Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) -, ma confermano un dato che è sempre più evidente: l’ordinarietà, la ‘normalità’ della xenofobia nel nostro paese. Nei due paesini del Ferrarese si è arrivati alla rivolta, con tanto di barricate, per non accogliere un piccolo gruppo di donne e bambini che difficilmente avrebbero messo in crisi la vita delle due collettività. È il segno che, in una parte consistente della popolazione, il rifiuto dell’altro, tanto più se debole, è ormai un riflesso condizionato, che prescinde da ogni considerazione razionale oltre che etica. Non v’è debbio che, per arrivare a questo punto, abbiano giocato un ruolo essenziale forze politiche e organi di stampa che hanno puntato massicciamente sulle paure e i risentimenti delle persone. Tuttavia, dobbiamo anche riconoscere che stenta a svilupparsi in Italia e in tutta Europa una visione alternativa, rispettosa dell’umanità e dei diritti delle persone migranti, che sia in grado di contrastare derive assai pericolose per la stessa democrazia. La ‘giungla’ di Calais, il suo sgombero e il muro che si sta costruendo, stanno lì a dimostrarlo come un monito per tutti coloro che hanno a cuore una pacifica convivenza. Il Cnca sente questo obiettivo come prioritario e si sta organizzando per essere ancora più efficace e presente su questo fronte.” “Come presidente del Cnca - conclude don Zappolini -, mi domando come si fa a rifiutare mamme e figli e poi chiedere allo stato, giustamente, un aiuto per le famiglie e i minori, per i quali non esistono tuttora politiche e stanziamenti adeguati. Come prete, mi auguro davvero che – tra coloro che hanno manifestato a Gorino e Goro – non vi siano cristiani: avrebbero smarrito del tutto il senso più profondo del Vangelo”.   

"Dodici donne e otto bambini, donne sole e con i propri figli hanno trovato all'arrivo al comune di Gorino nel ferrarese - meno di 4mila abitanti, 1,6% di immigrati - la strada sbarrata e, soprattutto, le porte chiuse dell''ostello dove dovevano essere ospitati. È un episodio preoccupantecommenta mons. Perego direttore della Fondazione Migrantes,  - che avviene in una terra dove la solidarieta'' era sempre stata un elemento fondamentale anche perche'' dimostra una cattiva informazione sulle storie e le tragedie di chi sbarca; preoccupante infine perche'' dimostra l''incapacita' delle istituzioni di preparare una comunita' all'accoglienza, continuando ad improvvisare gli arrivi". A dirlo oggi il direttore generale della scesi in strada per impedire l''accesso in paese a 12 donne e 8 bambini, che il prefetto di Ferrara aveva destinato all''ostello del paese. "L'episodio- ha aggiunto - è un segnale che dimostra come l'aria di chiusura e di ''muri'' che si respira in altri Paesi europei sta arrivando anche nelle nostre citta'' e nei nostri paesi, al punto tale che una Valle, con una delle oasi naturali del Po a protezione di flora e fauna, oggi arriva a non essere in grado di fare un gesto di ospitalita' per proteggere donne e bambini in fuga da guerre, disastri ambientali e violenze. La nostra democrazia come la nostra sicurezza non si puo' difendere rifiutando il diritto all''ospitalita''. In quelle famiglie in cammino ritroviamo in modi diversi la storia di fuga della famiglia di Nazareth". 

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Tag: migranti

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