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"La vita non sa di nomi": il progetto di teatro e salute mentale diventa un film

Garella e Poldi Allai, regista e documentarista, lanciano un crowdfunding per realizzare un film sull’esperienza della compagnia teatrale composta da pazienti psichiatrici nata dalla collaborazione tra Festina Lente Teatro e Dipartimento di salute mentale di Reggio Emilia

31 ottobre 2016

- REGGIO EMILIA - “Me l’ha detto una nostra attrice pochi giorni fa: ‘Qui sto bene perché non devo giustificare il mio stare male’. È questa la forza del nostro gruppo: trasformare la fragilità in forza, il limite in possibilità”. Andreina Garella è una regista teatrale, da 13 anni coinvolta nel progetto “Teatro e Salute Mentale” di Festina Lente Teatro in collaborazione con il Dipartimento di salute mentale di Reggio Emilia. Andreina, insieme con Giovanna Poldi Allai, documentarista, ha deciso di raccontare in un film l’esperienza di questa compagnia composta da pazienti psichiatrici. Il titolo è già stato scelto: “La vita non sa di nomi”, come scrisse Luigi Pirandello in “Uno, nessuno, centomila”.

“Ci sono attori che sono con noi dall’inizio, altri che nel corso degli anni hanno dovuto sospendere l’attività, ma poi sono tornati appena hanno potuto. Ci sono anche un educatore e uno psichiatra, ma posso assicurarvi che non si notano tra gli altri: siamo tutti – e solo – persone. Adesso siamo una ventina, pronti a debuttare con il nuovo spettacolo “L’ora in cui non sapevamo niente l’uno dell’altro”, liberamente ispirato all’omonimo testo di Peter Handke”. Sul palco dell’Auditorium Cavallerizza di Reggio Emilia, oltre alla compagnia anche 15 musicisti professionisti perché, continua Garella, “per noi mantenere alta la qualità artistica è fondamentale”. Nessun tono né atteggiamento paternalistico, allora, “pretendiamo il massimo da tutti. È faticoso, certo, ma è un valore in più anche per loro, che si ritrovano a fare qualcosa che non sapevano di essere in grado di fare”. Il palco, racconta la regista, è uno spazio di libertà nel quale possono uscire da tutti gli stereotipi e gli stigmi che le persone sono solite associare a un malato psichico.

Per realizzare questo film Garella e Poldi Allai hanno lanciato una campagna di crowdfunding accompagna da un video, una sorta di trailer del prodotto che sarà. “Chiediamo un contributo per completare le riprese in esterna, poi cercheremo anche altri sponsor. Teniamo moltissimo a questo progetto, strumento per raccontare a più persone possibili la ricchezza di questa esperienza fantastica: lo vogliamo fare a tutti i costi”. Un film che non sarà solo un documentario, ma intende fare uscire il teatro dal teatro, incontrando gli attori in luoghi per loro simbolici e nella loro vita quotidiana. “Mixeremo finzione e realtà, un po’ come diceva Pirandello”. E gli attori? “Sono contentissimi. Il teatro è un’arte effimera, una volta che finisce non c’è più. Il cinema lo è molto meno: potranno vedersi e rivedersi, vedendo valorizzato a pieno il loro lavoro”. (Ambra Notari)

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Tag: teatro, Salute mentale

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