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Apre "Africa Experience", ristorante dei rifugiati: ai fornelli per ricominciare

Domani 4 novembre a Venezia l'inaugurazione del locale che dà lavoro ai migranti. Ai fornelli si alternano cuochi che hanno vissuto l'esperienza dolorosa della fuga dal proprio paese: provengo da Etiopia, Nigeria e Guinea

03 novembre 2016

Africa Experience, murales

PADOVA - Alle pareti i simboli tribali e i colori sgargianti dell’Africa, con un’opera murale che dà la sensazione di immergersi fra i vicoli, la fauna e i batik caratteristici dei villaggi rurali. In tavola i piatti nati dalla condivisione di storie di vita dei rifugiati, del racconto dell’esperienza del viaggio che i richiedenti asilo migranti hanno dovuto affrontare a piedi o sui barconi. È questo "Africa Experience", il primo ristorante africano che sarà inaugurato domani a Venezia (Calle Lunga San Barnaba 2722, Dorsoduro). Per l'apertura non è stata scelta una città a caso: "Venezia è una città che storicamente accoglie, dialoga e rispetta ogni cultura" commenta Hamed Mohamad Karim, uno dei fondatori e gestori della società che dà il nome al ristorante, insieme a Hamed Mohamad Karim, Hadi Noori, Mandana Goki Nadimi e Samah Hassan El Feky.

- Ai fornelli si alternano tre cuochi, ma non cuochi "normali": Alganesh Tadese Gebrehiwot dell’Etiopia, Muhammed Sow della Guinea ed Efe Agbontaen della Nigeria sono fuggiti dall’Africa per trovare un futuro migliore in Italia. Il menù è il risultato del concorso "Masterchef per Africa Experience", realizzato con l’Istituto professionale "Andrea Barbarigo" che ha visto vincitori Alganesh (prima classificata), seguita da Sow ed Efe. I piatti, sottoposti al giudizio di una giuria che ha assegnato i premi ai tre candidati, sono stati valutati non solo dal punto di vista del gusto, ma anche dalla storia del cibo scelto. I candidati hanno infatti raccontato come avevano imparato a cucinare il piatto, spesso attraversando altri Paesi africani nel loro viaggio verso l’Europa.

Il ristorante è inoltre il frutto di un capolavoro artigianale, grazie all'opera dell'artista francese Blandine Hélary e di una coppia di ragazzi iraniani, Iman Ahmaznade e Neda. Blandine ha interpretato i simboli tribali e i colori sgargianti dell’Africa. Iman e Neda, maestri di intaglio, intarsio e lavorazione del legno, hanno realizzato un intreccio di “radici africane” fra le travi originali veneziane "che vanno a formare un albero che rappresenta la linfa, il nutrimento e la vitalità del continente africano" spiegano dallo staff, che proporrà una fitta programmazione di eventi culturali, presentazioni e condivisioni all'interno del nuovo ristorante.

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