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Il controllo di gestione nel non profit: una tesi di laurea da 110 e lode

Perché è importante e può avere rilevanza il controllo di gestione nelle imprese non profit che operano in convenzione con l’ente pubblico? A questa domanda ha risposto Francesca Lucia Gaglione, neolaureata presso l’Università “La Sapienza” di Roma, analizzando il caso della cooperativa sociale “Spes contra Spem”

05 novembre 2016

ROMA – Una tesi di laurea che ripercorre il ruolo e il contributo del Terzo settore nella costruzione del “Welfare State” italiano e che spiega perché è importante e può avere rilevanza il controllo di gestione nelle imprese no profit che operano in convenzione con l’ente pubblico: a discuterla, pochi giorni fa presso l’Università “La Sapienza” di Roma, Francesca Lucia Gaglione che attraverso un’analisi che parte dal caso specifico della cooperativa sociale “Spes contra Spem” cerca di far emergere come, risalendo al costo pieno generato da ogni singolo servizio reso, sia possibile  valutare non solo l’economicità dei servizi, ma anche il valore sociale apportato alla comunità da quegli stessi servizi.

-Partiamo dal titolo: “La rilevanza del controllo di gestione per le imprese filantropiche operanti in convenzione con l’ente pubblico”. Impegnativo e complesso. Perché questa tesi?
Questa tesi vuole estendere i tradizionali metodi di analisi dei costi e delle risorse propri delle imprese for profit anche alla realtà delle aziende non profit che, oltre a dover raggiungere l’equilibrio contabile per poter sopravvivere nel “mercato”, devono anche poter efficacemente raggiungere gli obiettivi solidaristici che si sono poste in sede di costituzione. 
Il caso della cooperativa sociale “Spes contra Spem”. Sulla base di quali motivazioni ha scelto l’analisi di questo contesto e non di altri?
Fin da quando avevo 16 anni svolgo attività di volontariato, ma il servizio che ho reso in una casa famiglia della mia città è stata sicuramente l’esperienza più coinvolgente ed emozionante. Ho scelto “Spes contra Spem” perché non si occupa soltanto di accoglienza residenziale, ma punta soprattutto all’integrazione sociale e al coinvolgimento dei suoi ospiti, per cui ho potuto immergermi nuovamente io stessa in quel clima di serena condivisione che si respira nella propria casa. 

Lei ripercorre la storia del Terzo settore quale elemento che, dagli anni ’70, ha impreziosito il sistema di “Welfare State” italiano divenuto nel tempo un modello oneroso e insufficiente a rispondere a vecchi e nuovi bisogni. E’ ancora così? Il Terzo settore svolge ancora questa funzione?
Assolutamente ancora oggi il Terzo Settore supplisce alla carenza dell’azione statale. Si stanno sperimentando numerose forme di collaborazione tra gli Enti Gestori e gli Enti Pubblici, che esternalizzano quei servizi per i quali non hanno le competenze tecniche necessarie o per i quali è più efficiente che vengano resi da soggetti privati; tuttavia, in questo senso, è necessaria una maggiore collaborazione da parte del settore pubblico, di modo che l’interesse per i capitoli di spesa non offuschi l’urgenza che determinati bisogni dell’uomo hanno di essere soddisfatti. 
Il controllo di gestione è uno strumento di government delle aziende, profit e non profit. Lo considera un elemento in più per le aziende non profit?
Il controllo di gestione è uno strumento fondamentale, soprattutto all’interno delle aziende non profit, le quali programmano i costi solo dopo aver accertato i proventi e le risorse disponibili. Per questo motivo è di primaria importanza risalire al costo pieno generato da ogni singolo servizio reso, in modo da valutarne non solo l’economicità, ma anche il valore sociale apportato alla comunità. 

Controllo di gestione e analisi dei costi. Cosa succede nella cooperativa “Spes contra Spem”? Quale tesi dimostra il suo elaborato?
Dallo studio è emerso che l’equilibrio contabile e, soprattutto, l’equilibrio economico, ovvero la realizzazione degli obiettivi filantropici prefissati, sono resi possibili grazie ai generosi contributi volontari in denaro, offerti da coloro che condividono i valori e le finalità dell’Ente: in particolare, essi coprono un consistente disavanzo pari a circa 100 mila euro per Casa Blu e Casa Salvatore. In più, il contributo di numerosi volontari rende l’attività più efficiente, migliorando sensibilmente la qualità del servizio reso: la vera forza dell’azione del Terzo Settore risiede, infatti, nei suoi elementi distintivi che non trovano di certo valorizzazione in bilancio, ma che impreziosiscono l’intera collettività. 
Ha qualcosa da suggerire al Terzo settore?
Al Terzo Settore saranno affidati compiti sempre più rilevanti dal punto di vista sociale: per questo le figure professionali che operano al suo interno devono avere la giusta convinzione e i giusti valori per portare avanti la “missione” che è stata loro affidata. Il mio consiglio è di puntare sulla trasparenza della gestione, in modo da rendere sempre più intenso il coinvolgimento con la comunità di riferimento e così da favorire un dialogo costruttivo con le Istituzioni, in un’ottica di welfare al plurale. 
Quanto ha preso alla fine?
110 e lode.

La cooperativa sociale “Spes contra Spem” è un’impresa non profit operante in convenzione con l’Ente pubblico locale Roma Capitale, che eroga un servizio di welfare residenziale, destinato a dare accoglienza e ospitalità a persone adulte con disabilità e ai minori accolti, favorendone anche l’integrazione socio-culturale: nello specifico, gestisce “CasaBlu” una comunità alloggio che ospita dodici persone adulte in stato di grave disabilità, “CasaSalvatore” una casa famiglia che accoglie sei persone adulte lievemente disabili, “Approdo” un gruppo appartamento che ospita otto minori stranieri tra i 10 e i 18 anni, “Semi di Autonomia” una comunità che accoglie sei giovani oltre il diciottesimo anno di età, finché avranno raggiunto un’indipendenza sul piano reddituale. (eb) 

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Tag: Terzo settore, Non profit

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