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"L’ora di lezione non basta": quando a scuola s'impara a crescere

L’ideatore delle scuole "Senza Zaino" spiega in un libro l’importanza di una scuola che renda possibile l’incontro dei ragazzi con le cose del mondo, che sostenga la loro fragilità e li spinga ad esplorare bellezza e durezza della vita

28 novembre 2016

L'ora di lezione non basta - copertina

La scuola ha un compito importante, oltre a quello formativo deve esporre i ragazzi all’esperienza e al contatto con la realtà. L’attività didattica è un tempo dove non ha luogo solo l’assimilazione, ma al contrario, è uno spazio in cui il maestro dovrebbe "spingere l’allievo all’indipendenza", per questo va ripensata con gli insegnanti e gli studenti. La pensa così Marco Orsi, autore del testo “L’ora di lezione non basta” (Maggioli Editore, 2015), maestro elementare, dirigente scolastico e ideatore delle scuole “Senza Zaino”, Orsi attualmente è coordinatore dei tutor universitari presso il Corso di laurea in scienze della formazione primaria dell’Università di Firenze. Il testo è frutto di una riflessione personale che si basa su letture e ricerche, visioni e pratiche, ma anche su discussioni ed esperienze sul campo.

Rendere possibile l’incontro dell’alunno con le cose del mondo - Non solo “lezione” ma “cose” e “comunità” assumono un’importanza rilevante, un insegnamento che si confronta direttamente con la vita, l’approfondisce e l’affronta, che incoraggia il bambino a riconoscerne “durezza e bellezza ma anche insondabilità”, che lo aiuta “a incontrarsi/scontrarsi con il limite” sapendo alimentare al contempo, meraviglia e curiosità per le cose del mondo. Il docente in tutto questo percorso, ha un ruolo da intermediario, è un facilitatore che deve saper accompagnare il ragazzo a conoscere, interpretare e dare un nome alle cose che lo circondano, anche gli oggetti diventano strumenti di conoscenza. - La scuola, spiega Orsi, deve avere spazi adeguati alla formazione delle nuove generazioni, ambienti curati, dotati di giochi per imparare le varie competenze, materiali per la matematica, attrezzi per gli esperimenti scientifici, libri, carte geografiche ecc.. Proviamo a immaginare, esorta l’autore, contesti scolastici belli e gradevoli dal punto di vista estetico, funzionali alle metodologie che si vogliono realizzare, con strumenti che supportino insieme didattica, creatività, ragione ed emozioni. Un contesto che favorisce la relazione e l’apprendimento, dove si può star bene”.

Progettare insieme l’educazione, vero pilastro del vivere civile - Per costruire un’esperienza coerente intorno allo studente, i docenti dovrebbero lavorare in sinergia “un insegnamento significativo si attua nella struttura di un curricolo organizzato da una comunità professionale”. L’insegnante capace è colui che gioca il suo ruolo non solo in funzione della relazione con lo studente, ma di concerto, sviluppa un rapporto con i colleghi “stimolando il miglioramento della didattica, la connessione e la condivisione delle buone pratiche”. Il bravo docente, secondo Orsi, deve diventare risorsa per la comunità scolastica nel suo complesso. Il bravo docente, ha la responsabilità di mettere a disposizione dei colleghi i suoi talenti e le sue pratiche. L’educazione è il vero pilastro del vivere civile, non è possibile la crescita umana e sociale senza l’accomagnamento delle giovani generazioni alla vita adulta, senza sostenere i giovani e la loro fragilità nel percorso di preparazione alla maturità.

Spazio e contenuti, metodi e saperi, corpo e mente, ragione e sentimenti, tattile e digitale, terra e nuvole… E' questo il vero approccio globale in un tempo di complessità sociale in cui gli individui “hanno il compito di riscoprire la comunità e il vivere assieme”. Il vero cambiamento possibile passa anche nel “far vivere allo studente le cose invece che parlarne” (slup)

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