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La vita (piena) di Antonella e Alessandro, genitori non vedenti

Entrambi ciechi, vivono a Roma con la loro bambina di quasi quattro anni. La scelta della maternità: "Ci siamo detti che quello che potevamo dare, era più di quello che potevamo togliere”. I ciechi totali in Italia sono 123 mila

28 novembre 2016

ROMA - I ciechi totali in Italia sono 123 mila e oltre un milione  gli ipovedenti. Tre su quattro non hanno un lavoro, ma molti conducono una vita piena e soddisfacente sia dal punto di vista professionale, sia da quello sentimentale e familiare. Come Antonella Cappabianca e Alessandro Forlani, che vivono nel quartiere romano di Prati, con la figlioletta Michela e il cane guida Asia. A raccontare la loro storia l’ultimo numero del Magazine di Superabile Inail.

Antonella e suo marito Alessandro sono entrambi ciechi totali, l’unica a vedere è la piccola Michela. Si sono conosciuti quasi 20 anni fa, quando entrambi frequentavano la facoltà di Giurisprudenza della Luiss. Tutti e due erano approdati nella capitale come studenti fuorisede, Antonella a da Latina e Leonardo da Belo Horizonte, dall’altro capo dell’oceano. Complice la comune esperienza della mancanza di vista e una tendenza condivisa alla conversazione rapida e, nello stesso tempo, profonda, hanno stretto un’amicizia in grado di superare, con leggerezza, i mari e i decenni. 

Qualche tempo dopo il matrimonio hanno cominciato a interrogarsi sull’opportunità di avere un figlio. “Ci siamo chiesti se fosse giusto che un bambino avesse due genitori disabili e alla fine ci siamo detti che quello che potevamo dare era più di quello che potevamo togliere”, spiega Antonella. “Abbiamo fatto tutti gli esami medici del caso e quando è emerso che la possibilità di dare origine a una mutazione genetica era pari al 3 per mille, ovvero la stessa di tutti, ci siamo decisi”, aggiunge Alessandro. E così nel 2012 è nata Michela, che ha rivoluzionato la loro vita come solo un figlio può fare.  

Due persone li aiutano: dal lunedì al venerdì a dargli una mano c’è una tata indiana del Kerala, che è impiegata dalle 12 alle 19, preceduta dal marito in servizio dalle 8 alle 11. Lei si occupa delle necessità della casa e della piccola mentre i genitori sono al lavoro, lui dei servizi fuori casa e di accompagnare Alessandro e Michela ogni mattina, visto che per raggiungere a piedi la scuola bisogna superare due attraversamenti pedonali piuttosto pericolosi. Ma il sabato e la domenica, Alessandro e Antonella sono soli con Michela e possono dedicarsi a lei a tempo pieno.

Diventare genitore è il cambiamento più grande che può intercorrere nella vita di un essere umano: ho scoperto il piacere di prendermi cura di una persona più piccola e di godere della sua compagnia”, dice il padre. “Non è giusto che lei si adatti a noi, siamo noi che dobbiamo adattarci a lei”, precisa Antonella. E così la vita di Michela scorre esattamente come quella degli altri bambini: la camera sommersa di giocattoli e le pareti tappezzate di disegni, i piccoli contributi al lavoro di casa come dare una mano ad apparecchiare la tavola, il bicchiere rosa preferito.

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Tag: Disabilità

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