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Una casa ai senzatetto per lasciare la strada. In Italia il progetto funziona

A due anni dal lancio, la FioPsd ha indetto un nuovo congresso internazionale a Torino per fare il punto sul primo biennio di sperimentazione del modello "Housing first", che mira a dare una casa a ogni senzatetto. Avonto (FioPsd): “In Italia 90% di esiti positivi”

29 novembre 2016

HomelessZero - foto 1

- TORINO - #HomelessZero. Specularmente: una casa per ognuno. Ovvero, come estirpare una volta per tutte il problema della homelessness dai paesi dell’Unione europea. Un obiettivo apparentemente troppo ambizioso, - magari perfino utopico – ma non per Jose Ornelas. Ricercatore, docente e accademico portoghese: qualche anno fa - proprio mentre la crisi iniziava a trascinare in strada anche le classi medie, oltre ai poveri assoluti - si è messo in testa di dare una casa a ogni senza tetto d’Europa. Il punto di partenza è stata Lisbona, dove ha inserito un gruppo di una cinquantina senzatetto - in gran parte dipedenti da alcol o con dipendenze croniche e disagio psichico - in un programma chiamato “Casa primeiro”.

L’idea è semplice: eliminare i passaggi intermedi del classico percorso “a scalini” dei servizi sociali - e dunque la permanenza in strutture come dormitori e social housing - per inserire fin da subito i soggetti in un’abitazione, pagata grazie a reddito di cittadinanza, sussidi o programmi di avviamento al lavoro. Si chiama “Housing first” (letteralmente “la casa innanzitutto”), ed è un modello di intervento nato a New York sul finire degli anni ’80, quando il problema degli homeless era al suo picco massimo nella Grande mela. Lisbona è stata tra le città pilota di una sperimentazione comunitaria che, in prima battuta, ha coinvolto anche Amsterdam, Budapest, Copenhagen e Glasgow; e che sorprendentemente,  oltre a notevoli benefici sulla qualità della vita dei soggetti, ha comportato un po’ ovunque un risparmio in termini di costi.

HomelessZero - Susan Sarandon

Nel frattempo, simili progetti sono stati avviati anche nel resto d’Europa: a fare da apripista, nel Belpaese, ci ha pensato la Federazione italiana degli organismi per i senza dimora (FioPsd), che ha cercato di aggirare l’ostacolo posto dall’assenza di un reddito nazionale di cittadinanza stipulando una serie di accordi di partnership locale tra i servizi esistenti, il privato sociale e le pubbliche amministrazioni. Il primo marzo di due anni fa, a Torino, c’era anche Jose Ornelas al congresso che tenne a battesimo il neonato network “Housing first Italia”. “Quello che proponiamo - spiegò allora  - è un vero e proprio cambio di paradigma, orientato a una maggior libertà di scelta dei soggetti e a una presenza più defilata di tutto il comparto dell'assistenza. Oggi sappiamo che la permanenza in dormitorio porta benefici molto marginali nella vita dei senza fissa dimora: vivere in queste strutture significa continuare a trascorrere la maggior parte della giornata in strada, restando ben ancorati a quello stesso stile di vita che si vorrebbe eliminare. L’80 per cento dei nostri utenti, al contrario, tende a tagliare ogni contatto con la strada nell’arco di sei mesi; e il numero dei ricoveri in reparti psichiatrici o dei trattamenti per l'alcol-dipendenza crolla. Ma soprattutto, tutti i partecipanti sentono di tornare padroni delle loro scelte”.

Due anni dopo, i dati relativi ai progetti pilota restituiscono risultati praticamente identici anche per le dieci regioni italiane finora interessate. Ad oggi sono circa 350 le persone accolte (500 se si contano anche i loro figli): secondo la neo-presidente FioPsd, Cristina Avonto, “il 90 per cento di loro ha tagliato stabilmente i ponti con la strada, trovando una maggiore stabilità in ogni area della vita. A monitorarne i progressi è stato un comitato scientifico i cui membri fanno riferimento a sette discipline diverse, dalla sociologia alla psicologia di comunità”. Così, lo scorso giugno, il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha stanziato 100 milioni di euro per i progetti del Network, “con un programma mai realizzato in precedenza”.

Nel frattempo, la prossima settimana, la rete si riunirà nuovamente a Torino, in un congresso che - oltre alla  presenza di esponenti del ministero del Lavoro, della FioPsd e del network italiano - vedrà la partecipazione di alcuni tra i più importanti attori dell’Housing first a livello internazionale (guarda il programma completo): tra questi, oltre al già citato Ornelas, vanno segnalati Deborah Padgett della New York University, probabilmente la maggiore esperta circa questo modello di intervento; il direttore della Federazione europea degli organismi per i senzatetto, Freek Spinnewin;  e il coordinatore del network Housing first Europe, il finlandese Juha Kaakinen.  Il tutto nel segno del già citato slogan #HomelessZero, che  Ornelas ha adottato fin dal primo giorno in cui ha cercato di esportare in Europa il modello dell’Housing first; e che ora è divenuto l’hashtag ufficiale di una campagna di comunicazione internazionale, che in Italia è stata lanciata da FioPsd, e che tra i suoi video-testimonial conta stelle come Richard Gere e Susan Sarandon. L’appuntamento è per martedì 6 dicembre, dalle 9 alle 18, presso la Scuola Holden di Torino. La sera prima, inoltre, FioPsd festeggerà i primi trent’anni di attività con una festa nel teatro di San Pietro in Vincoli.

Prosegue intanto la campagna di comunicazione #HomelessZero, sostenuta da diversi comuni metropolitani e nei giorni scorsi anche dalla Regione Calabria che ha stipulato un protocollo d’intesa per il contrasto alla grave marginalità, oltre a testimonial d’eccezione del mondo del cinema, della musica e della televisione che hanno prestato il loro volto per il video spot di sensibilizzazione sociale. Dopo lo spot realizzato da Richard Gere e quello degli attori italiani, oggi sarà ufficialmente diffuso quello realizzato con l’attrice americana Susan Sarandon. (ams)

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Tag: Housing First, Senza dimora

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