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Sport per tutti: italiani troppo sedentari, “manca un piano nazionale”

Italia “maglia nera” in Europa per attività fisica dei suoi cittadini: quattro italiani su dieci sono sedentari assoluti, ma non mancano i progetti di promozione (soprattutto nel nord est) e la capacità di innovare. Manco, presidente di Uisp: “Servono risposte all'interno di una strategia complessiva”

02 dicembre 2016

ROMA – Circa quattro italiani su dieci sono sedentari assoluti, ma in Italia, nonostante l’Organizzazione mondiale della sanità chieda di ridurre del 10 per cento l’inattività entro il 2025, manca ancora una strategia nazionale di promozione dell’attività fisica. È quanto è emerso durante il convegno internazionale “Strategie per l’attività fisica e il benessere dei cittadini” tenutosi questa mattina alla Camera dei deputati e promosso da Uisp e Università di Cassino nell'ambito del progetto Impala.net. Il tema, ormai, è diventato prioritario in molti paesi europei e i dati che arrivano dall’Oms ne spiegano bene le ragioni. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, -l’inattività è ritenuta responsabile ogni anno di un milione di decessi in tutta Europa e si stima che ad essa siano imputabili il 5 per cento delle affezioni coronariche, il 7 per cento dei diabeti di tipo 2, il 9 per cento dei tumori al seno e il 10 dei tumori del colon. Senza considerare i problemi legati all’obesità. Un tema che non ha solo costi per la salute delle persone, ma anche un impatto su quelli del sistema sanitario, oppure in termini di aumento dei congedi per malattia, delle inabilità al lavoro e delle morti precoci. Secondo l’Oms, per una popolazione di dieci milioni di persone per metà insufficientemente attive, il costo dell’inattività è di 910 milioni di euro l’anno.

Spaventano i numeri dell’inattività in Italia e preoccupa la scarsa attenzione al tema da parte del mondo politico. “Quello che si fa in Italia è insufficiente rispetto alla gravità della situazione – ha affermato Filippo Fossati, deputato del Partito democratico e dell’Intergruppo Parlamentare Sport e Commissione Affari sociali -. Il tema del futuro è garantire una lunga vita, ma con una buona salute. E qui noi vediamo le difficoltà. Siamo la maglia nera dell’Europa sulla percentuale delle persone che fanno attività fisica. Abbiamo il 41 per cento di sedentari assoluti nella popolazione, questo significa che sono più forti e invasive le malattie croniche, perché nello stile di vita dei cittadini non c’è il movimento”. Un dato, quello dell’inattività, che sul territorio mostra alcune differenze, ha spiegato Simone Digennario, dell’università di Cassino e del Lazio Meridionale. “Sullo sport paghiamo lo scotto delle enormi differenze territoriali che ci sono nel paese – ha aggiunto Digennaro -. Il nord est d’Italia ha livelli di attività fisica pari a quelli finlandesi. Il Sud d’Italia, invece, ha i livelli più bassi in Europa e sono le regioni meno sviluppate dal punto di vista del movimento. Il tasso di persone completamente inattive, poi, è tra i più alti in Europa. Dati simili ce li hanno solo Grecia e Portogallo. Il dato che preoccupa molto di più, però, è il tasso dell’obesità infantile, anche questo tra i più alti in Europa”.

Per Antonio Naddeo, direttore del’Ufficio sport della Presidenza del Consiglio, l’attività sportiva e il movimento sono “fondamentali per la prevenzione delle malattie – ha detto a margine del convegno -. L’obiettivo è arrivare al 2025 con una forte riduzione di queste tipologie di malattie e l’unica prevenzione fondamentale è lo sport. Non siamo messi benissimo, ma c’è una forte volontà da parte del nostro paese di far sì che lo sport diventi la base della cultura dei ragazzi, soprattutto, perché è importante non solo per la salute, ma anche per l’educazione. Impegno del governo deve essere quello di trasferire ai genitori questo cambiamento culturale”. A livello territoriale, l’impegno non manca, come ha testimoniato Federica Michieletto, della direzione della prevenzione Regione Veneto. Tuttavia, occorre un impegno maggiore. “Per attuare le politiche bisogna scendere nel territorio. La scuola può far molto. Abbiamo programmi integrativi, ma medico e insegnante non bastano. Serve il coinvolgimento della comunità, collaborazioni con pubblico e privato e con tutti quelli che possono aiutarci creare esperienze di movimento”.

Una particolare attenzione va posta anche a quanti non possono far fronte alle spese per sostenere una attività sportiva continuativa. E l’esperienza veneta lo dimostra. “Gli attivi stanno aumentando nel territorio veneto – ha spiegato Michieletto -, ma spesso si muovono solo alcune categorie di persone. In quelli con livelli economici più bassi aumenta la sedentarietà. Dobbiamo creare situazioni che permettono di muoversi anche per chi non può andare in palestra, situazioni alla portata di tutti, facilmente realizzabili e inserite nella normale vita quotidiana”. Dello stesso parere Vincenzo Manco, presidente di Uisp, Unione Italiana Sport Per tutti.  “Lo stare bene è la precondizione per creare buone relazioni e la coesione sociale del paese – ha detto nel suo intervento -. I dati che l’Eurobarometro ci consegna indica che il livello della sedentarietà in Italia è ancora molto alto. Se a ciò sommiamo la perdurante crisi economica che condiziona la spesa delle famiglie, il rischio di vedere allargata al fragilità delle persone inattive è del tutto plausibile. Le risposte, tuttavia, non possono che essere immaginate all’interno di una strategia complessiva”.

Ed è proprio una  “strategia complessiva” quella che manca in Italia, secondo Fossati.  “Ci vorrebbe una mobilitazione fuori dal comune – ha aggiunto Fossati a margine del convegno -. Altri paesi l’hanno fatto già 15 o 20 anni fa: la Spagna, la Germania, la Danimarca o la Francia. È l’ora che anche l’Italia abbia un piano sulla promozione dell’attività fisica. Ci sono linee guida europee, dell’Oms, avevamo uno strumento in Italia che era la piattaforma Guadagnare salute del ministero della Salute che insieme alle regioni aveva iniziato a fare molte cose ma da qualche anno questa piattaforma è ferma o comunque molto depotenziata. Rilanciamola e  facciamo un osservatorio sull’attività fisica in cui mettere tutti gli attori interessati”. Per Fossati i progetti attivi sui territori sono un buon punto di partenza, ma “serve una strategia nazionale  che li metta insieme, li sostenga e ci spenda un po’ di soldi. Questo è quello che è stato fatto in altri paesi e che servirebbe ora in Italia. Ho presentato una risoluzione insieme ad altri parlamentari. Sarebbe la prima volta che il Parlamento discute di questo tema ed è anche ora. È un tema che è nelle priorità delle agende di tanti paesi perché se ne coglie l’urgenza”.

Sebbene all’Italia non manchi mai una maglia nera in qualcosa, stavolta, però, c’è anche qualche motivo di vanto, come ha spiegato Digennaro.  “Bisogna sfatare un mito, cioè che spesso ci diciamo che come Italia siamo indietro rispetto al resto d’Europa – ha detto a margine del convegno -. In realtà per molte cose siamo innovativi rispetto agli altri paesi. Penso al mondo dello sport per tutti che la Uisp rappresenta: è una pratica innovativa che il resto d’Europa spesso ci invidia. Ma anche su come il contesto urbano possa diventare una piattaforma per favorire sili di vita più attivi”. Nonostante l’assenza di un piano nazionale o di un ministero dello Sport che dia direttive su questo, come accade invece in altri paesi europei, nel progetto Impala, voluto per immaginare tra pubblico e privato soluzioni innovative, l’Italia si è distinta.  “All’interno di questo progetto l’Italia è risultato il paese che ha meglio interpretato le linee guida per la promozione degli stili di vita nel contesto urbano  - ha aggiunto Digennaro - . L’Italia è stata anche capace di sviluppare un piano di lavoro innovativo che ci vedrà impegnati nei prossimi anni. Forse, più che di politiche nazionali, abbiamo bisogno di politiche locali, di città che si rendano conto che questo cambiamento è necessario”.

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Tag: malattie croniche, Uisp, Sport per tutti, Filippo Fossati

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