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Migranti, in Italia grazie ai corridoi umanitari: "abbiamo bisogno di serenità"

Famiglie siriane accolte a Palermo, fuggono dalla guerra e provengono dai campi profughi in Libano. Due saranno ospitate nel centro diaconale valdese La Noce e un'altra dalla comunità di Sant'Egidio. Adel: non mi sembra vero di essere con voi dopo tutto quello che abbiamo passato"

04 dicembre 2016

PALERMO - Tre famiglie siriane fuggite dalla guerra e provenienti dai campi profughi in Libano, saranno ospitate a Palermo e provincia nell'ambito del progetto ecumenico sui corridoi umanitari attivati dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), dalla Tavola valdese e dalla Comunità di Sant'Egidio. Due nuclei familiari verranno ospitati presso il centro diaconale valdese "La noce" di Palermo mentre la terza famiglia sarà, tramite la comunità di Sant'Egidio, prima ospitata per una settimana da una famiglia di Palermo e poi dalla associazione "La Commenda Solart Onlus" di Polizzi Generosa (Pa).

-"Il centro diaconale in quanto opera della chiesa valdese a Palermo che già dal 2011 ad oggi ha accolto circa 100 minori stranieri non accompagnati, ha scelto anche di aderire all’accoglienza diffusa delle famiglie siriane su tutto il territorio nazionale che arrivano con i corridoi umanitari - afferma Anna Ponente, direttrice del Centro Diaconale La Noce -. Un progetto rivoluzionario che consente a chi verrà accolto di potere ripensare il proprio futuro e quello dei propri figli, riprogettando le loro esistenze dopo anni di guerra e di difficili condizioni di vita in Libano. Si tratta di coppie giovani che hanno voglia di impegnarsi e cercheremo al di là delle logiche strettamente assistenziali, di pensare per il loro futuro e per quello dei loro bambini ".

"E' un progetto che mettendo insieme forze e sensibilità diverse - sottolinea Renzo Messina responsabile della Comunità Sant’Egidio di Palermo - ci consente di ridare dignità a queste famiglie in stato di forte vulnerabilità sociale. E' una strada sicura che sottrae le famiglie dal cadere in mano ai trafficanti di esseri umani. Speriamo che questo progetto pilota che evita concretamente i traumi e le tragedie di chi attraversa il mare per raggiungere l'Italia, possa essere preso come un modello anche dagli altri paesi europei come un'alternativa possibile".

Le storie di chi fugge. La prima famiglia con quattro bambini piccoli racconta di essere stata costretta a lasciare la località in cui viveva, Homs, a seguito dello scoppio della guerra civile nel 2011. Gli scontri e la militarizzazione della città e dei piccoli paesi limitrofi, li hanno indotti a scappare in direzione di Aleppo, stabilendosi nella vicina Hanassir. Adel, il padre, racconta che dal 2011 e finché è rimasto in Siria, non si è fermato mai troppo a lungo in un luogo per non essere costretto ad arruolarsi nell’esercito siriano, pena la carcerazione. Giunti in Libano nel 2012 si stabiliscono nel garage di una casa in costruzione che era stata abbandonata. Le condizioni di vita in Libano erano difficili e pericolose. "Sono molto emozionato - dice Adel, che in Siria faceva il muratore - perchè ancora non mi sembra vero essere con voi dopo tutto quello che abbiamo passato. Adesso spero tanto per il bene dei miei bambini, di potere ricambiare questa bella accoglienza cercando di impegnarmi per la vostra terra. Spero anche che la guerra nel mio Paese che sta portando tantissimi morti finisca al più presto".
La seconda famiglia è composta da una coppia di coniugi che a seguito della guerra civile scoppiata in Siria nel 2011 sono fuggiti in Libano. Dopo tre mesi sono rientrati in Siria, a Damasco, dove hanno alloggiato in una struttura dedicata all’accoglienza degli sfollati per otto mesi. Quando gli scontri hanno coinvolto anche Damasco sono scappati nuovamente in Libano dove sono rimasti per cinque anni, fino alla partenza verso l’Italia. Hanno alloggiato in una tendopoli con altre 25 famiglie, senza documenti, diritti e limitati negli spostamenti poiché gli era vietato allontanarsi dal quartiere in cui era stata allestita la tendopoli, pena l’arresto. Hanno raccontato con grande tristezza e dolore il periodo trascorso in Libano, dove attualmente sono rimaste le famiglie di entrambi. "In Siria lavoravo come autista - racconta il giovane siriano - e mia moglie come maestra. Ci siamo accorti a poco a poco che le condizioni di vita a causa della guerra erano pericolosissime e allora abbiamo deciso di scappare. Siamo molto felici di questa possibilità che ci state offrendo. Ringrazio chi oggi ci sta aprendo le sua porta  perché abbiamo bisogno di serenità".
La terza famiglia è cristiana ortodossa e ha 4 bambini. Sono provenienti dal nord della Siria al confine con Iraq e Turchia. Dal 2014 vivevano in Libano con la speranza di migliorare la propria vita. "Essere accolti con il vostro sorriso - dice l'uomo - è per me e mia moglie una gioia  che ci riempie il cuore".

I corridoi umanitari sono realizzati nell'ambito di un protocollo d'intesa che i promotori hanno sottoscritto con i Ministeri dell'Interno e degli Affari Esteri. Alternativa legale e sicura al fenomeno dei flussi migratori via mare, i corridoi umanitari nel 2016 hanno già portato in Italia 500 profughi. Il progetto è interamente finanziato dalla Tavola Valdese e dall'ottoxmille della chiesa valdese e metodista. (set)

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Tag: corridoi umanitari

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