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Un pulmino per il catering multietnico delle donne migranti, parte il crowdfunding

Cucinano cous cous alla marocchina, pomodori ripieni alla macedone, polpette alla pakistana. Sono le cuoche del catering “AltreTerre” di MondoDonna: “La cucina industriale c’è, manca un furgone per il trasporto dei cibi”. E lanciano una campagna di raccolta fondi

13 dicembre 2016

Il gruppo di AltreTerre
Il gruppo di AltreTerre

- BOLOGNA - “C’è chi ci chiede di realizzare cene a domicilio. Poi ci sono lauree, matrimoni, compleanni, banchetti istituzionali: sono in tanti quelli che scelgono il nostro catering multietnico per festeggiare un momento importante. Una cucina industriale l’abbiamo, quello che ci manca è un pullmino attrezzato per il trasporto dei cibi, ci faciliterebbe molto il lavoro”. Loretta Michelini è la presidente dell’associazione MondoDonna, onlus bolognese che dal 1995 si occupa di accoglienza e sostegno di persone in difficoltà, in particolare verso le donne migranti e i loro bambini. Il catering multietnico di cui parla è quello di AltreTerre, progetto partito 10 anni fa con l’obiettivo di valorizzare le competenze e la cultura d’origine delle donne accolte. “Abbiamo lavorato molto per trasformare la cucina in uno spazio di incontro, renderla occasione di riscatto e indipendenza, punto di partenza per iniziare una nuova vita. Per proseguire su questa strada, abbiamo lanciato una campagna di raccolta fondi per l’acquisto di un furgone adeguato alle nostre esigenze, nel rispetto delle norme igienico sanitario prescritte dalla legge”. Il crowdfunding è stato lanciato sulla piattaforma online Produzionidalbasso.com. A ogni donazione corrisponde una ricompensa: dal segnalibro ai braccialetti (realizzati dalla sartoria solidale Social Chic); da un assortimento di biscotti misti provenienti dai vari Paesi del mondo a una cena preparata direttamente da AltreTerre.

Tre prelibatezze di AltreTerre
Tre prelibatezze di AltreTerre

A oggi sono 14 le donne che lavorano per AltreTerre, tutte formate professionalmente, in grado di gestire cucina e sala: vengono da Marocco, Pakistan, Tunisia, Macedonia, Russia, Bangladesh, Eritrea, Somalia, Iran e Siria (e proprio alla cucina siriana a fine gennaio sarà dedicata una festa). Ci sono i pomodori ripieni della macedone Natasa, le polpette pakora della pakistana Tabira, il cous cous della marocchina Aicha, “cibi originali, genuini, realizzati da mani esperte nel segno della tradizione”.

Nelle strutture di MondoDonna onlus sono ospitate circa 300 persone. Spiega Loretta Michelini: “In primis, cerchiamo di dar loro la migliore accoglienza possibile. Contemporaneamente guardiamo al futuro, costruendo percorsi lavorativi d’eccellenza, in grado di valorizzare e rafforzare le competenze di ognuno, con un riscontro specifico”. E proprio per facilitare la riacquisizione dell’autonomia, la scorsa estate è nata la Cooperativa Sociale MondoDonna Onlus, di tipo A e B, chiamata a gestire sia l’attività di AltreTerre, sia di Social Chic. “Anche la sartoria solidale ci sta dando grandi soddisfazioni: molte signore bolognesi vi si rivolgono per avere un bell’abito su misura, come succedeva una volta”.

Cuoche di AltreTerre
Cuoche di AltreTerre

Da Social Chic c’è uno stilista che propone un vestito ad hoc, la modellista che lo confeziona e il sarto che lo cuce. Tutto è interamente realizzato grazie a materiali etnici e stoffe donate da marchi di alta moda. “Abbiamo un bravissimo sarto ivoriano e una ragazza nigeriana che crea fantastici bijou. Creiamo pezzi unici”. (Ambra Notari)

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Tag: MondoDonna, migranti

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