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"Poveri noi": tra i giovani tasso di indigenza cresciuto di tre volte in dieci anni

Nuovo numero della collana di approfondimento MiniDossier curato da Openpolis con la collaborazione di ActionAid. La povertà è più diffusa e il welfare fa fatica a rispondere in modo adeguato. Se nel 2005 circa 2 milioni di persone si trovavano in povertà assoluta (il 3,3% della popolazione), nel 2015 sfiorano i 4,6 milioni (7,6% dei residenti)

13 dicembre 2016

- ROMA - La grande recessione iniziata nel 2008 ha cambiato il panorama sociale italiano, con una povertà che si è allargata a macchia d’olio ed è raddoppiata in meno di dieci anni e un welfare italiano che sembra ancora poco adatto a rispondere alle nuove forme di difficoltà economica. Dati, grafici e andamenti della situazione italiana sono raccolti in “Poveri noi”, il nuovo numero della collana di approfondimento MiniDossier curato da Openpolis con la collaborazione di ActionAid.

Trentacinque pagine liberamente consultabili che raccolgono i dati di dieci anni di crisi e fotografano la situazione del nostro paese. Con tendenze e prospettive. A partire dall’incidenza della povertà: se nel 2005 circa 2 milioni di persone si trovavano in povertà assoluta, ovvero il 3,3% della popolazione non era in grado di permettersi un paniere di beni considerato minimo per una vita accettabile, dieci anni dopo, nel 2015, sfiorano i 4,6 milioni, il 7,6% dei residenti in Italia. Nel mezzo il racconto è quello di una crisi economica con la perdita di posti di lavoro e la difficoltà a trovare un impiego da parte dei giovani, che ha rallentato la possibilità di creare nuove famiglie. Con l’incremento più drammatico concentrato tra 2011 e 2013: in un solo triennio i poveri assoluti sono passati dal 4,4 al 7,3% della popolazione.

Infografica - Povertà openpolis 2016

Ma il dossier si occupa anche di molti altri indicatori. In Italia si registra il più alto tasso di giovani che non studiano e non lavorano e una delle più basse percentuali di donne che continuano a lavorare dopo la maternità. Raddoppiati i bambini sotto i 6 anni che vivono in una condizione di grave deprivazione materiale.

Giovani contro anziani. Nel 2005 i più poveri erano gli anziani sopra i 65 anni (4,5% circa), e comunque fino al 2011 non si registravano grosse differenze di povertà tra le varie fasce d'età. La crisi, distruggendo posti di lavoro, ha capovolto questa situazione: in un decennio il tasso di povertà assoluta è diminuito tra gli anziani (scesa al 4,1%), mentre è cresciuto nelle fasce più giovani: di oltre 3 volte tra i giovani adulti (18-34 anni) e di quasi 3 volte tra i minorenni. Tra le cause di questa situazione, anche "l'altissima percentuale di persone che non studiano, non lavorano e non sono in formazione (i cosiddetti neet)". Nella fascia d'età tra i 15 e i 24 anni l'Italia è il Paese dell'Unione europea con la più alta percentuale di neet, mentre in quella tra 15 e 29 anni è seconda dopo la Bulgaria.

Dopo oltre 8 anni di crisi economica, la povertà non può più essere considerata un fatto straordinario, che riguarda pochi sfortunati. Ha numeri da fenomeno di massa, e il nostro welfare, concepito in un altro momento storico, sembra poco efficace per contrastarla. Poche risorse vengono destinate alle famiglie in difficoltà, ai senza lavoro e in generale alle situazioni di disagio. Le misure contro l’esclusione sociale sono diverse e frammentate, a volte temporanee, prive di un disegno organico che le tenga insieme. Un progetto di legge già approvato alla camera a luglio vuole razionalizzare questi interventi e ricondurli verso una misura universale che, a regime, dovrebbe valere 1,5 miliardi di euro per oltre un milione di persone. Un passo in avanti rispetto agli anni scorsi, ma che esclude ancora oltre 3 milioni di persone.

© Copyright Redattore Sociale

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