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Carcere, bambole e borse delle detenute del Pagliarelli. In attesa dell’atelier

Sono 15 donne, italiane e straniere, che realizzano prodotti nella sartoria interna al carcere e poi li mettono in vendita all’esterno, Prossimo passo: creare un vero e proprio atelier con abiti e stoffe tutte realizzate da loro. Antonella Macaluso (Un nuovo giorno): "Il problema di queste donne è un problema di tutta la società"

15 dicembre 2016

PALERMO - Realizzano bambole, collane, angioletti, palline di natale, borse, portabottiglie e perfino piccoli presepi, tutto rigorosamente in stoffa o lana lavorati ai ferri o ad uncinetto. E' il frutto del lavoro del gruppo di 15 detenute del carcere Pagliarelli, impegnate nel laboratorio artigianale curato dall'associazione di volontariato "Un nuovo giorno". Le donne, coinvolte per due volte alla settimana, sono sia italiane che straniere di età da 19 ai 60 anni. L'intenzione è quella di aiutarle anche dopo la conclusione della loro pena in un percorso di reinserimento lavorativo. Uno dei due presepi di stoffa è stato donato anche a Papa Francesco.

Carcere: bambole delle detenute

L'esigenza di far nascere un'associazione è nata lo scorso gennaio del 2016 dopo 7 anni di esperienza di volontariato carcerario da parte di Antonella Macaluso, presidente dell’associazione “Un nuovo giorno”, e di altre donne. I proventi delle vendite vengono utilizzati per rispondere alle necessità più urgenti di cui hanno bisogno i detenuti, come abbigliamento e generi di prima necessità. I loro lavori vengono proposti in questo periodo in alcuni mercati natalizi come quello della settimana prossima presso la chiesa dei francescani di Terrasanta e in altri luoghi di ristoro come ristoranti e pub.
"L'idea di far nascere l'associazione è stata anche per consolidare ulteriormente tutto il nostro impegno a favore delle detenute all’interno del carcere - spiega Antonella Macaluso -, anche con il laboratorio che è nato nell'ottobre del 2015. Lavorare con chi ha una forte fragilità sociale non è semplice ma è sicuramente un'esperienza umana meravigliosa. Attraverso il laboratorio le donne si aprono e spesso ci raccontano tante cose. In loro percepiamo che lentamente c'è il desiderio di migliorare e rendersi utili. In questi anni attraverso il nostro supporto abbiamo anche contribuito a migliorare le relazioni tra loro e il personale carcerario".

E continua: "Attraverso il lavoro si sentono molto aiutate e cresce uno spirito di gruppo e di scambio di competenze. Stare insieme in maniera diversa le aiuta molto. Loro ci aspettano con grande affetto, perché nel tempo si è creato un rapporto di amicizia, alimentato da fiducia e collaborazione molto forte in cui riusciamo a percepire il loro stato d'animo ed i loro eventuali disagi. Attraverso il laboratorio cresce anche il senso forte di responsabilità. In tutto questo tempo ho imparato tantissimo anche da loro. Il problema di queste donne è un problema di tutta la società perché se non vengono favoriti percorsi di rieducazione adeguati le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti".
"Dopo alcuni anni di volontariato carcerario ho scelto di lasciare il lavoro che facevo per dedicarmi a tempo pieno ai detenuti - continua -. Abbiamo bisogno oggi di aprirci e di attivarci in tutti i modi per sensibilizzare la società al mondo carcerario. Occorre fare capire che ai detenuti, uomini e donne, la società deve riconoscere la possibilità e l'opportunità una volta che saranno fuori di cambiare strada e di potere pensare al loro futuro".

Tra i progetti dell'associazione, a partire proprio dal mese di gennaio, ci sarà quello di aprire il laboratorio artigianale all'esterno sostenendo anche alcune donne nel delicato reinserimento sociale del dopo carcere. "La prospettiva su cui intendiamo puntare - aggiunge Antonella Macaluso - è proprio quella di favorire un accompagnamento della persona che, iniziando dentro il carcere, possa proseguire dopo la conclusione della pena, anche nel dopo carcere. Se fosse possibile, vorremmo, oltre alla sartoria sociale, riuscire a creare un vero e proprio atelier con abiti e stoffe tutte realizzate da loro. Tutto questo per noi è un percorso sociale che stiamo intraprendendo insieme a loro. Se in futuro dovessero crearsi i presupporsi addirittura per creare una cooperativa sociale la faremmo volentieri. Ci teniamo a sottolineare che non stiamo parlando di progetti ma di iniziative a cui daremo piena continuità".

L'associazione che oltre al laboratorio sartoriale promuove anche attività teatrali, per giorno 29 dicembre ha organizzato anche all'interno del carcere, nell'atrio della sezione femminile, un pranzo di natale in collaborazione con i frati francescani di padre Gabriele Allegra onlus. "E' un modo importante e significativo di trasmettere a queste persone la nostra vicinanza affettiva di cui soprattutto in un periodo di feste hanno fortemente bisogno. Cercheremo di fare vivere a loro un momento di gioia e di serenità rendendoli protagonisti della festa". (set)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: lavoro in carcere, carcere

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