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Siria, "5 milioni di rifugiati, ma solo 140 mila ospitati dai paesi ricchi"

I dati di Oxfam. Giordania, Libano e Turchia sono gli stati più accoglienti, mentre in Australia, Canada, Germania, Olanda, Russia, Spagna, Regno Unito e Usa risulta un clima politico sempre più ostile. Appello all’Italia in vista del G7: "Potenziare il programma di reinsediamento"

16 dicembre 2016

- Roma - Meno del 3% dei 5 milioni di rifugiati siriani ha trovato reinsediamento nei paesi ricchi, secondo quanto rivelato da un nuovo rapporto di Oxfam diffuso oggi. In molti paesi al contrario si è registrata una totale mancanza di volontà politica nell’affrontare seriamente la crisi, in un clima di crescente xenofobia. Dall’analisi delle politiche di reinsediamento, che ha riguardato paesi come Australia, Canada, Germania, Olanda, Russia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti, risulta che in alcuni si siano registrati ingiustificati ritardi nell’accoglienza dovuti a lungaggini di procedura, indagini di sicurezza e un clima politico sempre più ostile, mentre in altri si è proceduto celermente grazie a una maggiore disponibilità di risorse umane e finanziarie e all’esistenza di una volontà politica. 

“La morte di bambini annegati nel tentativo di raggiungere con le loro famiglie un paese sicuro ha conquistato i giornali di tutto il mondo e generato un desiderio di aiuto in diversi stati. – ha detto Elisa Bacciotti, direttrice delle Campagne di Oxfam Italia – Molti governi dei paesi più ricchi hanno così deciso di dare ascolto agli appelli dei loro cittadini, dando la propria disponibilità a ospitare i siriani più vulnerabili. Nell’ultimo anno però abbiamo assistito a un’inversione di rotta e troppo spesso i leader hanno preferito assecondare spinte xenofobe, facendo pagare ai rifugiati un prezzo inaccettabile”. 

Il divario nell’accoglienza: in Libano 1 persona su 5 è un rifugiato. “Meno di 130 mila  siriani ospitati nei paesi ricchi è un numero ridicolo, soprattutto se pensiamo al Libano dove una persona su cinque è un rifugiato. – ha aggiunto Bacciotti - Anche se il reinsediamento non rappresenta la soluzione della crisi, è un modo tangibile per dare speranza a moltissimi, un atto concreto di solidarietà verso i paesi al confine con la Siria che ospitano la stragrande maggioranza dei rifugiati”. Il Canada ha accolto 35 mila siriani l’anno scorso, mentre il Regno Unito poco più di 3 mila: se si mettono a confronto le economie di ogni paese questo dato sta a significare che dall’inizio del conflitto siriano il Canada ha ospitato il 244% della sua "giusta quota" di rifugiati più vulnerabili, mentre il Regno Unito solo un modesto 18%. Giordania, Libano e Turchia ospitano la maggior parte dei 5 milioni di siriani registrati come rifugiati e insieme a Egitto e Iraq hanno affrontato l’emergenza con scarsi aiuti da parte di altri stati. A dicembre 2016, la risposta umanitaria alla crisi siriana risulta finanziata solo per metà. 

L’appello all’Italia in vista del G7 di Taormina. “Secondo gli accordi presi in sede di Unione Europea, I’Italia si è impegnata a reinsediare dai luoghi di conflitto direttamente sul territorio italiano 1.989 rifugiati.  – conclude Bacciotti -Ad oggi il nostro paese ne ha accolti circa un terzo, senza contare il prezioso apporto della società civile impegnata in iniziative volontarie. Si tratta di persone che stanno cercando un futuro di speranza lontano dagli orrori di una guerra, come quella siriana, di cui vediamo i tragici effetti quotidianamente. In questo contesto gli impegni presi dall’Europa sono già di per sé un numero piuttosto basso se comparato ai bisogni della crisi umanitaria. Per questo chiediamo che l’Italia, che ospiterà il G7 e che ha più volte dichiarato una speciale attenzione a questo tema, faccia di più per rafforzare e potenziare il programma di reinsediamento, in modo da raggiungere quanto prima la soglia stabilita dall’Ue”.

Urgente uno sforzo comune da parte della comunità internazionale. Oxfam fa appello alla comunità internazionale per una più equa condivisione della responsabilità dell’immane crisi siriana, offrendo reinsediamento o altro genere di ammissione per ragioni umanitarie al 10% più vulnerabile dei rifugiati entro la fine del 2017, facilitando altri strumenti di ingresso, come il ricongiungimento familiare e i visti per studenti.

Alcuni paesi hanno reso più celeri le procedure d’ingresso, impegnandosi a respingere qualunque forma di xenofobia e timori di presunte invasioni. In Olanda per esempio le procedure di reinsediamento richiedono in media 6 mesi, altrove si arriva invece a 5 anni. Il Canada ha inviato nei paesi confinanti con la Siria 500 persone in più nelle ambasciate per accelerare i processi di reinsediamento. Anche gli Stati Uniti hanno mandato personale e risorse nella regione, ma il contributo offerto in rapporto alla loro giusta quota di ricollocamenti è pari solo al 10%. La Spagna ha respinto la richiesta dell’Unhcr di concedere il visto a 500 studenti siriani provenienti da Libano e Giordania, nonostante il grande supporto manifestato per il reinsediamento. La Russia ha concesso lo status di rifugiati solo a due siriani, nonostante abbia aderito alla Convenzione per i rifugiati del 1951.

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Tag: Siria

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