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"Down to X Jabelle", la moda ispirata ai Maya della stilista con sindrome down

Intervista a Isabella Springmuhl. A 19 anni la stilista guatemalteca con sindrome di Down ha le idee chiare: andare a vivere da sola e aprire una propria fabbrica dove realizzare i suoi vestiti ispirati ai modelli tipici della civiltà Maya

20 dicembre 2016

-ROMA - Isabella Springmuhl è nata in Guatemala, ha 19 anni e tutta la vita davanti a sé. Quarta e ultima figlia, ha la sindrome di Down e ha vissuto fin da piccolissima nel mondo della moda. Sua nonna e le sue zie avevano un atelier a conduzione familiare e lì, muovendo i primi passi tra stoffe e tessuti, ha focalizzato il suo sogno, che ora ha realizzato: quello di diventare una stilista. Vive nella Città di Guatemala e la sua famiglia è dalla prima ora nella Fundacion Sindrome Down Margarita Tejada, nata nel 1998 da dieci madri che si sono associate per garantire e promuovere una vita di qualità ai propri figli con trisomia 21. Nella primavera del 2016 Isabella ha partecipato alla Fashion Week di Londra e a Roma, lo scorso mese di ottobre, ha realizzato con l’Ambasciata del Guatemala alcune presentazioni del suo lavoro nell’ambito del progetto “Sogni – Del tamaño de tu sueños así serán tus logros” del gruppo artistico Guatemala es Guatemala. Si racconta in una lunga intervista pubblicata nel numero di dicembre del magazine SuperabileInail.

Isabella Springmuhl
Isabella Springmuhl

Com’è nato il suo sogno di diventare stilista? 
Mia madre mi racconta che ho avuto sempre la passione per disegnare modelli, avevo tantissime bambole e lei mi comprava dei tessuti così le potevo vestire. Quando ero molto piccola, grazie a mia zia che aveva un atelier con mia nonna, ho partecipato a una sfilata con i miei primi disegni.
Come si chiama il suo marchio e perché gli ha dato questo nome? 
“Down to X Jabelle” è il simbolo di quello che io sono, una ragazza con sindrome di Down piena di vita e di energia. Nelle mie creazioni ci metto tutto il mio cuore e la mia passione, sulle etichette infatti c’è scritto “fatto a mano con amore”.
Ha finito le scuole dell’obbligo? 
Sì, mi sono diplomata a giugno in una scuola normale. In Guatemala i ragazzi come me vanno a scuola con tutti gli altri, ma quando sono andata a iscrivermi all’università, perché volevo fare un corso di moda, sono stata rifiutata.
Come ha vissuto questo rifiuto? 
Sono stata molto triste, la cosa mi ha devastata. Il mio progetto di vita, quello di diventare stilista di moda, si è come arrestato, non si poteva più realizzare. Poi non mi è importato più, mi sono iscritta a un’accademia privata di moda in cui mi sto formando e sto imparando tante cose per fare meglio il mio mestiere.

Cosa sta apprendendo? 
Sto imparando a fare diverse cose pratiche come cucire e lavorare a macchina, tessere e usare le varie macchine da sartoria. È in questo modo che posso crescere, crescere e ancora crescere. Questo è il primo anno che studio lì.
Che tipo di abiti realizza? 
Abiti ispirati ai modelli tipici della civiltà Maya ma pensati come capi moderni. I pezzi che realizziamo sono unici, i miei vestiti sono pieni di colori, pon pon e fiocchi. Metto delle cose appariscenti e il simbolo del peace and love (pace e amore). I colori dei costumi tipici sono grigio e nero, come il primo vestito che ho realizzato, ma poi io li riempio di colori, danno allegria.
E che materiali usa per fare i suoi abiti? 
Ogni capo è realizzato con stoffa vergine tessuta a mano che poi facciamo tingere con colori ecologici. In ogni passaggio paghiamo il giusto a chi lavora per noi, in modo da aiutare tutta la comunità.

A quali modelli si ispira per realizzare i suoi capi? 
Per realizzare i miei disegni studio molto, guardo riviste, copio e fotocopio quello che mi piace di più e poi lo replico a mia fantasia. Disegno su dei modelli nudi di figura umana, lavoro vendere tutti i prodotti con un catalogo. Il mio sogno è avere una mia fabbrica dove produrre i miei vestiti su larga scala.
Qualcuno le ha già chiesto di realizzare i suoi vestiti su scala industriale? 
Tempo fa abbiamo partecipato a una fiera degli esportatori di prodotti fatti a mano in Guatemala e abbiamo preso vari contatti di persone che chiedevano molti pezzi, ma ancora nessuno ha fatto un ordine vero e proprio. Probabilmente potremmo fare molti pezzi con una molto alle mie creazioni, se è un disegno facile ci metto una settimana a finirlo, se è difficile due o tre settimane.
Cosa le piace realizzare maggiormente?
Mi piace fare tutto, a me piace disegnare vestiti, bluse, abiti, scarpe, borse e pantaloni, tutto!

Riesce a vendere quello che realizza? Sogna un suo brand che venga realizzato su scala industriale? 
Attualmente non abbiamo un negozio, vendiamo le cose online, ma stiamo lavorando per realizzare un sito dove scelta sulla gamma di colori e di materiali, sempre però a mano. 
Come si presenta il suo atelier? 
Sì, ho un piccolo atelier nella mia città dove ci sono delle persone che mi aiutano a realizzare le mie creazioni. Ci sono la sarta, la cucitrice e poi un gruppo di donne, che fanno parte di una cooperativa di microcredito per persone in difficoltà, che si occupano dei lavori più faticosi.
Le piace essere utile, nel suo piccolo, alle persone che vivono nel suo Paese? 
Sì, sono felice di lavorare con loro perché so che, con quello che fanno per me, riescono a guadagnare un salario che le aiuta a vivere. Per un progetto in particolare ho mandato il materiale in Tecpan (una regione del Guatemala che ha vissuto una guerra molto dura e dove oggi vivono moltissime vedove, ndr) e 25 donne hanno avuto la possibilità di lavorare, è una cosa di cui vado molto fiera.

Chi è Isabella oltre la moda?
Sono una ragazza come le altre, mi piace cantare, adoro l’Opera che ascolto con passione. A Roma sono andata a vedere la Turandot, è stato bellissimo. Pratico molti sport, ballo, vado a cavallo, faccio zumba e tennis. Ogni giorno sono occupatissima.
Che rapporto ha con la sua famiglia? 
Vivo e realizzo i miei sogni grazie a loro. Li adoro, mi appoggiano, mi aiutano, sono veramente fortunata. Sono la quarta e ultima figlia, nata dodici anni dopo il terzo, ho cinque nipotini e sono circondata di attenzioni e affetto.
Quali sono i suoi sogni per il futuro, oltre la realizzazione professionale? 
Lavorare mi permette di guadagnare e di essere autonoma. Con i soldi avanzati dalle paghe ai lavoranti dell’atelier esco con i miei amici, mi compro ciò che voglio. La mia aspirazione è quella di andare a vivere da sola.

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