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Italiani in calo e più vecchi, il ritratto dello Stivale secondo l’Istat

Popolazione italiana in calo, giù anche le nascite, mentre la speranza di vita, che resta comunque tra le più alte in Europea, subisce uno stop. I dati dell’annuario statistico

29 dicembre 2016

- ROMA – Popolazione italiana in calo, giù anche le nascite, mentre la speranza di vita, che resta comunque tra le più alte in Europa, subisce uno stop. È quanto emerge dall’edizione 2016 dell’Annuario statistico italiano dell’Istat, diviso in 24 capitoli. A proposito della popolazione, riferisce l’istituto che al 31 dicembre 2015, la popolazione residente in Italia è di 60.665.551 persone (29.456.321 maschi e 31.209.230 femmine), oltre 130 mila in meno rispetto all’inizio dell’anno.

La differenza fra nascite e morti si conferma negativa (-161.791), mentre quella fra iscrizioni e cancellazioni anagrafiche, sebbene positiva (+31.730), riesce solo in minima parte a contenere il declino della popolazione. Anche il saldo con l’estero è positivo (+133.123), ma in diminuzione rispetto al 2014. A livello territoriale, il calo si presenta piuttosto omogeneo ma sono il Sud e le Isole a far registrare il maggiore decremento annuo (-0,3%). In calo, quindi, le nascite. Nel 2015, infatti, i nati vivi sono stati 485.780 da 502.596 del 2014. Il quoziente di natalità, uniforme sul territorio, scende a 8 nati per mille abitanti da 8,3 dell’anno precedente. Infine, battuta d’arresto per la speranza di vita, ma è sempre fra le più alte nell’Ue.

Nel 2015 il numero dei decessi cresce rispetto all’anno precedente e raggiunge le 647.571 unità (49.207 in più rispetto all’anno precedente). Di conseguenza la speranza di vita alla nascita (vita media), dopo anni di crescita costante, nel 2015 subisce una battuta d’arresto, passando da 80,3 anni a 80,1 anni per i maschi e da 85,0 a 84,7 per le femmine.

Liguria regione più “vecchia” d’Italia. Nel 2015 la società italiana è ulteriormente invecchiata. Secondo l’ultima edizione dell’Annuario statistico italiano dell’Istat, infatti, al 31 dicembre dello scorso anno ogni 100 giovani ci sono 161,4 over65, da 157,7 dell’anno precedente. Sul territorio, è la Liguria la regione con l’indice di vecchiaia più alto (246,5 anziani ogni 100 giovani) mentre quella con il valore più basso è la Campania (117,3%), ma in entrambi i casi i valori sono in aumento rispetto al precedente anno. Nell’Ue a 28 paesi, al 31 dicembre 2014 l’Italia si conferma al secondo posto nel processo di invecchiamento della popolazione, preceduta dalla Germania che ha circa 160 anziani ogni 100 giovani.

Italiani e libri, calano pubblicazioni e lettori. Meno testi pubblicati, meno tirature, meno lettori. I dati, negativi, li ha resi noti l’Istat che ha pubblicato l’annuario statistico. Nel 2014 sono stati pubblicati in Italia 57.820 libri, per un totale di quasi 168 milioni di copie. Rispetto all’anno precedente diminuiscono sia il numero dei titoli (-6,7%) sia la tiratura (-7,6%). La quota di edizioni scolastiche sul totale è rimasta pressoché stabile all’11,9%. Le prime edizioni rappresentano, come negli anni precedenti, la maggior quota della produzione (63,0%), a conferma di un mercato che punta soprattutto sulle novità, meno sulla durata delle proposte editoriali. Il panorama editoriale è dominato dai grandi editori i quali, pur rappresentando poco più di un decimo del totale (12,6%), coprono più di tre quarti dei titoli pubblicati (76,3%) e l’89% della tiratura; questi hanno prodotto mediamente 236 titoli e circa 800 mila copie ciascuno. I piccoli editori, che sono il 57,7% del totale, hanno invece pubblicato in media circa 4 titoli e meno di 7 mila copie ciascuno. L’abitudine alla lettura dei quotidiani (almeno una volta la settimana) riguarda poco più di quattro persone di 6 anni e più su dieci (43,9% ) nel 2016, dal 47,1% di un anno fa. Rimane invece pressoché stabile la quota di chi legge quotidiani 5 volte e più la settimana (35,4%).

In calo anche la quota di lettori di libri, dal 42% del 2015 al 40,5% dell’anno in corso. Tra chi si dedica alla lettura, quasi la metà (45,1%) legge al massimo 3 libri nell’anno, mentre il 14,1% legge più di un libro al mese.

Musei e cinema, aumentano visitatori e spettatori. Aumento di visitatori ai musei e di spettatori al cinema. Nel 2015 i musei, i monumenti e le aree archeologiche statali aperti al pubblico sono 441, quattro in più sull’anno precedente. I visitatori hanno fatto registrare un deciso incremento, passando da quasi 41 milioni nel 2014 a oltre 43 milioni (+6,2%). Nel 2016, il 66,3% della popolazione di 6 anni e oltre ha fruito di almeno uno spettacolo, un intrattenimento o una visita a musei e mostre. Tutte le forme di intrattenimento risultano in crescita ma ad aumentare di più sono gli spettatori al cinema, passati dal 49,7% del 2015 al 52,2%, e quelli che seguono concerti di musica diversa dalla classica (da 19,3% a 20,8%); i concerti di musica classica subiscono invece una diminuzione della quota di spettatori dal 9,7 all’8,3%.

La televisione è sempre il medium più amato dagli italiani, la guarda il 92,2% della popolazione di 3 anni e più. Il piccolo schermo attira spettatori in tutte le fasce di età, ma i più accaniti fruitori sono i giovanissimi di 6-14 anni e gli anziani di 65-74 anni, con quote che superano il 96%. L’ascolto della radio interessa invece il 53% della popolazione, in sensibile diminuzione dal 57,9% del 2015, anche se aumentano i fidelizzati, ossia coloro che la ascoltano tutti i giorni (da 55,4 a 59,7%). I programmi radiofonici hanno le maggiori audience fra le persone di 20-54 anni (oltre il 65%).

Solo 1 italiano su 4 fa sport nel tempo libero. Solo un italiano su quattro fa sport nel tempo libero. Per l’annuario statistico dell’Istat, infatti, poco più di un terzo della popolazione di 3 anni e più pratica nel tempo libero uno o più sport; fra questi il 25,1% afferma di farlo con continuità (+1,4 punti percentuali sul 2015), mentre il 9,7% lo pratica in modo saltuario. Un ulteriore 25,7% svolge qualche attività fisica come fare passeggiate di almeno due chilometri, nuotare o andare in bicicletta mentre i veri sedentari sono circa quattro su dieci (39,2%). Lo sport continuativo viene praticato di più fra i 6 e i 17 anni mentre l’attività sportiva saltuaria riguarda soprattutto le classi d’età successive.

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