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Pace, "è il momento di un impegno non teorico": a Bologna la 46° Marcia

In calendario domani 31 dicembre, è dedicata alla nonviolenza. Mons. Bettazzi (Pax Christi): “Nonviolenza non significa rassegnazione. Deve essere attiva e creativa”. Sacco (Pax Christi): “È il momento di un impegno basato su scelte concrete”

30 dicembre 2016

BOLOGNA - “Bologna ha sempre aspirato al dialogo e alla pace: intorno alla metà del 1200 fu la prima città italiana a stabilire ufficialmente la liberazione dei servi della gleba dai loro doveri. Il nuovo arcivescovo Zuppi ne è un’ennesima conferma. Per me che le ho fatte tutte, sapere che finalmente la Marcia della Pace arriva sotto le Due Torri è una -bellissima soddisfazione”. Monsignor Luigi Bettazzi, classe 1923, presidente emerito di Pax Christi Italia, Pax Christi International e vescovo emerito di Ivrea saluta con entusiasmo la 46ª Marcia in calendario a Bologna sabato 31 dicembre. Come ogni anno sarà l’occasione per riflettere sul tema scelto dal Pontefice per la prossima Giornata della Pace (1 gennaio 2017): la nonviolenza. Scrive Papa Francesco: “La nonviolenza non è solo un fatto morale, interiore, ma deve essere attiva, capace di generare gesti che concretizzano possibilità di negoziato”, per poi invitare le istituzioni e i cittadini ad adottare uno stile di politica diverso, in grado di dare davvero speranza all’umanità.

“Come dice il Papa, nonviolenza non significa rassegnazione – sottolinea mons. Bettazzi –. La nonviolenza deve essere attiva e creativa, deve invitare la politica internazionale a rimboccarsi le maniche, perché si sforzi di costruire una pace giusta e duratura. Bisogna smettere di creare situazioni pericolose e complesse – la Libia, l’Iraq – che poi non si è in grado di gestire. Bisogna smettere di andare in Africa con spirito coloniale e poi disinteressarsi di quel continente. Non solo non si aiuta l’Africa, ma ci si lamenta anche dell’arrivo di tutte quelle persone che scappano da una realtà tragica che anche noi abbiamo contribuito a creare. La nonviolenza è un impegno che tutti gli uomini di buona volontà sono chiamati ad assumersi, sull’esempio di Gesù Cristo, il primo nonviolento della storia”.

Quest’anno la marcia si suddivide in 5 tappe. Obiettivo, coinvolgere non solo la comunità cristiana in tutte le sue componenti, ma l’intera cittadinanza al di là delle fedi religiose e dell’appartenenza. Il ritrovo è fissato ai Giardini Margherita alle 14.30: sono previsti gli interventi di associazioni e gruppi, del sindaco Virginio Merola, del vescovo di Bologna Matteo Zuppi, di Roberto Morgantini, anima del progetto “Cucine popolari” e di mons. Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia. Alle 16.30, tappa in piazza San Domenico che ospiterà anche un momento interreligioso. Alle 18, presso la basilica di San Petronio, canti, preghiere e gli interventi di Zuppi e Bettazzi. Alle 20.30, al Paladozza, una tavola rotonda tra Caritas, Operazione Colomba, Pax Christi, Piccola famiglia dell’Annunziata, Studio Sereno Regis. Con loro, anche la famiglia Mikalli di Aleppo e Hafez Huraini del coordinamento nonviolento dei pastori di At-Twani, sulle colline a sud di Hebron. Ultima tappa alle 22.30 presso la basilica di San Francesco con la celebrazione della messa da parte del vescovo Zuppi.

Anche quest’anno la marcia è organizzata dalla Cei attraverso la Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, in collaborazione con Caritas, Azione Cattolica, Pax Christi, oltre che dalla diocesi dove viene effettuata la marcia. L’invito di tutti è quello di partecipare nel digiuno e nella preghiera, e di offrire nella messa il corrispettivo della cena a favore del progetto: “Emergenza Kurdistan: non lasciamoli soli”, la campagna di Focsiv e Avvenire per gli sfollati di Erbil.  

È il momento di un impegno per la pace non teorico, ma basato su scelte concrete – concorda don Renato Sacco, coordinatore Pax Christi Italia –. Scelte come quelle che fecero gli emiliani Dossetti e Lercaro, come quelle di don Tonino Bello che sottolineammo l’anno scorso in occasione della Marcia a Molfetta: tutti esempi che ricorderemo anche sabato. Certo, oggi come non mai una domanda sorge spontanea: davvero vogliamo un futuro di pace o, al contrario, troviamo conveniente investire in un futuro di violenza? Perché i dati dicono questo: le spese militari italiane per il 2017 ammontano a 23,4 miliardi di euro, vale a dire 64 milioni di euro al giorno. Non dobbiamo mai dimenticare quello che ha detto il Pontefice: le guerre sono possibili perché dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, c’è l’industria delle armi”. (Ambra Notari)

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