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Media e disabilità, Petaccia: l’auto-rappresentazione non è sufficiente

Dossier "Niente stereotipi, per favore"/6. Dieci puntate, dieci professionisti della comunicazione (disabili) che raccontano come giornali e tv rappresentano la disabilità. L'analisi di Simona Petaccia: qualcosa sta cambiando, ma la strada per una rappresentazione realistica dei disabili è lunga

02 gennaio 2017

ROMA - Qualcosa sta cambiando, ma la strada per una rappresentazione realistica dei disabili è lunga. Il perchè lo spiega Simona Petaccia, giornalista specializzata in attività di informazione e comunicazione delle imprese pubbliche e private -(simonapetaccia.it), che - dice - è "nata su quattro ruote”. Si occupa di turismo accessibile (dirittidiretti.it) e si propone come consulente per enti pubblici, aziende e associazioni. La sua è una delle voci raccolte nel dossier "Niente stereotipi, per favore", pubblicato nel numero di dicembre del magazine SuperAbile Inail, in cui dieci giornalisti, comunicatori e blogger che vivono la disabilità sulla propria pelle (anche se non sempre se ne occupano anche a livello professionale) raccontano come i media raccontano la vita e rappresentano le persone disablii.

"Perché manca la vita reale delle persone con disabilità sui media? Da anni se lo chiedono in tanti, notando che il suo racconto oscilla tra cliché e deformazioni. - sottolinea - Si passa, infatti, dai “supereroi” che suscitano ammirazione agli infelici da compatire perché non potranno mai avere una vita “normale”. È innegabile che qualcosa stia cambiando, ma la strada per una rappresentazione realistica dei disabili sarà lunga. L’unica scorciatoia è offerta dall’abbandonare il “fai da te” per affidarsi a professionisti in grado di ottenere una duplice finalità: agevolare la comprensione alla “gente comune” e facilitare il lavoro a quei giornalisti che, operando nelle testate generaliste, sono privi delle giuste chiavi di lettura. Molti, però, sono abituati a improvvisare e comunicare la disabilità con malinconia o rabbia, ignorando che una comunicazione professionale può trasformare la diffidenza, il 'timore reverenziale' e la pietà verso i disabili in interesse reale, passione comune e partecipazione sentita. E' questo un modo efficace per promuovere la loro presenza attiva nella vita civile, politica, economica, sociale e culturale".

"Tante persone disabili dovrebbero capire che i tempi sono cambiati. - prosegue - In passato l’obiettivo principale era quello di attrarre l’attenzione sui temi della disabilità, ignorati dal sistema informativo. Era perciò funzionale un sensazionalismo fatto di accuse, immagini con persone incatenate, eccetera. Oggi, invece, bisogna lavorare sullo sviluppo di una vera cultura della disabilità, passando dalla quantità alla qualità dell’informazione. Lo scopo non deve essere più quello di finire in prima pagina, ma far capire ai cosiddetti decision maker che l’attenzione verso le persone con disabilità è un investimento, non una spesa. E che questa logica è più fruttuosa per l’intera società".
 
Per Simona Petaccia "l’auto-rappresentazione non è sufficiente". "Bisogna condividere discipline diverse e prospettive multiple per fonderle in qualcosa di nuovo. - spiega - È necessario che la comunicazione non sbocci soltanto da meeting settoriali e che i disabili partecipino anche a progetti ed eventi estranei alla disabilità. Bisogna farlo per due ragioni. Uno: i 'principianti della disabilità' non sono appesantiti né dall’esperienza diretta né dal sapere convenzionale e possono essere più “leggeri” nell’affrontare il tema con ironia o irriverenza. Due: i disabili vivono le difficoltà in prima persona e possono cogliere dettagli che sfuggono ad altri, ispirando soluzioni che facilitano la vita di tutti anche se nate per superare una disabilità. In definitiva, bisogna cambiare prospettiva partendo dalla disabilità per arrivare a una comunicazione che non sia semplicemente inclusiva, ma creativa e innovativa. Soltanto in questo modo si può uscire dai media specializzati e dai programmi strappalacrime per essere voci credibili su tutti i mass media, a prescindere dalla propria disabilità".

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