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Terrorismo, attacco in una discoteca di Istanbul: almeno 39 morti

Il 2017 si apre con una nuova strage, ancora in Turchia. Un attentatore armato di kalashnikov e travestito da Babbo Natale ha fatto fuoco all'interno di un night club. Tra i morti anche 16 stranieri. Alfano: “La lotta contro il terrore non conosce pause né feste”. Padre Monge: "Niente sicurezza se non cambiano le politiche"

01 gennaio 2017

ROMA - Sono 39 le vittime dell'attacco terroristico della notte scorsa ad Istanbul. Un attentatore armato di kalashnikov e travestito da Babbo Natale ha fatto fuoco all'interno di un night club. Tra i morti anche 16 stranieri. I feriti sono una settantina. Sono i dati riferiti dal ministro dell'Interno turco Suleyman Soylu. L'attentatore è ancora in fuga.
Dunque, un modo terribile di accogliere il nuovo anno e, soprattutto, di rispettare la celebrazione della 50ma Giornata mondiale della pace, che si celebra proprio oggi, 1 gennaio 2017.
Stando alle prime ricostruzioni, attorno all'1 e 30 un attentatore armato di kalashnikov ha fatto irruzione nel “Reina Club” uccidendo, come detto, almeno 39 persone. Si è trattato di
un tentativo di "distruggere il morale" della Turchia e di "creare il caos colpendo in modo deliberato la pace e i civili". Così si è espresso il presidente Recep Tayyip Erdogan. Secondo il capo di Stato, si è trattato di una strage "odiosa" simile ad altre compiute in Turchia negli ultimi mesi.
L'unità di Crisi della Farnesina è attiva e in contatto con il consolato italiano a Istanbul per le verifiche di rito.

- Le reazioni. Su twitter il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, scrive: "La tragedia di Instanbul ci ricorda che la lotta contro il terrore non conosce pause né feste o Paesi o continenti. Serve unità. Ad ogni costo". E aggiunge: "Instanbul. Le lacrime non bastano. Dobbiamo continuare a lottare contro il terrore. Combattere, insieme, per difendere la nostra Libertà".

La presidente della Camera, Laura Boldrini, afferma: "La ferocia del terrorismo islamista non conosce sosta e continua a colpire ad ogni latitudine. Una nuova, orribile strage ad Istanbul macchia di sangue anche il passaggio al nuovo anno. Come già era stato negli attentati di Parigi, di Berlino e altrove, gli assassini si accaniscono contro i momenti di serenità e allegria delle persone comuni, esprimendo così il loro odio per la vita. Nel manifestare solidarietà al popolo turco – conclude -, vogliamo riaffermare che i terroristi non l'avranno vinta. Sapremo essere più forti della loro violenza".
Sempre su twitter la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan, scrive: "Dolore e sgomento per la strage di Istanbul. Il terrorismo e la violenza vanno respinti da tutta la comunità internazionale".

“Niente sicurezza se non cambiano le politiche”. "Istanbul è superpresidiata ma se non cambiano le scelte politiche gli attentati continueranno". Padre Claudio Monge, direttore a Istanbul del Centro domenicano per il dialogo interreligioso e culturale, parla con l’Agenzia Dire dopo l'attentato al Reina Club. "Sto accompagnando all'aeroporto un gruppo di italiani che ha trascorso qui una settimana nonostante per i turisti l'atmosfera sia sempre più pesante", premette il religioso. Convinto che l'attentato di questa notte confermi "l'inefficacia di un approccio securitario che non tiene conto dei nodi politici all'origine dei conflitti e della violenza".
Il Reina Club si trova a Ortakoy, un quartiere sulla riva europea del Bosforo, storicamente incrocio di culture, allo stesso tempo turco, greco, armeno ed ebraico. Un'area oggi cuore della vita notturna, parte del più ampio distretto di Besiktas, tra i più presidiati dopo gli attentati rivendicati dal gruppo indipendentista Tayrebazen Azadiya Kurdistan (Tak) che il 10 dicembre avevano provocato oltre 40 morti al termine di una partita di calcio.
"Gli accessi a piazza Taksim erano stati bloccati ma evidentemente isolare quell'area non è bastato", dice padre Monge in riferimento a uno dei centri nevralgici della parte europea di Istanbul. E che le misure di sicurezza si siano rivelate inefficaci, con gli almeno 39 morti del Reina Club, secondo il direttore del Centro domenicano rafforza l'appello di Papa Francesco contro il commercio delle armi: "Un traffico di morte, al quale purtroppo contribuisce anche l'Italia, che va arrestato se davvero si vuole combattere il terrorismo".

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Tag: Terrorismo

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