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I miracoli veri, senza effetti speciali, succedono. E non solo a Natale

Social Church

Sono fatti che non destano clamore, non vengono riportati dai telegiornali e dai canali all-news. Non vanno a finire neppure sui social network per diventare virali. Eppure i piccoli miracoli accadono. Ecco due vicende, raccontate da una missionaria francescana in Ciad e un missionario comboniano in Sud Sudan.

07 gennaio 2017 dal blog Social Church Chiesa e periferie esistenziali - di Laura Badaracchi

- Sono fatti che non vengono riportati dai telegiornali e dai canali all-news. Non vanno a finire neppure sui social network per diventare virali. Non destano clamore, né hanno apparenze prodigiose. Eppure i miracoli veri, quelli non eclatanti e senza effetti speciali, succedono. E non solo a Natale. Anche se oggi, 7 gennaio, si celebra il Natale nelle chiese cattoliche orientali e in quelle ortodosse.

Prendo spunto da due fatti raccontati da una missionaria francescana in Ciad e un missionario comboniano in Sud Sudan. Quella terra africana in cui papa Francesco ha voluto aprire il Giubileo della misericordia, nel novembre 2015, e che ha tanto da insegnarci sul dialogo ecumenico e interreligioso vissuto nella quotidianità, con i fatti (tra l’altro è ormai vicina la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, in programma dal 18 al 25 gennaio). In quelle periferie geografiche ed esistenziali la fede suscita miracoli forse piccoli ma significativi, che hanno molto da dire a noi europei autoreferenziali, chiusi all’accoglienza dei migranti, preoccupati di difenderci da qualsiasi attacco terroristico (impossibile) ma non di generare sviluppo e pace nei Paesi da cui i migranti “potenziali” terroristi provengono. Né ci toglie il sonno una politica europea attiva e condivisa nello sgominare i trafficanti di esseri umani che si arricchiscono a dismisura sulle diverse rotte della “tratta”.

Blog laura sud sudan 1

Il primo fatto lo racconta suor Antonella Messina, francescana alcantarina, che la mattina di Natale nel carcere di Doba (Ciad) era al concerto della corale dei detenuti cattolici. "Nonostante il periodo difficilissimo che stiamo vivendo, dovuto a una durissima crisi economica e sociale che influenza fortemente le condizioni dei detenuti (di cui nessun tg occidentale parla, ndr), la gioia del Natale è entrata potentemente anche in carcere. E, in un momento quasi magico, ci siamo ritrovati a danzare e a cantare tutti insieme: detenuti cattolici e protestanti, guardie cristiane e musulmane, catechisti, terziari francescani e giornalisti della radio. Forse sarà questo quello che vivremo in paradiso. Noi, per grazia di Dio, per un breve istante lo abbiamo già vissuto. Vi auguro di poterlo vivere anche solo per un attimo, perché sono gioie che hanno il sapore del paradiso".

Paolo Rizzetto
Blog laura sud sudan - Rizzetto

Il secondo fatto è contenuto in una lettera del missionario comboniano fratel Paolo Rizzetto, 38 anni, da quasi un anno medico in un ospedale a Mapuordit (Sud Sudan) accanto "a un popolo stanco di guerra, di violenze di corruzione e di nepotismo; di tante, (troppe!) occasioni mancate per far decollare questo giovane Paese verso lo sviluppo integrale. Ancora vite umane sacrificate all’altare di interessi particolari. Il Paese è ancora diviso lungo linee etniche per il controllo delle risorse. Eppure le tre denominazioni cristiane maggioritarie, la Chiesa cattolica, anglicana e presbiteriana hanno parlato con una sola voce, chiamando i vari contendenti al tavolo della Pace. È così che viene Dio: annunciato da voci che gridano in un apparente deserto di indifferenza".

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Tag: Social Church, Natale

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