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Media, Molinari: per raccontare la disabilità bisogna informarsi

Dossier "Niente stereotipi, per favore"/10. Dieci puntate, dieci professionisti della comunicazione (disabili) che raccontano come giornali e tv rappresentano la disabilità. Molinari, addetto stampa del Parlamento Ue in Italia: il racconto delle Paralimpiadi, vero passo avanti

10 gennaio 2017

- ROMA - "Si può sempre fare di meglio quando si parla della rappresentazione della disabilità sui media, ma la buona notizia è che le cose piano piano stanno cambiando in meglio". Maurizio Molinari, cieco  dalla nascita, è addetto stampa del Parlamento europeo in Italia, è stato corrispondente da Bruxelles per l’agenzia Redattore Sociale, collaboratore della Bbc World Service e di altri media italiani ed europei. La sua è una delle voci raccolte nel dossier "Niente stereotipi, per favore", pubblicato nel numero di dicembre del magazine SuperAbile Inail, in cui dieci giornalisti, comunicatori e blogger che vivono la disabilità sulla propria pelle (anche se non sempre se ne occupano anche a livello professionale) raccontano come i media raccontano la vita e rappresentano le persone disabili.

"La questione fondamentale degli ultimi anni - sottoliena - è che ormai si può reagire attraverso i social: chi sbaglia può essere corretto e chi esprime opinioni improprie è soggetto alla critica. E questo è sicuramente un meccanismo positivo, che giova all’informazione nel suo complesso. Poi è vero che tutto si può migliorare e che a volte, quando si parla di disabilità, occorrerebbe maggiore accuratezza da parte dei giornalisti. Per esempio, non è possibile fare il copia-incolla di un brogliaccio della guardia di finanza quando si parla di falsi invalidi o di finti ciechi in particolare".

"Se non si sa - spiega - che un cieco può usare il cellulare, basta chiamare qualsiasi associazione operante sul territorio e farsi spiegare come fa. Insomma, con qualche semplice accorgimento si potrebbe facilmente evitare una brutta cantonata. 
La regola di ascoltare il punto di vista delle persone disabili vale sempre. Il motto del Forum europeo sulla disabilità “Niente su di noi, senza di noi” può essere applicato anche al giornalismo. E allora non bisogna mai dimenticare di chiedere ai diretti interessati come preferiscono essere chiamati, di farsi spiegare come funzionano i diversi ausili o come fanno a fare le tante cose della vita quotidiana. Tuttavia, con l’arrivo nel mondo dell’informazione e della comunicazione di generazioni più giovani, che hanno maggiore dimestichezza con la disabilità, le cose cambiano in meglio. Così, un po’ alla volta, stiamo raggiungendo l’obiettivo finale di considerare le persone con disabilità prima persone e poi disabili. Anzi, dovremmo arrivare al punto che una persona disabile non faccia più notizia, e quando fa una cosa tutto sommato normale non diventi una sorta di miracolo".
 
"In questo senso il racconto delle Paralimpiadi  ha costituito un vero passo avanti, per lo meno per come è stato fatto nelle ultime due passate edizioni: - prosegue Molinari - i media hanno coperto bene l’evento e hanno giustamente esaltato le doti straordinarie degli atleti, sia perché appunto sono atleti sia perché sono anche disabili. Ma hanno messo in luce anche risultati sportivi veramente apprezzabili perché, se nessuno di loro corre veloce come Usain Bolt, bruciano comunque il traguardo in tempi proibitivi per la maggior parte delle persone, anche di quelle senza disabilità. Ovviamente le loro imprese possono essere descritte da tutti e non solo, né soprattutto, dai giornalisti disabili, che invece potrebbero (e dovrebbero) occuparsi di tutti gli argomenti, esattamente come i loro colleghi. Ma attenzione, è vero anche il contrario: per raccontare bene la disabilità non è necessario essere disabili; basta studiare, informarsi, ascoltare e confrontarsi".

© Copyright Redattore Sociale

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