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Cura dei beni comuni ai cittadini: crescono i patti di collaborazione

Rapporto Labsus 2016: sono 107 le amministrazioni che hanno adottato il Regolamento (che ha superato i confini nazionali ed è stato tradotto in catalano), 500 i patti di collaborazione tra Comuni, cittadini e associazioni. "Il vero tema non è la manutenzione ma la partecipazione"

12 gennaio 2017

- La cura e manutenzione della darsena di Ravenna; le panchine d’autore contro la violenza sulle donne a Poggibonsi (Siena); la cura del verde pubblico a Grosseto; la spesa sospesa a Cortona (Arezzo); la riqualificazione del Molino di Scodellino a Castelbolognese (Ravenna). Sono alcuni esempi di patti di collaborazione stipulati dai Comuni con cittadini o associazioni per la tutela, la riqualificazione o la rigenerazione di beni comuni, patti a cui è dedicato il Rapporto Labsus 2016. “Sono quasi 500 ma ce ne sono molti di più e sono destinati a diventare migliaia”, spiega Gregorio Arena, presidente di Labsus, il laboratorio di sussidiarietà che, nel 2014, con la collaborazione del Comune di Bologna ha tradotto in un Regolamento comunale per l’amministrazione condivisa il principio di sussidiarietà previsto dall’articolo 118 della Costituzione. Nel febbraio 2014 il Regolamento è stato messo on line a disposizione dei Comuni: finora sono 107 quelli che l’hanno adottato, mentre altri 72 hanno avviato la procedura. “Il cappello è rappresentato dall’articolo 118 della Costituzione che prevede il principio di sussidiarietà, i Regolamenti traducono questo principio e sono tanti perché ogni Comune che l’ha adottato ha modificato, aggiunto, semplificato, migliorato o tolto qualcosa – continua – e poi ci sono i patti che sono concreti e legati alla realtà locale. Sono 500 ma sono destinati a diventare migliaia”. Perché i beni comuni sono gli stessi, ma sono diversi i soggetti, le culture, le situazioni. “Ogni patto è nuovo e diverso perché combina in maniera inedita Comuni, servizi, cittadini, associazioni, migranti – aggiunge – In questo senso i Patti rappresentano un fattore di innovazione e una ricchezza”. 

Uno stare insieme che piace alla gente. “Il vero tema dei patti di collaborazione non è la manutenzione ma è la partecipazione, la cittadinanza attiva, la voglia di fare insieme qualcosa di concreto”, afferma il presidente di Labsus. Dal 2014 sono 146 gli incontri a cui ha partecipato in giro per l’Italia, “con gente allegra, che si diverte e che, magari, dopo aver ripulito il parco, si organizza per mangiare qualcosa insieme”, in cui ha incontrato tanti giovani e anche persone anziane, “per queste ultime è un modo per combattere la solitudine, per sentirsi utili mettendo a disposizione le competenze che hanno”. Insomma, l’amministrazione condivisa dei beni comuni è un modo per ricostruire legami di comunità. “Non si tratta di tappare i buchi di un’amministrazione che non ce la fa, ma di stare insieme per migliorare la qualità della vita, è voglia di protagonismo come accade nel volontariato – continua – e poi si risolvono problemi concreti: in molte scuole dove i genitori hanno ridipinto le aule in accordo con i dirigenti scolastici, gli insegnanti mi hanno raccontato che quelle aule rimangono pulite più a lungo perché gli alunni hanno capito che si tratta di una cosa importante e stanno attenti: è educazione civica attraverso i comportamenti”. 

“Nel 2017 Labsus continuerà a lavorare sul Regolamento, che è stato anche tradotto in catalano. “A marzo sarò a Barcellona a fare lezione nel corso di formazione sull’amministrazione condivisa organizzato dal Comune spagnolo per i suoi dirigenti – dice Arena – Significa che l’idea della cura della città da parte dei cittadini non è solo italiana, ma è andata oltre i confini nazionali”. Ma soprattutto lavorerà sui Patti di collaborazione, “che sono lo strumento base ma devono essere adottati sulla base del Regolamento, che è l’infrastruttura giuridica”. In Lombardia Labsus sta lavorando, per il secondo anno, grazie al sostegno di Fondazione Cariplo, al progetto “Costruire comunità, liberare energie” per sperimentare un metodo per rendere permanente nel tempo l’amministrazione condivisa. In particolare, il progetto intende attivare le “guide locali”, cittadini interessati a diventare collettori delle spinte dai territori e a sostenere l’attivazione di persone e gruppi anche in collaborazione con Labsus e prevede i laboratori civici orientati alla redazione di patti di collaborazione e all’emersione delle guide locali che, insieme a tecnici e politici dei Comuni coinvolti saranno protagonisi della Giornata dell’amministrazione condivisa, prevista a marzo 2017. (lp)

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Tag: Beni comuni

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