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A Rigopiano si scava per salvare altre vite. "Al lavoro in condizioni estreme"

Al cellulare con Lorenzo Botti, caposquadra dei Vigili del fuoco di Roma, istruttore esperto nazionale di Unità cinofila. “Situazione molto complessa perché la valanga è aperta e la grande quantità di neve che ha travolto l’hotel non si è stabilizzata”

20 gennaio 2017

- FARINDOLA  (PE) - “L’acqua della piscina era ancora calda, caldissima rispetto alla neve e al ghiaccio che erano tutt’intorno. E che avevano divorato ogni cosa”. Lorenzo Botti, caposquadra dei Vigili del fuoco di Roma, istruttore esperto nazionale di Unità cinofila, è tra i primi ad arrivare all’hotel Rigopiano, il resort a 4 stelle travolto da una valanga mercoledì dopo le forti scosse di terremoto che insieme alla tormenta hanno messo in ginocchio vaste aree montane di Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria già provate dal sisma.
Il 24 agosto ad Amatrice, il 30 ottobre a Norcia, adesso Farindola. A Rigopiano Lorenzo ci arriva dall’alto “con l’elicottero, perché i mezzi da un certo punto in poi non riuscivano più ad andare avanti e la turbina procedeva molto lentamente”.
Botti ci parla dal cellulare. La comunicazione si interrompe spesso. “Ora stiamo scendendo a Penne. I colleghi ci hanno dato il cambio e i soccorsi proseguiranno fino all’alba”. Redattore Sociale lo ha raggiunto nella notte. E’ di queste ore la notizia del ritrovamento di 10 persone (tra cui 5 bambini), ancora vive nel solaio del resort. Le operazioni di salvataggio proseguono alacremente. Riportiamo, di seguito, la testimonianza del vigile del fuoco, capace di illustrare al meglio le difficoltà delle operazioni e il clima che si respira nell’area in questione.

Che cosa hai visto appena arrivato all’hotel?
“Mi aspettavo di trovare qualcosa, invece non c’era più niente. Solo una parte della struttura era rimasta in piedi ma la neve aveva sfondato tutto. In questo punto dell’hotel le luci erano accese e le caldaie ancora in funzione. Tutt’intorno solo buio, neve e un silenzio impressionante. Avvicinandoci al resort, in un cono di circa 600 metri abbiamo trovato materassi, tovaglie, cialde di caffè. La violenza della valanga aveva spazzato via tutto quello che aveva trovato lungo il percorso. Il primo posto che abbiamo ispezionato è stato il piano terra, dove c’era la piscina, cercando di farci strada in quello che era diventato un muro di tronchi d’albero, detriti e macerie”.
La piscina dell’hotel Rigopiano, una delle maggiori attrazioni del resort: uno specchio d’acqua azzurra riscaldata per fare bagni anche all’esterno, sotto la neve o sotto il cielo stellato dei 1.200 metri di quota.

I vostri cani sono fondamentali…
I cani hanno subito segnalato diversi punti e in uno di questi abbiamo trovato la prima persona. Altri punti non erano accessibili: ci troviamo tutt’ora in una situazione molto complessa perché la valanga è aperta, la grande quantità di neve che ha travolto l’hotel non si è stabilizzata e la stessa struttura è stata colpita pesantemente. C’è il fortissimo rischio di crolli.

Come vi siete mossi nella struttura?
Attraverso le testimonianze abbiamo cercato di ricostruire i movimenti delle persone all’interno del resort, orientando le ricerche nella parte dell’albergo in cui potevano essersi radunati. E nel frattempo abbiamo studiato i movimenti che la struttura aveva fatto dopo l’impatto con la valanga. I cani sono stati i primi ad entrare e sono stati bravissimi ma abbiamo avuto grossi problemi. Hanno dato indicazioni importanti su dove cercare ma con il freddo s’è creata una miscela di fango, ghiaccio e macerie, tutto compattato, che rende le ricerche estremamente difficili. E’ un problema muovere questo muro di materiali perché potrebbe franare tutto da un momento all’altro. Anche i cani hanno lavorato in condizioni estreme, dopo aver camminato tutta la notte in mezzo a una tormenta di neve e ghiaccio per raggiungere l’albergo”.

Prima dell’emergenza al Rigopiano, tante altre criticità causate dalla neve e dal terremoto. Che situazione avete trovato sull’appennino?
Mercoledì siamo stati a Cittareale per alcuni crolli e le neve alta. Poi ci hanno mandato a Teramo e a Montereale. Il viaggio è stato infernale, attraversando l’appennino abbiamo incontrato paesi completamente isolati. C’era un quantità impressionante di neve ed è stato veramente difficile, nonostante i nostri mezzi, arrivare dall’Aquila a Teramo. Avevamo numerose segnalazioni di persone rimaste isolate, soprattutto anziani, che non rispondevano al telefono da ore. Arrivati sul posto, nella maggior parte dei casi li abbiamo trovati che stavano bene. Anzi, alcuni si sono sorpresi nel vederci. ‘Siamo abituati alla neve - ci hanno detto -, stiamo bene’. Erano molto organizzati, evidentemente davvero abituati a fronteggiare situazioni simili. Erano impauriti per il terremoto ma fuori casa avevano due metri di neve e non potevano uscire. In qualche modo hanno scelto di affrontare il terremoto invece della neve. Il male minore, secondo loro.

Poi l’allerta per l’hotel di Farindola.
Ci hanno dirottati all’hotel Rigopiano verso le 17 di mercoledì, ma siamo riusciti a raggiungere la struttura solo molte ore dopo. La strada era impraticabile, il buio e le neve che continuava a scendere rendevano tutto più difficile. Arrivati alla strada che porta all’hotel abbiamo dovuto aspettare la turbina. Dietro di noi c’erano le macchine degli altri soccorritori e quelle dei familiari degli ospiti e dei dipendenti dell’hotel che volevano salire per soccorrere i propri cari. La situazione era molto critica anche perché continuava a nevicare senza sosta. Abbiamo montato le catene e ci siamo incolonnati ma la turbina procedeva molto lentamente. E’ andata avanti così per tutta la notte fino a che ci siamo imbottigliati negli ultimi tre chilometri. A quel punto una parte dei soccorritori ha proceduto con gli sci, mentre le nostre squadre sono state imbarcate dall’elicottero appena è riuscito a mettersi in volo. (Teresa Valiani)

© Copyright Redattore Sociale

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