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Marion, la clown senza frontiere che porta una risata ai bambini rifugiati

Direttrice di un teatro di Brighton, la 35enne fa parte della sezione britannica di Clown without borders. È stata in India e Zimbabwe e quando ha avuto la possibilità di andare in Grecia, a Idomeni, non ha esitato. “Per i profughi lo spettacolo è un momento di tregua all’interno del caos in cui vivono”

10 febbraio 2017

Marion Rose Duggan ha 35 anni e dirige un teatro di Brighton (Regno Unito). Alcuni anni fa ha seguito un corso per diventare clown e ha incontrato Samantha Holdsworth, direttrice e fondatrice della sezione britannica di Clowns without borders (Clown senza frontiere), associazione il cui obiettivo è dare un po’ di tregua ai bambini che vivono situazioni di crisi e difficoltà attraverso le risate – e ha iniziato a viaggiare e a esibirsi con il gruppo in India e Zimbabwe. Quando nel 2015 la crisi dei rifugiati in Europa ha cominciato a dominare i notiziari, Duggan ha pensato a cosa avrebbe potuto fare, a parte condividere post su Facebook. E quando si è presentata un’opportunità, l’ha colta al volo. “Ho letto tantissime notizie sui social media sulla crisi dei rifugiati e mi sentivo impotente – racconta – Poi Samantha Holdsworth mi ha parlato della possibilità di portare i clown in Grecia per esibirci per i rifugiati. E non ho esitato”. Lo scorso aprile i Clown senza frontiere sono andati a Idomeni, uno dei campi profughi al confine con la Macedonia. “Lo spettacolo è stato un momento di tregua dal caos in cui quelle persone vivevano”.

Marion. Foto di James Morgan
Marion. Foto di James Morgan

A Idomeni, campo profughi greco dove, fino al 24 maggio 2016, erano accampati migliaia di migranti in attesa di proseguire il viaggio verso l’Europa (il campo è stato sgomberato e i migranti sono stati spostati in altre zone) i Clowns senza frontiere si sono esibiti nel centro culturale. “Erano stati appesi cartelli per avvisare che saremmo arrivati e i bambini ci stavano aspettando così quando siamo saliti sul palco, loro hanno iniziato a picchiare le mani e noi a fare l’inchino. Loro applaudivano e noi ci inchinavamo. Siamo andati avanti così – racconta Marion – I clown sono innocenti, guardano negli occhi le persone e comunicano con loro, con i gesti e i rumori e le espressioni. In qualche modo, è magico”. Marion si considera una ‘testimone’ di quanto sta avvenendo e continua a raccontarlo alle persone: la sua è una delle storie raccolte dall’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati che fa parte della serie dedicata alle persone che nel Regno Unito danno ai rifugiati un #GreatBritishWelcome (Grande benvenuto britannico). “I media non lo fanno, almeno non dicono quello che ho visto io – dice – La crisi è una cosa enorme, nessuno di noi ha vissuto qualcosa di simile nella sua vita. Credo che in parte sia per questo che ho scelto di partire volontaria: vorrei avere dei figli prima o poi e voglio essere in grado di guardarli negli occhi e dire loro che ho fatto qualcosa per quei bambini”.

La missione dei Clowns without borders è offrire gioia e divertimento per alleviare le sofferenze di tutte le persone, e in particolare dei bambini, che vivono in aree di crisi, compresi campi profughi, zone di conflitto e territori in situazione di emergenza. Basata in Spagna, l’organizzazione ha 14 sezioni in tutto il mondo: Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Spagna, Svezia, Sudafrica, Regno Unito, Stati Uniti. “Vogliamo farli ridere, vogliamo  che siano i nostri bambini, anche se solo per un’ora o due. Lavoriamo su quel livello, siamo innocenti, proprio come loro”. (lp)

© Copyright Redattore Sociale

Tag: minori , clown , Rifugiati

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